mercoledì 14 marzo 2018
L'astrofisico di fama mondiale si è spento all'età di 76 anni a Cambridge. È celebre per avere studiato i buchi neri e confermato la teoria del Big Bang. Soffriva di sclerosi laterale amiotrofica
2016 Stephen Hawking in udienza da Papa Francesco (Ansa)

2016 Stephen Hawking in udienza da Papa Francesco (Ansa)

È morto a 76 anni, nella sua casa di Cambridge, l’astrofisico Stephen Hawking, uno degli scienziati più celebri degli ultimi decenni, sia per le sue ricerche sia per la sua tenacia personale essendo costretto sulla sedia a rotelle dalla malattia che lo aveva anche privato progressivamente anche della voce.

La sua fama accademica deriva dalle teorie sui buchi neri e l'origine dell'universo, mentre è stato protagonista del dibattito pubblico con controverse affermazioni sui rapporti tra cosmologia e religione, finendo con l’affermare che si può spiegare la nascita dell'universo senza l'intervento di Dio.

Fin dall'adolescenza aveva dovuto fare i conti con l’atrofia muscolare progressiva che lo aveva portato alla paralisi degli arti. Una sedia a rotelle progettata su misura e un computer con sintetizzatore vocale sono i mezzi che gli hanno permesso di comunicare con il mondo.

”Siamo profondamente rattristati dal fatto che il nostro amato padre sia morto oggi", hanno detto i figli del professor Hawking, Lucy, Robert e Tim in un comunicato. "Era un grande scienziato e un uomo straordinario il cui lavoro e eredità vivrà per molti anni".

Nacque 300 anni dopo Galilei

Nato a Oxford l'8 gennaio 1942 (esattamente 300 anni dopo la morte di Galileo Galilei, come ha sempre tenuto a precisare) Hawking ha sempre descritto se stesso come un bambino disordinato e svogliato, tanto che ha imparato a leggere solo all'età di 8 anni. Le cose hanno preso una piega diversa quando gli è stata diagnosticata la malattia. In quel momento "ogni cosa è cambiata: quando hai di fronte l'eventualità di una morte precoce, realizzi tutte le cose che vorresti fare e che la vita deve essere vissuta a pieno", diceva.


L'universo aveva da sempre esercitato su di lui un enorme fascino e nel 1963 questa passione lo aveva portato all'università di Cambridge. Gli anni tra il 1965 e il 1975 sono stati scientificamente tra i più produttivi della sua vita: è allora che ha scritto il suo libro più famoso: "Dal Big Bang ai buchi neri. Breve storia del tempo" (Rizzoli).

Sempre a Cambridge, dal 1976 al 30 settembre 2009 ha occupato la cattedra che era stata di Isaac Newton. Grazie a lui i buchi neri hanno smesso di essere un'ipotesi fantasiosa, dimostrò anzi che emettono radiazione (detta proprio di Hawking). Le sue ricerche hanno poi permesso di confermare la teoria del Big Bang, l'esplosione dalla quale sarebbe nato l'universo. Dagli anni '70 aveva cominciato a lavorare sulla possibilità di integrare le due grandi teorie della fisica contemporanea: la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Le sognava riunite nella "teoria del tutto", che nel 2014 ha ispirato il film di James Marsh dedicato a Hawking e basato sulla biografia scritta dalla moglie.

La Specola Vaticana: ha dato un volto umano alla cosmologia

A Cambridge aveva studiato con padre Bill Stoeger, della Specola Vaticana, scomparso nel 2014 e proprio ricordando questa amicizia «per tutta la vita» il direttore della Specola Vaticana, il gesuita Guy Consolmagno, all'agenzia Sir ha descritto Hawking come «uno scienziato di mirabile intuito, che ancora più straordinariamente ha saputo dare un volto umano alla cosmologia e all’astronomia».

