venerdì 4 settembre 2015
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Anguste stanze dalle mura scrostate, freddi corridoi dal pavimento consunto, ampie finestre chiuse da sbarre dove un tempo occhi smarriti cercavano di fuggire verso altre realtà. Lontano dalla tristezza, nell’illusione, forse, di evadere da una prigione dell’anima. I manicomi non esistono più da 37 anni, spazzati via dalla legge Basaglia che ha cancellato la stessa categoria dei “matti da legare”. E meno male. Rimangono solo strutture abbandonate, qualche volta trasformate in residenze assistite, case di accoglienza o al servizio della società dei cosiddetti “sani”, come alberghi e resort. Simboli, luoghi della memoria, comunque, perlopiù lasciati morire apposta perché ormai inutili a segregare, o per colpevole incuria. Edifici che, seppur svuotati dai “dispari”, uomini e donne dalla mente sconvolta, raccontano ancora urla, silenzi, echi, lampi, sussurri e voci sommesse. Storie di sofferenze, disperazione, fatiche, e di un amore spesso incompreso. Da qui è nata l’idea di farli rivivere come testimoni attraverso il teatro, per riconsegnarli alle città in forme di uso partecipato: spazi di incontro e spettacolo, parchi “viventi”, paesaggi umani capaci di generare poesia e di restituire un’inaspettata bellezza alla comunità. Si intitola Case matte il progetto culturale e sociale che parte dopodomani dall’ex ospedale psichiatrico Antonini, a Mombello di Limbiate (Monza), iniziativa che coinvolge in un giro d’Italia fino al 1° novembre altri sette di quelli che chiamavano manicomi (il programma su www.teatroperiferico.it). «Tre anni fa abbiamo cominciato a raccogliere le memorie di medici, infermieri, assistenti sociali, ex pazienti e loro familiari» spiega la regista Paola Manfredi, della compagnia del Teatro Periferico, che insieme con la drammaturga Loredana Troschel ha scritto e allestito lo spettacolo Mombello. Voci da dentro il manicomio, che verrà proposto al pubblico nelle otto piazze della tournée, assieme ad altri eventi legati al territorio. «Ma il nostro non è teatro sociale, e nemmeno di narrazione – precisa la regista – perché ha uno scopo soprattutto documentaristico: abbiamo sezionato, scelto e poi rimontato ogni azione, ogni parola, voce, oggetto, senza modificare nulla del materiale raccolto (dialoghi, interviste, immagini) per ridare agli spettatori la realtà di uno degli istituti psichiatrici più grandi d’Europa, alle porte di Milano, con l’intento di ricostruire le condizioni di vita e di lavoro all’interno del manicomio stesso». Mombello infatti era un paese nel paese di Limbiate, con campo di calcio, chiesa, tipografia, lavanderia, sala cinematografica, tutto a disposizione dei ricoverati e di chi li assisteva: 130 anni di storia, dal 1865 al 1995. Centomila pazienti sono passati da quelle camere e hanno camminato in quei corridoi. Il simbolo di un’epoca, anzi, un esempio nel suo genere, pur nel claustrofobico ruolo di una cura fatta di psicofarmaci, letti di costrizione, camicie di forza, orari e disciplina da caserma senza libere uscite. «Saranno nove attori professionisti ad animare la scena, priva di palchi e delle tradizionali platee – aggiunge Paola Manfredi – perché il pubblico assisterà allo spettacolo lungo il corridoio, in un’unica fila, davanti a porte chiuse dietro le quali si sentiranno rumori di chiavistelli, cigolii di cancelli, stoviglie che tintinnano, voci, fruscii, in una speciale colonna sonora pensata da Luca De Minicis: succederà qualcosa che, passati dal buio alla luce, tutti potranno vedere». Lo scopo è creare empatia con il pubblico, sorprenderlo, emozionarlo: «Non c’è nessun giudizio di merito nel nostro lavoro teatrale, soltanto l’intenzione di ricostruire un mondo che ci carichiamo sulle spalle attraverso la “finzione” e l’immedesimazione, vogliamo far parlare un popolo finora nascosto, farne memoria, senza nostalgie» afferma la regista della pièce. Il primo appuntamento con lo spettacolo, dunque, è per domenica 6 settembre alle 17.30 (con replica alle 21.00) al primo piano dell’ex manicomio di Villa Crivelli Pusterla in via Garibaldi 115, a Limbiate, dove domani sarà inaugurata la mostra fotografica “Assenze... presenze dalle stanze di Mombello”. Le altre tappe: Genova, Reggio Emilia, l’Aquila, Aversa, Roma, Volterra, Firenze, Milano. E ogni volta, curata dalla Chille de la Balanza, tra i diversi eventi (incontri pubblici, proiezioni, mostre) verrà proposta anche una “passeggiata teatrale” intitolata C’era una volta ... il manicomio, di e con Claudio Ascoli, un’“affabulazione itinerante” che mette in relazione la tragica storia del manicomio di turno con quella dei giorni nostri. Teatro di narrazione – questo sì – tra memoria ed eredità. Per non dimenticare, evocate dai luoghi, le “storie mai dette” di tante creature invisibili ma sempre degne d’amore.
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