mercoledì 4 marzo 2009
Monologo del tecnico dell’Inter: «Sul rigore di Balotelli l’opinione pubblica è stata manipolata. Così non si è parlato di Roma e Milan, che non vinceranno nulla, e della Juve che ha fatto tanti punti con gli errori arbitrali. Per noi ora sarebbe meglio non giocare: forse si avvicina il giorno dello scandalo...»
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Il solito Mourinho-show, con qualcosa in più questa volta. Si può definire così la conferenza stampa ieri all’ora di pranzo ad Appiano Gentile. Dieci minuti di sfogo, di chiarimenti e di confessioni a voce alta. L’allenatore nerazzurro non ci sta più, quelli che considera attacchi gratuiti alla sua squadra lo hanno portato al limite della pazienza e le continue «lezioni» di comportamento da parte di suoi illustri colleghi lo hanno stufato. Un dettaglio il fatto che questa sera l’Inter affronterà la Sampdoria per l’andata delle semifinali di Coppa Italia, tutta l’attenzione è su Mourinho e la sua rabbia. E allora ecco le parole del tecnico portoghese che più di ogni altro commento spiegano la situazione dell’ambiente nerazzurro. «A me non piace la prostituzione intellettuale - esordisce - mi piace l’onestà intellettuale, il resto dipende dal vostro giudizio. Io, però, sono uguale a me stesso e mi sembra che dopo il rigore su Balotelli di domenica ci sia stata una grandissima manipolazione intellettuale e grandissimo lavoro organizzato per manipolare l’opinione pubblica». Il tecnico portoghese è un fiume in piena: «Questa manipolazione è stata un successo - insiste - negli ultimi due giorni, infatti, non si è parlato d’altro. Non si è parlato di una Roma con grandissimi giocatori, con tanti giocatori che io volevo avere con me, e che finirà la stagione con zero titoli... Non si è parlato di un Milan che finirà la stagione con zero titoli e con giocatori che hanno una cultura vincente e tutto ciò di cui una squadra ha bisogno per vincere dei titoli. E non si è parlato di una Juve che ha vinto tanti punti, ma tanti di questi conquistati grazie a errori arbitrali». La Juve appunto. Nel mirino finisce anche Ranieri e la sua “alleanza” con Spalletti. «Se loro sono uno al fianco dell’altro, allo stesso modo io sono al fianco di Zenga, Del Neri e Prandelli - ribatte Mourinho - perché tutti e tre hanno perso tre punti giocando contro la Juve, e sono anche al fianco di Marino e Novellino (allenatori di Udinese e Toro), che il prossimo fine settimana dovranno giocare contro Roma e Juventus. Se io fossi in Novellino o Marino, forse sarebbe meglio non giocare o giocare con la seconda squadra. Davvero, sarebbe meglio non giocare o farlo con i ragazzi della Primavera. E chissà, forse anche per l’Inter sarebbe meglio non giocare, perché sta per arrivare il giorno dello scandalo, perché chi parla in certi modi del rigore di Balotelli, della partita contro la Roma fa solo manipolazione intellettuale». Per Mourinho non si tratta che di «un gioco che io non voglio giocare. Forse questa è l’ultima volta che parlo in questo modo, mancano 91 giorni per dire a tutta l’Italia: arrivederci, buone vacanze. Mancano 91 giorni e penso che, nonostante la mia personalità, sarò capace per 91 giorni di fare le conferenze stampa come quelle del Medioevo, ma voglio chiedervi una cosa: non capisco perché dite che sono bravo a parlare. Se io parlo alla stampa è solo perché devo farlo, perché c’è un contratto». E qui arriva l’altra stoccata. «Sono qui con voi perché mi dicono che devo farlo - chiude il tecnico dei nerazzurri - dopo ogni partita io parlo con i giornalisti perché mi dicono che per contratto devo farlo. Ranieri e Spalletti, invece, sono sempre ospiti nei programmi di sport serali. Ogni volta che accendo la tv li vedo, sempre. Spalletti parla prima della partita, all’intervallo, dopo la partita. Parla con tutti, è amico di tutti. E io sarei quello bravo a parlare?». Intanto lo fa, fin troppo. E un campionato che sta (meritatamente) stravincendo diventa, anche per colpa sua, un fiume di veleno. José Mourinho, 46 anni, prima di arrivare all’Inter ha allenato per 3 anni il Chelsea (AP)
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