lunedì 27 novembre 2023
Parla Ciabatti, il direttore sportivo di Borgo Panigale: «Stagione più ricca di sempre. Pecco leader, nessun favoritismo nella lotta finale con Martin»
L’esultanza di Francesco Bagnaia, 26 anni, per la seconda volta consecutiva campione del mondo in MotoGp

L’esultanza di Francesco Bagnaia, 26 anni, per la seconda volta consecutiva campione del mondo in MotoGp - Epa

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Diciassette Gran premi vinti su venti, oltre a sedici Sprint su diciannove nella MotoGp 2023. Sette piloti su otto con almeno un successo tra Sprint e gara, otto su otto – e dunque tutte le moto – almeno una volta sul podio. Il titolo costruttori vinto per la quarta volta consecutiva, la memorabile conferma in quello piloti con Francesco Bagnaia. E in più, per lasciare agli altri solo le briciole, bissati i titoli costruttori e piloti (con Alvaro Bautista) anche in Superbike. Non passi per blasfemo, ma se è vero che è dal motorsport d’élite che passa anche l’immagine globale di un marchio, allora ciò che ha ottenuto Ducati negli ultimi anni può essere considerato un sorpasso in staccata: la Rossa italiana che stravince e tutti cercano di imitare c’è ancora, ma è su due ruote; non è più la Ferrari ma la Ducati, e Borgo Panigale è sinonimo non solo di stile, ma anche di vittoria e avanguardia. Dai trionfi in pista al godimento degli appassionati per quanto riguarda le moto di serie. Ed è in questa sinergia che Paolo Ciabatti, direttore sportivo di Ducati Corse, non ha nemmeno finito di festeggiare che già alza l’asticella per il 2024, quando peraltro Borgo Panigale debutterà anche nel campionato italiano motocross.

Ciabatti, dove si trovano gli stimoli dopo stagioni da cannibali come queste?

È stata la nostra stagione più ricca di sempre e per questo capisco la domanda. Ma è nello spirito del nostro reparto corse, in quello di un’azienda come Ducati ed è insito nei nostri ingegneri: spremersi le meningi per trovare qualcosa che possa darci un ulteriore miglioramento. Ci stiamo già pensando, ci pensiamo sempre.

Difficile, però, migliorare la Gp23.

È la moto di riferimento della MotoGp, ma è il frutto di un lungo lavoro. Non esiste la moto perfetta, ma la nostra ci va molto vicino.

La Desmosedici sta segnando un’epoca.

Anche chi montava la Gp22 ha fatto una grande stagione, non solo all’inizio, ma anche mano a mano che si raffinava lo sviluppo della Gp23 dei piloti del team ufficiale e della Pramac. Guardate come ha chiuso la stagione Di Giannantonio. Aggiungo che abbiamo tutti i piloti sul podio della classifica generale, Bagnaia, Martin e Bezzecchi, sono uomini Ducati: era dal 2003 che non accadeva una tripletta così: era il 5 cilindri Honda con Rossi, Gibernau e Biaggi.

Cos’ha rappresentato per voi la conferma del titolo di Bagnaia?

In era MotoGp solo Rossi e Márquez sono stati capaci di vincere due titoli consecutivi. Loro e Bagnaia. Pecco oggi è il migliore: ciò che ha fatto nella seconda parte del 2021, nel 2022 e in questo 2023 lo conferma chiaramente: sempre in lotta per il podio, molto spesso vincente, con numeri inavvicinabili a livello di giri in testa.

Il duello con Martin è stato di alto livello e si è risolto solo alla fine.

Non dimentichiamo però il bruttissimo incidente di Bagnaia a Barcellona: quel giorno ci si è gelato il sangue. Quando un pilota cade con quella dinamica ci sono sempre conseguenze, per fortuna non sono state gravi. Ma a quel punto della stagione aveva circa 60 punti in più di Martin, stava allungando e il weekend successivo si sarebbe poi corso a Misano, dove in condizioni normali è quasi imbattibile. Arrivò con le stampelle e fece due splendidi terzi posti. Senza nulla togliere a Martin, che ha picchiato duro ed è stato molto bravo, la rimonta di Jorge è iniziata allora.

Qualcuno vi ha accusato di favoritismi.

Classica cultura del sospetto della società attuale, ma abbiamo la coscienza a posto e i piloti lo sanno. Bagnaia e Martin hanno moto identiche, affidate a uomini di Ducati corse, entrambi hanno un contratto direttamente con Ducati. Li mettiamo sempre nelle migliori condizioni con la condivisione dati anche degli altri piloti Ducati del Team Gresini e VR46, per potersela giocare ad armi pari.

Così si spiegano i sei diversi piloti Ducati (Bagnaia, Martin, Bezzecchi, Zarco, Bastianini, Di Giannantonio) primi al traguardo nelle gare lunghe?

Sì, la condivisione aiuta, sono numeri impressionanti. L’anno prossimo sotto contratto direttamente con Ducati, in Pramac, avremo anche Franco Morbidelli. E Marc Márquez sarà al Team Gresini.

Non pensa che Bagnaia sia sottovalutato a livello di opinione pubblica?

Non certo nell’ambiente, ma nell’immaginario collettivo in qualche modo sì: noto che si tende a sottovalutare ciò che ha ottenuto. Mi sfuggono i motivi: magari il suo carattere riservato lo mette in ombra, ma basta analizzare le sue prestazioni: i numeri parlano e le chiacchiere stanno a zero.

Tanto in MotoGp quanto in Superbike, il numero 1 resta sulla Ducati.

Sia Bagnaia che Bautista l’anno scorso, dopo il titolo, hanno scelto di correre con l’1 a dispetto della scaramanzia, cosa che tanti non avevano fatto in passato pensando che portasse sfortuna e non avrebbero rivinto. Loro hanno sfatato il tabù. E vedere ancora il numero 1 sulla Ducati mi dà un gusto particolare.

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