domenica 26 aprile 2009
Polverosa questione da storici? Per nulla: sulla «nazionalità» del grande conquistatore si gioca ormai da anni una partita politica dai toni infuocati. In ballo l’entrata del piccolo Paese balcanico nell’Unione europea e nella Nato: Atene pone il veto e chiede di cambiare il nome.
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La cosa buffa è che hanno torto entrambi. Sono ormai decenni che i greci (moderni) contestano ai macedoni (moderni) l’uso del termine 'Macedonia' per designare la loro terra, Stato indipendente dal 1991, invocando la storica 'ellenicità' della Macedonia di Alessandro Magno. Ma gli antichi Macedoni non erano certo slavi, come quelli di oggi a Skopje (capitale della Repubblica di Macedonia), e probabilmente nemmeno greci, come quelli contemporanei di Salonicco (principale centro della Macedonia greca). Su internet fioccano blog e pamphlet dell’una e dell’altra parte, che scavano nella storia per cercare conferme al proprio buon diritto di sfoggiare in esclusiva il nome 'Macedonia'. Di tanto in tanto, a Skopje, Salonicco o Atene si scende in piazza con cortei, bandiere e striscioni per rivendicare l’orgoglio di essere i «veri macedoni». Perfino la diplomazia mondiale è sotto scacco, incapace di sciogliere il nodo gordiano della carta d’identità di Alessandro Magno. L’odierno Stato con capitale Skopje è entrato nelle Nazioni Unite nel 1993 con un nome di compromesso: Former Yugoslav Republic of Macedonia ('ex Repubblica jugoslava di Macedonia'; frequente l’abbreviazione Fyrom), imposto dalle barricate greche. All’Onu si sono accodate, nei loro documenti ufficiali, Unione europea, Nato e perfino Comitato olimpico internazionale – anche se di fatto tutti chiamano abitualmente il Paese 'Macedonia' e basta; soltanto in Grecia, ovviamente, si insiste sul Fyrom o su creative alternative come 'Repubblica di Skopje'. Lo stallo continua a negare alla Macedonia la possiblità di candidarsi a entrare nell’Unione europea e nella Nato, poiché vorrebbe farlo, naturalmente, con il nome che si è scelta, ma incontra l’irremovibile veto greco. Negli ultimi tempi i contendenti – che, nome a parte, sono in buone relazioni bilaterali – stanno cercando alternative; Atene suggerisce 'Alta Macedonia', 'Nuova Macedonia' o simili, ma Skopje tiene duro. Negli anni scorsi ha tuttavia già rinunciato alla prima versione della bandiera nazionale, che recava il Sole di Vergina – simbolo risalente a Filippo II di Macedonia, il padre di Alessandro Magno, che campeggia pure sul vessillo dell’omologa regione greca –, sostituendola con un più neutro sole a otto raggi. A stretto rigore storico, la questione della nazionalità di Alessandro Magno – greco o non greco – non ha molto senso: quello di 'nazionalità' è un concetto moderno, impossibile da traslare pari pari a tre millenni fa. Le origini degli antichi Macedoni, comunque, restano abbastanza oscure; Erodoto li riteneva un’antica frazione dei Dori, ma oggi se si propende per considerarli un gruppo distinto dai Greci. La Macedonia storica si estendeva a nord della Tessaglia, dal golfo di Salonicco (oggi in Grecia) alla valle del Vardar (oggi in Macedonia), e i Greci considerarono sempre i Macedoni come non elleni. Quando un antenato di Alessandro Magno, re Alessandro I, volle partecipare alle Olimpiadi, dovette fronteggiare l’opposizione dei Greci, che lo escludevano in quanto barbaro; il sovrano non obiettò rivendicando l’ellenicità del suo popolo, ma solo quella sua personale, facendo risalire il suo casato ai re di Argo. Purtroppo la linguistica storica, che sarebbe decisiva per dirimere la questione, riesce a isolare soltanto pochissimi dati riguardo l’antica lingua macedone, certamente una delle tante fronde dell’albero indoeuropeo. Se alcuni tratti sarebbero compatibili con una parentela con il greco, anche se molto antica, altri e forse più concreti – come la 'd' laddove il greco ha 'th' – tenderebbero al contrario a escluderla. Pastori arroccati nelle loro valli e ricordati soprattutto per le loro virtù militari, gli antichi Macedoni non hanno lasciato né una lingua scritta né, tanto meno, una letteratura. Quando si affacciarono alla ribalta della grande storia, con Filippo II e poi, naturalmente, con suo figlio Alessandro Magno, dovettero farlo parlando la lingua greca, che era quella della Civiltà. La loro ellenizzazione fu quindi rapidissima, e già Alessandro crebbe alla scuola di Aristotele – un altro greco nato in terra macedone. Completamente diversa la storia dei macedoni attuali, discendenti degli Slavi insediati nell’antica Macedonia settentrionale soltanto nel VI secolo d.C.; fino alla metà del Novecento, anzi, non erano altro sostanzialmente che un sottoinsieme dei bulgari. È stata la politica a separarli, quando gli attuali macedoni entrarono nell’orbita jugoslava e iniziarono a elaborare una propria coscienza nazionale autonoma. Ancora oggi, la loro lingua è di gran lunga più prossima al bulgaro che al serbo; anche questa fluidità ha determinato la loro rivendicazione del nome 'Macedonia', esaltando, più che le proprie radici etniche, quelle della regione che hanno occupato mille e cinquecento anni fa. Ai punti, insomma, forse vincerebbero i greci per 2-1 sui macedoni. Ma in fondo perdono tutti, nel momento in cui pretendono di piegare il proprio futuro agli incerti e frammentari lasciti di un passato che si perde ancora nelle nebbie della preistoria.
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