mercoledì 2 agosto 2017
Il passaggio del fuoriclasse brasiliano dal Barcellona al club francese è il trasferimento più costoso di sempre. Ma è solo l'ultimo esempio di uno sport ormai in mano alle nuove potenze mondiali
Neymar al Psg, il calcio dà i numeri
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Difficile parlare ancora di sport quando un calciatore arriverà a guadagnare 1 euro al secondo anche quando dorme. Il passaggio di Neymar da Silva Santos Júnior, meglio noto come Neymar, dal Barcellona al Paris Saint-Germain fa segnare il nuovo record nella storia dei trasferimenti folli del calcio. Le cifre parlano da sole: 222 milioni di clausola rescissoria, 150 milioni al giocatore per 5 anni di contratto che tradotti fanno 2,5 milioni al mese e 80.645 euro al giorno. Senza dimenticare la commissione di 35 milioni di euro richiesta e portata a casa dall’esoso e controverso padre-agente del 25enne fuoriclasse brasiliano.

Ma al di là della portata mostruosa dell’affare, nulla di nuovo sotto il sole estivo del calciomercato. Anche l’anno scorso si è discusso a lungo sulla moralità del passaggio del francese Paul Pogba, dalla Juventus al Manchester United per 110 milioni di euro. Ma non erano bruscolini nemmeno quelli pagati nel 2013 dal Real Madrid al Tottenham per il gallese Gareth Bale (ai blancos per 101 milioni di euro). Ogni anno un nuovo imbarazzante primato. Una corsa al rialzo per cui diventano irrisori anche i 13 miliardi di lire pagati dal Napoli 33 anni fa al Barcellona per Diego Armando Maradona (che tecnicamente non teme certo un Neymar). La verità è che la legge del mercato pallonaro, un tempo scossa, almeno da noi, da singoli imprenditori (fecero scalpore i 60 miliardi pagati dal Milan di Berlusconi al Torino per Gigi Lentini), oggi è “drogata” dall’ingresso nel mondo del calcio delle nuove potenze mondiali. Da quando sceicchi, magnati russi e tycoon cinesi sono scesi in campo non c’è più nulla per cui sorprendersi.

Anche dietro allo “scandaloso” trasferimento di Neymar c’è la mano di un sovrano arabo: Tamin Bin Hamad Al-Thani, l’emiro padrone del Qatar. Ha 37 anni ed è il quarto figlio dello sceicco Hamad bin Khalifa, del quale ha preso il posto nel giugno del 2013. Può contare su un patrimonio personale di 2,5 miliardi di dollari, ha tre mogli, una delle quali è anche sua cugina, e otto figli. È presidente del comitato olimpico del Qatar e membro del Cio, ed è a capo della “Qatar Investment Authority”, dopo aver dato vita nel 2005 alla “Qatar Sports Investment”. È questo il fondo che possiede il 100 per cento del Paris Saint-Germain e del Fc Miami City e che ha avuto un ruolo molto forte nell’assegnazione al Qatar dei Mondiali del 2022, oltre che di quelli di atletica del 2019 e di nuoto del 2023. Un gruppo il cui azionista di maggioranza è Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, attuale presidente del Psg, e che, ironia della sorte, del Barcellona è stato anche sponsor fino alla scorsa stagione tramite Qatar Airways. Di Al-Thani è anche la rete televisiva satellitare Al-Jazeera, che venne fondata dal padre.

Il brasiliano Neymar non ha ceduto alle lusinghe dell’emiro che ha aggirato il fair play finanziario con una mossa molto astuta: sarà il calciatore brasiliano a pagare di tasca sua i 222 milioni di euro al Barcellona, ma la Qatar Sports Investment verserà direttamente al calciatore i 300 milioni di euro per il ruolo di ambasciatore per i Mondiali del 2022 in Qatar. Quale migliore uomo-copertina, ha pensato lo sceicco, per ripulire l’immagine della rassegna calcistica mondiale finita nell’occhio del ciclone per i centinaia di migliaia di lavoratori assunti e sfruttati. E con buona pace degli organismi pallonari e dell’Uefa in particolare che continua ad assicurare “il monitoraggio” del Psg e di tutte le altre squadre, un nuovo risiko milionario è all’orizzonte. Con i soldi intascati il Barcellona è pronto a produrre un effetto domino che coinvolgerà tutti i top club europei. E il circo milionario continua.

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