sabato 19 ottobre 2019
Molti i pezzi mai esposti nelle 25 sale. Un tesoro che va da Nicola e Giovanni Pisano a Tino di Camaino, da bronzi arabi al velo funerario dell'imperatore Enrico VII, “l'alto Arrigo” di Dante
Giovanni Pisano, "Madonna Eburnea" (1299), particolare. Pisa, Museo dell'Opera del Duomo (Nicola Gronchi/Opera della Primaziale di Pisa)

Giovanni Pisano, "Madonna Eburnea" (1299), particolare. Pisa, Museo dell'Opera del Duomo (Nicola Gronchi/Opera della Primaziale di Pisa)

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« Imusei sono come alberi per i quali il passare del tempo implica la caduta di foglie e lo sviluppo dell’intera pianta». Parola dello storico dell’arte Marco Collareta, che quasi si emoziona nello spiegare il perché del nuovo Museo dell’Opera del Duomo di Pisa e della collocazione delle vecchie e nuove acquisizioni. Fuor di metafora, quello che da ieri è aperto al pubblico sulla Piazza dei Miracoli «è il museo di trentatré anni fa arricchito di nuovi importanti materiali, privato di alcune eccedenze e ripensato nei criteri espositivi in modo da restituire al meglio la valenza originaria delle opere».

Vista dall’ottica particolare delle finestre del museo, la stupenda piazza là fuori sembra un grande formicaio. I turisti continuano a farsi fotografare con la mano piegata a far finta di sorreggere la Torre Pendente. Solo una parte di loro entrerà a vedere l’austero e affascinante Cristo Borgognone, un legno dipinto della prima metà del XII secolo, o le storie di pietra e di marmo raccontate dai capolavori dagli artisti pisani del Medioevo.

La sala 8 del Museo dell'Opera del Duomo, dedicata ad Andrea e Nino PIsano (Nicola Gronchi'Opera della Primaziale di Pisa)

La sala 8 del Museo dell'Opera del Duomo, dedicata ad Andrea e Nino PIsano (Nicola Gronchi/Opera della Primaziale di Pisa)

Ma forse è giusto così. Una raccolta di questo livello non è adatta al turismo del mordi e fuggi dettato dai tempi di un selfie. Qui la bellezza estetica si coniuga alla bellezza spirituale. Qui, per dirla con l’architetto Adolfo Natalini, uno dei curatori del progetto di allestimento, «i tempi e i luoghi, il sacro e il profano si radunano in una nuova alleanza»

C’è bisogno di capire la storia delle opere, gli spazi per cui furono concepite nella mirabile piazza attigua e il messaggio evangelico che questo catechismo di bellezza era ed è chiamato a dare in quanto sinonimo di verità, umiltà, giustizia, gioia e speranza. I capolavori esposti provengono infatti dal secolare cantiere della piazza. Si tratta di «una serie di opere, di volta in volta sostituite con altre più “attuali” o con copie, che hanno trovato dimora – spiega un altro progettista, l’architetto Giuseppe Lo Presti – nell’antica Casa capitolare trasformata in un museo inaugurato nel 1986. Prima di giungere qui, molte opere hanno migrato da un luogo all’altro nei monumenti della piazza, altre vi sono giunte da luoghi diversi, ma tutte insieme raccontano una miracolosa storia d’arte, di fede e devozione».

Il nuovo allestimento, così come lo illustra Pierfrancesco Pacini, presidente dell’Opera della Primaziale Pisana custode del Museo e del complesso monumentale della Piazza dei Miracoli, «si sviluppa attraverso 25 sale per un totale di 380 opere con l’ingresso anche di nuove opere restaurate come per esempio il trittico della Madonna in trono e santi, tempera e oro su tavola realizzata da Spinello Aretino o la corona, lo scettro, il globo e un raffinatissimo drappo dell’imperatore Enrico VII recuperati in occasione della ricognizione della sua tomba effettuata nel 2014».

Lupo di Francesco, 'Tabernacolo Camposanto' (1320) particolare. Pisa, Museo dell'Opera del Duomo (Nicola Gronchi'Opera della Primaziale di Pisa)

Lupo di Francesco, "Tabernacolo Camposanto" (1320) particolare. Pisa, Museo dell'Opera del Duomo (Nicola Gronchi/Opera della Primaziale di Pisa)

Le tre anime della prima arte pisana – islamica, bizantina e classica – dialogano tra loro nelle sale del museo che raccolgono tarsie, bassorilievi e capitelli provenienti dalla facciata della cattedrale, assieme a quanto resta dell’originario arredo del presbiterio e alle spoglie arabe, un capitello marmoreo e un Grifo bronzeo. Della grande stagione della scultura medievale pisana, il museo accoglie opere di Nicola Pisano e del figlio Giovanni, di Tino di Camaino, Nino Pisano, fino ad Andrea Guardi, l’allievo di Donatello più attivo in città.

Ampio spazio è riservato all’esposizione del fastoso arredo liturgico medioevale. «Ma il percorso museale non finisce qui – avverte Collareta –. Usciti nel loggiato, i visitatori sono invitati a gettare lo sguardo sulla Torre prima di scendere al pianoterra. Mentre nel chiostro sono attesi da un’ultima grande manifestazione della scultura pisana al suo apogeo. Alcuni dei colossali busti del coronamento del Battistero sono allineati lungo la parete sinistra entro alloggiamenti che intendono suggerire l’intenso dialogo di queste statue con l’architettura. Autore ne è il giovane Giovanni Pisano, che si conferma così protagonista assoluto di questo museo».

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