domenica 6 dicembre 2009
Fu il Barbarossa a impadronirsene nel 1164. Nel 1906 il beato milanese cardinal Ferrari ottenne una parziale restituzione, pochi frammenti ossei Si pensa che essi siano morti a Gerusalemme e le loro spoglie, trasferite da Sant’Elena a Costantinopoli, donate a Eustorgio
Nella milanese basilica di Sant’Eustorgio il visitatore noterà un singolare moltiplicarsi delle stelle a otto punte. Non è un simbolo esoterico: benché nei secoli sia stata usata anche in quel senso, esso rimanda originariamente alla stella dei Magi. E in questo luogo indica la presenza delle loro reliquie, venerate dai tempi di Eustorgio, nono vescovo di Milano, eletto nel 343 quando era governatore della città. Curioso e affascinante l’intreccio di leggenda, tradizione e storia intorno alle reliquie, la cui autenticità qui possiamo lasciare in sospeso. Autentica e genuina è stata invece la fede e la devozione che le ha attorniate nei secoli. Si vuole che i Magi siano morti a Gerusalemme, dove erano tornati, dopo la crocefissione di Gesù, per testimoniare la fede. E che le loro spoglie siano state trovate da sant’Elena nel ambito del suo recupero di reliquie importarti. Le avrebbe fatte trasferire a Costantinopoli e in seguito l’imperatore ne fece dono a Eustorgio. Questi le trasportò, assieme al pesante sarcofago, su un carro trainato da buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio, giunto all’ingresso nella città, il carro sprofondò nel fango e non fu possibile rimuoverlo. Eustorgio vide nell’incidente un segno divino e fece erigere in quel luogo una basilica che custodisse i preziosi resti. Alla sua morte nel 355 i milanesi lo fecero seppellire in quella stessa chiesa, che prese il suo nome. Eppure al racconto un po’ leggendario si aggiunge un dato certo: il sarcofago risale al III o IV secolo ed è davvero immenso, capace di alloggiare varie salme, cosa inusuale nell’arte funeraria romana. Seguì un lungo periodo di silenzio. Silenzio delle fonti, come se le reliquie fossero state dimenticate o avessero perso importanza. Ne riparla nel 1158 il cronista francese Robert de Mont Saint-Michel a proposito del potenziamento delle difese cittadine: per meglio proteggerle vennero traslate in San Giorgio, nell’attuale via Torino. Il prolungato silenzio comunque rimane un enigma. E per di più la rivalutazione o riscoperta avveniva quando Federico Barbarossa era alle porte e i milanesi, per miglior difesa, avevano raso al suolo i suburbi, come ricorda il cronista anglosassone Guglielmo di Newbury. Egli scrive che le reliquie dei Magi vennero trovate «compatte nelle ossa e nelle nervature… e un cerchio d’oro cingeva i corpi, così da unirli l’un l’altro». Il Barbarossa in effetti, ottenuta la resa di Milano, nel 1164 ordinò al suo consigliere Reinald von Dassei, che era anche arcivescovo di Colonia, di impadronirsi delle reliquie. E queste finirono nella cattedrale della città tedesca, come per rafforzare la corona imperiale. Il viaggio delle spoglie attraverso Italia, Francia, Svizzera e Germania lasciò traccia perfino nei nomi: 'Ai tre Re', 'Le tre corone' e 'Alla stella', sono appellativi frequenti di locande e osterie. Da allora le reliquie riposano a Colonia in un’arca preziosa d’argento dorato, fatta confezionare dal successore di Rainald, Filippo di Heinsberg, nella chiesa di San Pietro, trasformata successivamente nella splendida cattedrale gotica che conosciamo. Il Martyrologium Romanum riporta al 24 luglio la celebrazione della traslazione delle reliquie dei tre Magi da Milano a Colonia in Germania. Tuttavia a Milano il culto dei Re Magi rimase vivo. Il cronista Galvano Fiamma racconta che nel 1336 si celebrava ancora un corteo dei Magi a cavallo, che attraversava la città seguito da una schiera di servi e di animali esotici. Non molto diverso da come si svolge ancora oggi. Ma rimase vano ogni tentativo di riportare in Italia le reliquie a Milano. Né Ludovico il Moro, né Alessandro VI, né Filippo di Spagna, né Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono a farle tornare. Si dovette attendere fino al 1906, quando il beato cardinal Ferrari, vescovo di Milano, ottenne una parziale restituzione delle reliquie, pochi frammenti ossei, e le ricollocò in Sant’Eustorgio. Lo scultore Nicola Sebastio sistemò nel 1961 la cappella dei Magi con una sorta di grata traforata in bronzo che ricorda la deposizione di Ferrari ma anche quella di Eustorgio. E nel 1962 riprese la tradizione della processione citata. Gli ultimi atti di questa storia sono recenti. Sul finire degli anni ’80 le reliquie di Colonia furono sottoposte a esami scientifici: i tessuti sono di tre stoffe distinte, due di damasco e una di taffettà di seta, tutte di provenienza orientale e databili tra il II e il IV secolo. E la Giornata Mondiale della Gioventù del 2005, primo grande atto di papa Benedetto XVI, ebbe luogo a Colonia e prese come spunto i Magi, modello ideale del pellegrinaggio verso Cristo.
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