giovedì 19 maggio 2022
L'attrice e autrice in scena il 20 maggio a Vittorio Veneto con l'Apocalisse. «E' una rivelazione per tutta l’umanità, per chi ha voglia di compiere un cammino di rinascita»
L'attrice e autrice Lucilla Giagnoni in "Apocalisse" al Festival Biblico

L'attrice e autrice Lucilla Giagnoni in "Apocalisse" al Festival Biblico

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«Ciò che interessa è l’idea di svelamento e rivelamento che è il primo significato del termine greco. “Guarda”, “racconta ciò che hai visto”, sono le indicazioni più frequenti date da Giovanni, il testimonenarratore. In un mondo di ciechi che credono di vedere e, dunque, di sapere, il mistero si rivela solo a chi sappia guardare, a chi abbia occhi nuovi». Sono appassionate le parole con cui Lucilla Giagnoni, attrice e drammaturga, descrive la sua Apocalisse. Per una RiNascita uno spettacolo ispirato all’ultimo libro della Bibbia che che sarà in scena per il Festival Biblico venerdì 20 maggio alle ore 21 al Teatro Lorenzo Da Ponte di Serravalle (Vittorio Veneto).

Lucilla Giagnoni, che ha frequentato la Bottega di Gassman a Firenze, da anni ha affrontato una ricerca personale sul sacro trasformandola in opere teatrali culminata nella Trilogia della spiritualità che comprende Vergine Madre , Big Bang, tra la poesia di Dante e la scienza, e Apocalisse, che mette in connessione il testo di Giovanni e Edipo. «Cecità e Rivelazione fanno immediatamente pensare a un personaggio totemico nel teatro occidentale: Edipo – aggiunge la Giagnoni –. Il testo sacro che per i cristiani sigilla la serie dei testi biblici e il testo teatrale che dà inizio a ogni forma di indagine sull’uomo, vengono posti in parallelo a raccontare che la fine dei tempi è in realtà un nuovo inizio e una nuova vita per chi impara a vedere. È la storia dell’evoluzione della coscienza. Questa è l’Apocalisse, una rinascita». Il monologo è anche un viaggio personale dell’attrice che nel testo intreccia brani dell’Apocalisse, alcune parti teatrali dell’Edipo re e brevi racconti di vita vissuta «legati alla figura di mio padre e di mia madre per chiudersi con la comunità che costruisce la città, rappresentata da Gerusalemme che dal cielo scende in terra». «I miei spettacoli sono indagini sulle domande che si fa una donna del suo tempo e, siccome sono domande assolute, sono buone per ogni tempo» aggiunge l’attrice che rivendica la forza del teatro su temi alti come anche esperienza del rito. E invita a tornare al significato originale di Apocalisse che significa “svelare”, ovvero avere uno sguardo rinnovato, che ha superato i limiti e va oltre al velo al di là dello spazio e del tempo in un eterno presente». L’autrice per approfondire i suoi lavori ha studiato l’ebraico e la fisica quantistica arrivando alla conclusione che «spiritualità e poetica sono sempre arrivati prima della scienza con le loro intuizioni». La Trilogia è nata dopo il dramma dell’11 settembre: la Giagnoni ha voluto contrapporre le parole di bellezza della Divina commedia, testo apocalittico e poetico. E le sue interpretazioni dell’integrale dantesca da lei messa in scena in streaming durante il lockdown dal Teatro Faraggiana di Novara che dirige ora sono visibili su Rai Play. «L’Apocalisse è una rivelazione per tutta l’umanità, per chi ha voglia di compiere un cammino di rinascita. Bisogna alzarsi e muoversi, bisogna dirlo alla gente di oggi, chiusa nelle sue paure – spiega l’attrice –. Mentre Edipo re di Sofocle, che è stato scritto 500 anni prima, è l’apocalisse di una stirpe, quella di Edipo che crede di essere l’uomo più felice del mondo, mentre invece Tebe sta vivendo la fine del suo mondo. Edipo è una storia totemica del nostro occidente incentrata sul tema dell’identità ».

Anche qui, si sente il calore di una storia personale: «In Apocalisse si parla della cecità di mia madre, che è stata malata per 30 anni e per 20 anni cieca e paralizzata. Paradossalmente la cecità di Edipo è la sua vera nascita, perché ha scoperto la verità». I lavori della Giagnoni l’hanno fatta avvicinare negli anni alla spiritualità: «Noi uomini di oggi siamo figli di una cultura giudaico e greco-cristiana insieme. Spiritualmente vengo da posizioni agnostiche e completamente distanti, ma l’avere affrontato la Divina commedia mi ha aperto una strada di ricerca che mi ha dato il periodo più felice della mia vita, cambiandomela».

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