sabato 10 marzo 2012
​La crisi estetica nella «società dell’immagine» e il senso di una nuova figurazione più ricca di forza spirituale. Parla Rodolfo Papa.
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L’arte sacra? Indubbiamente complessa, «esige soluzioni che possano essere condivise; non è un’impresa solitaria, in quanto l’arte è intrinsecamente comunicabile». Parte da questa premessa il saggio "Discorsi sull’arte sacra", in questi giorni in libreria per i tipi di Cantagalli (248 pagine, 17,00 euro). Volume denso, in cui Rodolfo Papa (pittore e scultore, storico dell’arte e docente presso la Pontificia Università Urbaniana, oltre che all’Istituto superiore di Scienze religiose all’Apollinare di Roma) racchiude un ventennio di studi filosofici, storici e teologici, postulando anzitutto l’intrinseco legame tra storia dell’arte e arte sacra. In cui «fede e bellezza si abbracciano in una perfetta reciprocità, che è unità inscindibile tra loro», come ricorda nella Presentazione al volume il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il culto divino. Professore, stiamo vivendo una crisi della bellezza nell’arte sacra contemporanea? «Sicuramente stiamo vivendo un periodo generale di crisi della bellezza, essa stessa coinvolta nelle distorsioni proprie del relativismo, disciolta nelle incertezze postmoderne, manipolata, negata, deformata. Tale crisi riguarda per certi versi anche il mondo dell’arte sacra, ma proprio nel contesto dell’arte sacra appare più evidente la necessità della bellezza. Ricordiamo quanto ha espresso Benedetto XVI nell’esortazione apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis: 'La bellezza non è un fattore decorativo, è attributo di Dio stesso e della rivelazione'». "All’artista cristiano è chiesto un particolare impegno: quello di rappresentare la realtà creata e quell’oltre che la spiega, la fonda, la redime'. Quali artisti del passato possono ispirare l’arte sacra del presente, seguendo questa linea di fondo? «Esiste una ininterrotta tradizione di artisti, capaci di fondere arte e fede, e di porsi per questo come esemplari; potremmo citare Beato Angelico, Lorenzo Lotto, ma anche più recentemente Gaudì. Avendo dedicato tanto tempo allo studio di Leonardo e Caravaggio, può sembrare scontato che io indichi anche loro come esempi, ma lo sono realmente, prescindendo ovviamente dalla falsa letteratura costruita su di essi». Oltre alla dimensione figurativa dell’arte sacra, lei evidenzia l’altro volto cruciale: 'la narratività'. Nella nostra società dell’immagine, sempre alla ricerca di storie da raccontare, come tradurre in opere d’arte la pregnanza dei racconti biblici? «Figuratività e narratività stanno insieme, come elementi complementari, e questo appare evidente quando ci si rivolge alle storie tratte dalla Bibbia. È fondamentale che l’artista conosca bene la propria arte e che abbia dedicato tempo alla conoscenza di ciò che intende rappresentare. Ribadire la centralità delle immagini sacre è fondamentale in una società come la nostra, che appare come società delle immagini ma che, ormai da tempo, in svariati ambiti sociologici, antropologici, storico-artistici e filosofici viene considerata iconofobica». Quale linguaggio, nell’ambito dell’arte sacra, parla oggi agli uomini e alle donne in Occidente? E come questo linguaggio viene declinato negli altri continenti? «Ogni lingua e cultura, in Europa come in ogni altro continente, quando incontra la fede deve lasciarsene illuminare. L’arte sacra deve saper servire la Chiesa, farsi adeguata alla liturgia, saper comunicare il mistero di cui si nutre. Le varie lingue dovrebbero saper cantare in un coro armonico la medesima lode. Il Magistero è ricco di indicazioni a proposito: occorre evitare esagerato simbolismo ed esasperato realismo, soggettivismo e relativismo; la figurazione di Cristo deve essere centrale e così quella di Maria e dei Santi, come è affermato fin dal Concilio di Nicea II, nel 787».I cristiani aumentano in terra africana, in America Latina e anche in Asia. L’arte sacra d’Occidente attinge alle ricchezze che vengono da altre tradizioni culturali dei credenti, anche in ambito figurativo?«L’arte sacra si è sempre nutrita di tutte le culture che ha incontrato. Non si dovrebbe propriamente neanche parlare di arte sacra occidentale, ma di arte sacra cattolica, cioè universale. Tutte le culture artistiche, incontrate nel corso dei due millenni, sono state sempre purificate alla luce del Vangelo per meglio rappresentare la verità dirompente dell’incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Ciò ha determinato un incredibile sviluppo delle stesse teorie e tecniche artistiche; per esempio, come ho argomentato in svariati studi, la prospettiva nasce proprio dall’incontro dell’esigenza cristiana di rappresentare l’Emmanuele, il Dio con noi, con le ricche tradizioni arabe di ottica, visione, geometria».La Chiesa respira con due polmoni, l’Oriente e l’Occidente: questa mutualità si ritrova anche nell’arte sacra contemporanea? In quali tipologie di opere? «Rispondo facendo riferimento alla mia esperienza di pittore. Avendo avuto la grande opportunità di dipingere l’intera Cattedrale di Bojano (che è stata inaugurata a settembre dal cardinale Angelo Bagnasco), ho dipinto, lungo i due lati della navata centrale, la duplice teoria dei Padri della Chiesa, di Oriente e di Occidente, come due piedritti di un unico edificio».

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