Vangelo e intelligenza artificiale: la missione di educare i ragazzi alle “virtù digitali”

A Reggio Calabria il settimanale diocesano è uscito dalla redazione per andare in una scuola media e costruire, assieme agli studenti, una piattaforma basata sull’IA. «Così cresce anche il dialogo tra le generazioni»
December 26, 2025
I ragazzi che partecipano al laboratorio di IA
I ragazzi che partecipano al laboratorio di IA
Siamo tutti d’accordo: l’intelligenza artificiale, o IA, è la nuova “elettricità” del XXI secolo, dunque la sfida educativa che la accompagna non è decidere se usarla, ma come abitarla, mantenendo al centro l’umano. È con questa consapevolezza che, a Reggio Calabria, è nata “AcutisAi” (www.acutisai.it), una pioneristica piattaforma educativa di intelligenza artificiale che propone agli studenti di diventare creatori attivi di strumenti IA, attraverso un percorso di apprendimento condiviso. L’iniziativa nasce dal terreno fertile di Avvenire di Calabria. Il settimanale diocesano dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova e dorso di Avvenire, infatti, ha deciso di interpretare la propria missione giornalistica in chiave pedagogica, uscendo dalla redazione per entrare nelle aule scolastiche. Un percorso che ha già visto la testata segnare un piccolo record nazionale: è stato il primo giornale italiano a pubblicare un proprio “GPT” (un assistente basato su intelligenza artificiale) sullo store ufficiale di OpenAI, la casa madre di ChatGpt. Ma la tecnologia, senza relazione, resta un guscio vuoto: da qui il progetto “Aula G”, un laboratorio di giornalismo e innovazione condotto tra i banchi della Scuola Media “Maria Ausiliatrice” di Reggio Calabria. Qui, i “nativi digitali” hanno smesso i panni degli utenti per indossare quelli degli sviluppatori: sotto la guida della redazione, i ragazzi non hanno solo studiato l’IA, l’hanno addestrata. Il risultato è AcutisAi, una piattaforma che raccoglie otto assistenti virtuali tematici (GPTs), progettati e “formati” direttamente dagli studenti per svolgere meglio il lavoro giornalistico (legato ad Aula G), ma anche per aiutare i loro coetanei a cercare e trovare lavoro.
«La scelta del nome non è casuale – spiega il fondatore di AcutisAi, don Davide Imeneo –, è dedicata a Carlo Acutis – il santo di Internet – perché si propone, come un manifesto di quella che mi piace definire come “virtù digitale”». L’obiettivo, infatti, spiega ancora Imeneo, «è la crescita dei ragazzi: vogliamo formarli all’uso virtuoso dell’IA». In un’epoca in cui si teme che l’intelligenza artificiale possa sostituire l’uomo, l’esperimento reggino dimostra che la tecnologia, se guidata da valori etici, come quelli radicati nel Vangelo, può diventare un formidabile alleato per la creatività e la didattica. Perché, spiega il sacerdote, «addestrare un’IA è una sorta di problem solving moderno: devi affrontare e risolvere problemi, così cresci». Ma poi, c’è un’altra ragione che, secondo don Davide è la più importante di tutte: «Costruire un’IA ti costringe a collaborare, per addestrare l’intelligenza artificiale ci vuole una comunità: quindi cresce la collaborazione tra le persone, tra i ragazzi non c’è più una competizione, ma si collabora per raggiungere insieme un risultato. Non c’è più il bravo, non c’è un voto, c’è semplicemente un traguardo da raggiungere». Gli altri effetti educativi di questa iniziativa arrivano fin dentro casa: «I ragazzi stanno cambiando totalmente approccio nei confronti dell’intelligenza artificiale e insieme a loro lo stanno cambiando anche i genitori: non è più una tecnologia che fa paura. Anzi, abbiamo capito che l’IA favorisce il dialogo intergenerazionale: non è più l’adulto che spiega al ragazzo cosa deve fare, ma è il ragazzo che aiuta l’adulto a utilizzare bene le intelligenze artificiali».
I confini di questa esperienza sono andati ben oltre l’aula dell’Istituto Maria Ausiliatrice: da settembre, infatti, è iniziato un percorso accademico presso la Pontificia Università della Santa Croce, dove il sacerdote, seguito da monsignor Lucio Ruiz, segretario del Dicastero per la comunicazione, sta provando a cercare il modo per rendere AcutisAi un’esperienza scalabile e riproponibile in tutte le diocesi. “AcutisAi”, infatti, rappresenta un caso di studio concreto di come i media diocesani possano evolversi, diventando un vero e proprio agente di formazione, capace di presidiare la frontiera digitale con competenza e prossimità. Allo stesso tempo, la piattaforma manifesta, ancora una volta, quanto sia essenziale abbinare le nuove tecnologie alla pastorale: è un binomio indispensabile per abitare i linguaggi contemporanei e per inculturare la fede con il patrimonio tecnoscientifico di cui siamo parte.
La piattaforma è ora accessibile a tutti, gratuita e aperta, si pone come sentinella che propone un cammino nuovo di pastorale giovanile. È un invito a docenti, genitori ed educatori a non subire il cambiamento, ma a governarlo, perché, come ci insegna l’esempio del giovane Acutis, la santità – e la saggezza – passano anche per le autostrade digitali, purché si sappia dove cliccare.

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