Nella sua lapide la formula che inventò

Remo Ruffini, direttore del Centro Internazionale per le Rete di Astrofisica Relativistica (Icra), ha detto che Hawking avrebbe voluto sulla sua lapide la formula di massa, ossia la formula matematica che misura l'energia emessa dai buchi neri al momento della loro nascita, una sorta di vagito di quei giganti cosmici. Ruffini ha collaborato a lungo con Hawking e ha elaborato con lui e con il matematico Roy Kerr quella formula.

La teoria più recente: l'universo ha diversi inizi

Una delle teorie più recenti che il fisico e cosmologo britannico aveva formulato con il fisico Thomas Hertog, del Cern di Ginevra, prevede che l'universo non abbia avuto un inizio e una storia unici, ma una moltitudine di inizi e di storie diversi. La maggior parte di questi mondi alternativi sarebbe però scomparsa molto precocemente dopo il Big Bang, lasciando spazio all'universo che conosciamo.

Scriveva alla fine del suo libro più noto, “Dal Big Bang ai buchi neri”, “Se però perverremo a scoprire una teoria completa, essa dovrebbe essere col tempo comprensibile a tutti nei suoi principi generali (...). Noi tutti dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l’universo esistiamo. Se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda, decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana; giacché allora conosceremmo la mente di Dio”.

Alla Pontificia accademia delle scienze

Non nascose mai il suo ateismo, sostenendo che religione e scienza sono incompatibili, con la prima destinata a lasciare il posto alla prima in quanto una è basata sull’autorità, mentre la seconda è basata sull’osservazione. Fu ammesso comunque nella Pontificia accademia delle scienze. La sua visione di ottimismo sull’uomo si chiudeva al trascendente nella pretesa di avere una spiegazione definitiva di ogni cosa nei termini di dati ed equazioni. In realtà, siamo ancora ben lontani da quell’obiettivo, e i misteri della vita e dell’universo continuano a interrogarci senza che la scienza possa darci risposte definitive.

Il cancellerie della Pontificia Accademia delle Scienze: non era ateo

Il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, monsignor Marcelo Sànchez Sorondo, ha ricordato all'agenzia Sir che l'Accademia della Scienze al tempo di Paolo Vi conferì a Hawking «il premio che diamo ai brillanti scienziati giovani che hanno meno di 45 anni. Abbiamo una foto bellissima. Già manifestava i segni della malattia, era seduto su una sedia a rotelle e Paolo VI si inginocchia davanti a lui per dargli questo premio”. Nel 2016, alla plenaria dell’Accademia, incontrò papa Francesco che in quell’occasione lo benedì e ringraziò per il suo impegno per l’istituzione. “E’ rimasto sempre molto fedele all’Accademia", ha proseguito Sánchez Sorondo.


Quale il suo contributo più significativo all’Accademia? Hawking “appartiene alla scuola di Oxford che fa molte speculazioni sull’origine e sulla fine dell’universo, ma ha anche spaziato in altri argomenti tra cui il destino della vita umana sul pianeta. Pensava che alla fine saremmo dovuti andare in un altro pianeta ma ancora non ne abbiamo la possibilità”. Tuttavia, ha proseguito il cancelliere, per lo scienziato “il problema era l’origine dell’universo. Tutti dicono che era ateo ma io posso affermare che non lo era. Ogni volta che parlava con i Papi - ha conosciuto Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI che lo benedì e Francesco - diceva loro: ‘Voglio contribuire allo sviluppo del rapporto tra ragione scientifica e fede’. Non voleva dare una spiegazione alla cosmologia religiosa perché diceva che l’origine di tutto è un problema filosofico, non scientifico".

“Dal punto di vista della sua vita – ha concluso monsignor Sánchez Sorondo -, tutti ne hanno sempre ammirato la capacità intellettuale, quasi geniale, la forza ma al tempo stesso la sofferenza. Era schiavo della Sla, non poteva fare tutto quello che avrebbe voluto, ma era ammirevole per la volontà di perseverare nello studio della scienza e di comunicare le sue conoscenze agli altri e per volere un dialogo con le altre dimensioni del sapere”.

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