martedì 20 aprile 2021
Dall'Inghilterra all'Italia un coro di no del popolo del calcio al progetto delle dodici società separatiste, tra cui Juventus, Inter e Milan. Ma c'è un'arma per affondare l'iniziativa: non abbonarsi
Il tifoso rialza la voce tra diritti tv, Covid e Superlega
COMMENTA E CONDIVIDI

Prima la tv, poi il Covid e ora l’idea della Superlega. In tutto questo il tifoso ha perso la voce. Ma non perché spesa in democratica e liberante partecipazione al boato collettivo. Ad attentare alla sonora passione dell’amante del calcio c’è semmai un amico diventato nemico che gli ruba la voce. Con il passaggio da certi universali e condivisi valori alla freddezza della Borsa valori. E lì, ieri, il titolo della Juventus è salito dell’8.5 per certo, così come quello del Manchester United, dopo l’annuncio nottetempo del progetto Superlega finanziato dalla banca statunitense JP Morgan. Alzati che si sta alzando la canzone popolare, è parso però udire già ieri mattina dopo il furtivo annuncio del ratto del pallone da parte dei dodici apostoli della JP Morgan. Mai nella storia un nuovo progetto calcistico aveva riscontrato una simile pressoché totale avversa unanimità. A partire dalla stanza dei bottoni della Serie A. Ieri alla riunione di Lega Andrea Agnelli è stato apostrofato come un “giuda” dal collega presidente del Torino Urbano Cairo (dopo essersi preso lo stesso epiteto dal presidente Uefa Ceferin), mentre Juve, Inter e Milan ribadivano comunque di non voler abbandonare la Serie A pur facendo la Superlega.

A sintetizzare invece l’analoga reazione continentale (e oltre) ci pensa lo striscione dei tifosi del Liverpool, quelli che ti fanno accapponare la pelle al canto di You’ll never walk alone. «Shame on you» (tradotto: vergognatevi) campeggia sullo striscione dove si legge anche l’anno di nascita e di morte dei Reds: «Rip LFC 1892-2021», alludendo alla ferale notizia. Loro sono gli Spion Kop 1906, la storica curva dei supporter del Liverpool nello stadio di Anfield, che come altre frange di tifosi hanno annunciato che rimuoveranno le proprie bandiere dalla curva contro il progetto Superlega. «Sentiamo che non possiamo più dare il nostro sostegno a un club che mette l’avidità finanziaria davanti all’integrità del gioco» scrivono in un tweet. «La gente non è felice, posso capire perché, anche se non posso dire molto di più – allarga le braccia Jurgen Klopp, l’allenatore dei Reds –. Non siamo stati coinvolti in questo progetto, né io né i giocatori. Non ci resta che attendere sviluppi». «Sconcertante », «egoista» e «contrario
ai valori dello sport»: sono queste le generali reazioni dei tifosi d’oltremanica, divisi dai colori ma uniti persino da un comunicato congiunto sulla direttrice Londra-Manchester-Liverpool.

Un coro da stadio di no anche sui teorici spalti italiani, a partire da quelli delle tre società promotrici del progetto. I primi a non essere granché convinti sono i tifosi della Juventus. I nostalgici non hanno alcun dubbio: «Seguivo la Juve con amore sconfinato dai tempi di Salvadori, Longobucco e Marchetti. Ciò che avete fatto è gravissimo, non vi seguirò più», scrive un utente sulla pagina Facebook ufficiale del club. Ancora più duri i toni di altri post: «Morirò senza veder la Juve vincere la Champions, bravi. Ne potete vincere pure 50 di tornei del vostro country club esclusivo, non mi darà alcuna emozione. Spero non vi facciano partecipare alla Serie A». Oppure: «Fino ad oggi sono stato un vostro tifoso ma ora non mi posso considerare più tale. Giocatevi la vostra Superlega dei potenti ma da me non vedrete mai più un centesimo».​


I diritti tv visti dall’altra parte, quella dei tifosi con i loro diritti. La cui sintesi sarebbe: niente abbonamenti, niente Superlega. Solo così il tifoso può riacquistare la perduta voce in capitolo (e sugli spalti). Così come decidendo di non fumare i milanesi avviarono la poi successiva cacciata degli austriaci invasori, minandone le entrate erariali. Da una dipendenza (domata) all’indipendenza, dal tabacco al calcio. Panem et circenses, è invece la certezza dei fautori del progetto Superlega. La stessa certezza di chi per primo quasi trent’anni fa violò la regola aurea della contemporaneità delle partite di campionato. Dal posticipo su Telepiù della stagione ’93/94 alla serie A in formato spezzatino il passaggio, alla fine, era inevitabile. Tutto grazie agli abbonati, ai loro soldi. Idem ora con Sky e Dazn, principale attore televisivo della prossima serie A con 7 partite su 10 (le restanti tre rimarrebbero a Sky). E la ipotetica Superlega? Pare che Dazn al momento si chiami fuori, il che farebbe pensare alla creazione di una piattaforma ad hoc.

«Capitano, ti chiediamo di fare quanto è nelle tue possibilità per dissuadere l’Inter da un passo falso così grave. Il calcio è di tutti », è intanto l’accorato appello che personalità del mondo di cultura, spettacolo e giornalismo di fede interista rivolgono al vicepresidente Javier Zanetti in una lettera aperta contro la creazione della Superlega. Un appello all’ex bandiera mentre l’Associazione italiana calciatori «non nasconde la seria preoccupazione per eventuali conseguenze disciplinari e sportive che potrebbero derivare in capo ai calciatori, loro malgrado coinvolti dalle scelte dei club di appartenenza» Nella lettera a Zanetti, firmata tra gli altri da Michele Serra, Gad Lerner, Enrico Mentana e Gabriele Salvatores, si ricorda l’importanza della conquista sul campo del diritto di partecipare e che nessuna squadra «può considerarsi automaticamente ammessa per diritto divino o, meglio, perché economicamente più potente ». «Se i ricchi si frequentano solo tra loro – conclude la lettera – in genere è perché hanno paura di perdere qualcosa. Aiuta l’Inter, caro Capitano, a rimanere nel calcio di tutti».

E i rossoneri? «Mai avrei pensato di vergognarmi di tifare Milan – irrompe un tifoso sui social – . Moralmente è la prima volta che mi deludete, è una cosa assurda. State contribuendo a trasformare questo sport in solo spettacolo. L’Nba lasciatela agli Usa, il calcio è un’altra cosa». Ma poi ci pensano i rossoneri del Sorrento a liquidare al meglio la questione, perché in certi casi la miglior risposta è sempre l’ironia. «Il Sorrento 1945 comunica che parteciperà alla Superleague» è il tweet con cui il club campano di serie D entra nella faccenda con l’unica forza rimasta a chi può ancora dare un calcio al pallone senza diritti tv, ma con il solo inalienabile diritto allo sberleffo.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: