lunedì 6 febbraio 2017
Nicchia ("Sono qui perché quando ti chiedono di venire a Sanremo non hai un motivo vero per dire di no"), distribuisce gadget e si dice poco più di una semplice ospite. Ma prova da direttore artistico
Maria de Filippi in conferenza stampa all'Ariston (LaPresse/Gian Mattia D'Alberto)

Maria de Filippi in conferenza stampa all'Ariston (LaPresse/Gian Mattia D'Alberto) - LaPresse

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La star, involontaria, manco a dirlo è lei, Maria De Filippi. Eppure la signora della tv commerciale, si presenta alla vigilia di Sanremo come una turista per caso: «Sto qui da cinque giorni, alla fine saranno dodici» e con l’aria dell’apprendista dello stregone Rai, Carlo Conti. Il patto d’acciaio MediaRai o Raiset, fate vobis, viene sugellato in presentazione con il contiano «Maria, grazie di aver accettato l’invito», tormentone – involontario anche questo - del portalettere di “C’è posta per te”, uno dei programmi cult della De Filippi. La coscritta del principe Carlo, classe 1961 anche la Maria, ringrazia per l’invito e con un leggero cambio di registro recita, con Fascino (nomen omen della sua società di produzione già attiva per il Festival 2018, anche se tutti smentiscono) la parte dell’ospite privilegiata. «Ero dal dentista dopo l’anestesia, avevo tutta la bocca storta e mi sono detta… ecco questo è l’effetto Sanremo!».

La Maria nazionale sta provando l’effetto che fa trovarsi torme di paparazzi sotto l’albergo a tutte le ore «e accorgermi dalle foto pubblicate che indosso da due giorni di fila lo stesso vestito e che porto l’identico paio di scarpe». Anche i suoi cani sono sensibili alla grandinata mediatica: «Il mio bassotto Ugo, biondo pelo liscio, 12 anni, è perplesso quando viene immortalato mentre sta andando a fare pipì. La piccola, Filippa, un anno, bassotto a pelo ruvido, si comporta come Belen, mentre insegue un gatto si blocca davanti al fotografo e si mette in posa, molto felice». Questo è l’effetto Sanremo secondo Maria e l’ultimo dei suoi cani.

Ma la nostra signora della televisione non nasconde dietro a un filo di trucco - che la rende la più eterea dell’etere italico - una certa «emozione». Non è la prima volta, è già stata qui al Festival nel 2009, ospite di Paolo Bonolis, ma questa co-conduzione gratuita («perché io vado ospite raramente, ma quando mi chiamano e accetto non ho mai chiesto cachet né alla Rai, né a Mediaset») la sta emozionando, come una debuttante, di sicuro non allo sbaraglio. «Grazie a Carlo sto imparando - anzi non ancora - a parlare con la caramella in bocca. Ho capito stando dietro a un direttore d’orchestra l’importanza del ruolo: è l’uomo che accompagna in maniera determinante – e questo me lo ha spiegato Rocco Tanica - sia i musicisti che il cantante. Ho imparato a fare le prove per tutte e cinque le serate, l’ultima, la finale di sabato prossimo l’abbiamo provata ieri sera. E’ una cosa del tutto nuova per me e infatti sono sbalestrata… Infine ho rivalutato il compito delle “signorine buonasera” che non è affatto facile: devono usare sempre lo stesso tono di voce, non sorridere e non salutare il cantante anche se magari è il loro migliore amico perché altrimenti rischiano di influenzare il televoto».

Insomma in questa grande scuola di vita che è il Festival «da questo palco si possono lanciare messaggi importanti e spero di farlo», tutti cantano Sanremo. E tutti dicono, insistono anche con un pizzico di fastidio che quello sul palcoscenico dell’Ariston è ormai un “festival solo televisivo”, ma la Maria, madre di tutte le tv dissente e rimette le note e le parole al centro del villaggio musicale. «Sostiene Ravel: la musica prima deve emozionare e poi arrivare all’intelletto. E a me i brani che ha scelto Carlo hanno emozionato. Ci sono dei testi forti, importanti e questo conferma che Sanremo è il tempio della musica e che la musica è vita: nasciamo già con nelle orecchie il ritmo del battito cardiaco della mamma…». Rimando, involontario, allo spot di Sanremo 2017 di mamma Rai criticato e fatto oggetto di dietrologie gratuite.

Così come, tra un allarme bomba e l’altro dal Palafiori (artificieri impegnati con un pacco, allarme poi rientrato), continua ad animare il chiacchiericcio la presenza non remunerata di quella che la casalinga di Varazze – accampata da due giorni davanti all’Ariston – saluta con il suo cartello di devozione: “Mary anzi Maria per sempre”. E la santa delle trasmissioni impossibili ripuntualizza: «Sono qui perché quando ti viene chiesto di venire a Sanremo non hai un motivo vero per dire di no. Lo vedi da casa in tv da quando sei piccola, ci sei cresciuta e per chi fa il mio mestiere è quasi un dovere, non civile per carità, ma un dovere professionale. E accetti con piacere, specie se condividi il palco con un conduttore bravo e una persona serena e per bene come Carlo Conti». E questo sarà prima di tutto il Festival di Conti e non di Conti-De Filippi ci tiene a sottolineare: «A un mio programma lavoro dalla A alla Z qui è tutto fatto da Carlo e si tratta solo di gestirlo insieme. Perciò nel bene e nel male non mi sentirò responsabile degli ascolti. Il pubblico che guarda Sanremo è molto più vasto di quello che segue le mie trasmissioni. Il Festival non ha bisogno della De Filippi e non penso che con me guadagneranno qualche giovane telespettatore in più».

Maria non porta e non prende, ma comunque qualcosa intanto dà, il gadget: il porta chiave con l’effige del santino: Carlo Conti “in versione estiva” più scuro di Obama, consegnato a tutta la sala stampa. Abbronzatissimo lui, bianca candida lei, ai saluti della vigilia diventano all’improvviso la coppia più bella del mondo televisivo nazionale. E Maria ricorda che è proprio di Celentano la sua canzone sanremese del cuore: “Il ragazzo della via Gluck. Mi è sempre piaciuta, anche perché venne “scartata” (non rientrò in classifica tra le prime quattordici canzoni)». Primo messaggio, da futuro direttore artistico, dar voce a quelli che sono attualmente nella categoria “scartati”? Vedrai vedrai… Vedremo.

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