giovedì 3 febbraio 2022
Gli Stati Uniti scelgono per il match di qualificazione ai mondiali una località con 20 gradi sotto zero. Due honduregni ricoverati per ipotermia. Polemiche e ironia sul web: Polarmatch, una farsa
Giocatori con guanti e passamontagna per la partita tra Honduras (in bianco) e Usa a Minneapolils

Giocatori con guanti e passamontagna per la partita tra Honduras (in bianco) e Usa a Minneapolils - Reuters

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Ora c’è chi parla di polar match. E chi invece scomoda citazioni storiche, come quella sull’implacabile Generale Inverno di bonapartiana memoria. Di certo, in quanto a temperatura, per la partita giocata ieri fra Usa e Honduras nel glaciale Allianz field di Saint Paul, Minnesota, almeno nelle qualificazioni mondiali esistono pochi precedenti.

«È inconcepibile che una potenza come gli Stati Uniti ti porti qui per giocare e ottenere un vantaggio. Così non si gioca per divertirsi, ma per soffrire», aveva pronosticato ancor prima di entrare in campo, il portiere honduregno Luis Lopez. E non alludeva al possibile aiuto del pubblico di casa o ad altri “condizionamenti” ambientali, quanto alla scelta della federazione Usa di giocare il match in un luogo freddissimo, nonostante le obiezioni degli ospiti, avvezzi a climi più miti. Così, a dispetto di dubbi e proteste, Usa e Honduras sono scesi ieri in campo con una temperatura raggelante: 16 gradi sotto zero quella registrata dal barometro, meno 25 quella percepita. In uno scenario surreale, l’arbitro giamaicano Oshane Nation (pure lui abituato ad altre temperature, a giudicare dal passamontagna e dai guanti imbottiti indossati) ha dato il fischio d’inizio a un match che, nel giro di 45 minuti, si è trasformato per i giocatori honduregni in una sorta di spedizione artica.

Lo testimonia ­ più che il tabellino (gli Usa hanno vinto con un secco 3-0, reti di McKennie, Zimmerman e Pulisic, conquistando un altro pezzetto di Qatar 2022, mentre l’Honduras resta in coda al girone) ­– il bollettino dell’infermeria. Dopo l’intervallo negli spogliatoi, trascorso ingollando bevande calde con la schiena appoggiata ai caloriferi, a inizio ripresa la squadra centroamericana si è ripresentata senza tre giocatori chiave: il preveggente portiere Lopez, il centrocampista Diego Rodriguez e l’attaccante Romell Quioto, sostituiti perché quasi congelati. Due di loro, la federazione non ha precisato i nomi, sono stati addirittura ricoverati per «ipotermia».

Giocatori con guanti e passamontagna per la partita tra Honduras (in bianco) e Usa a Minneapolils

Giocatori con guanti e passamontagna per la partita tra Honduras (in bianco) e Usa a Minneapolils - Reuters

Gli Usa, già in vantaggio di due gol, ne hanno segnato un terzo. E dopo il triplice fischio, il ct honduregno Hernan Dario Gomez ha preferito evitare ogni commento, dicendo solo che «nello spogliatoio ai miei giocatori sono stati somministrati liquidi per via endovenosa e molti di loro ora stanno male».

Dal canto suo, l’allenatore degli Usa Gregg Berhalter ha sfacciatamente difeso la scelta di giocare: «Non credo sia stata messa a repentaglio la salute degli honduregni, visto che abbiamo fornito loro sottomaglia pesanti e cose per coprire la testa ­– ha argomentato –. Allora cosa dovremmo dire noi quando ci fanno giocare in posti dove fanno 40 gradi, c'è un'umidità asfissiante e a tutti i miei vengono i crampi? Il calcio è anche tutto questo». Sarà anche vero, e chi non ricorda il mondiale Usa del 1994 con clima torrido o alcune “notturne” di Champions su campi bordati di neve, ma l’impressione è che stavolta non c’entrino diritti tv o calcoli da botteghino. E che forse qualcuno abbia preferito accantonare concetti basilari nello sport, come il fair play e i doveri di ospitalità, per lucrare un minimo vantaggio “climatico".

Sul piano mediatico, tuttavia, la vicenda si sta tramutando in un’autorete per lo sport a stelle e strisce. Immagini e commenti dell’incontro, rilanciati sul web, stanno facendo il giro del mondo, con slavine di commenti in cui i termini «farsa», «furbizia» e le citazioni parodistiche del film Disney Frozen sono solo gli apprezzamenti più gentili. Non sappiamo al momento se i dirigenti honduregni intendano valutare l’eventualità di un innovativo ricorso per “clima estremo”, né se la Fifa possa o voglia mai occuparsene. Di certo, alla malizia di certi organizzatori, è preferibile la sincerità di chi ieri stava in campo a congelare, anche nel team Usa. Come lo schietto Timothy Weah, 21enne attaccante del Lilla e della nazionale a stelle e strisce, che ha postato un messaggio su Instagram, accompagnato dal celebre fotogramma del film Shining col volto di Jack Nicholson assiderato, in cui onestamente ammette: «Minnesota, ti voglio bene. Ma la prossima volta che mi fanno giocare qui, mi ritiro...».

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