mercoledì 8 novembre 2017
Il regista: «Vanno inseriti tra le materie di insegnamento. L’audiovisivo è uno strumento fondamentale di conoscenza»
Il regista Daniele Luchetti

Il regista Daniele Luchetti

Tra i registi più significativi a cavallo tra i due secoli Daniele Luchetti è quello che nelle sue opere ha saputo raccontare la società italiana moderna e postmoderna, nei suoi vari aspetti, tanto che il suo cinema è abitualmente studiato nelle università straniere. Dal mondo scolastico (La scuola, 1992) al mondo degli adulti scollati dalla realtà dei non luoghi (La nostra vita, 2010), egli ha saputo tratteggiare i suoi personaggi con finezza psicologica. Il suo stile, sempre in cerca di sperimentazione narrativa, tra commedia amara e dramma esistenziale, ha sollecitato nella critica paragoni che vanno da De Sica a Ken Loach. In questi giorni, all’interno del centenario della nascita dello storico del cinema e critico Mario Verdone, Luchetti ha ricordato le lezioni del professore che seguiva all’università. «Il poter vedere un film al di fuori di un cinema o di una tv era di per sé un evento speciale. Non esistevano ancora i dvd e le videocassette erano ancora poco diffuse. Vedevamo pellicole in 16mm di film che avevamo studiato, ma mai visto. Oggi sembra impossibile perché abbiamo tutto a portata di computer, ma ieri era emozionante come fare uno scavo archeologico, soprattutto al mattino, accompagnando le visioni alle parole di un grande storico».

Negli anni Settanta, quando lei frequentava al secondaria superiore vi erano iniziative a scuole di cineforum o ha avuto dei docenti che facevano delle lezioni sul cinema?

«Certo, io stesso conducevo un cineforum nella mia scuola, il liceo classico Vivona, obbligando parte dei miei compagni di scuola o di politica a scoprire Luis Buñuel, Robert Bresson, ma anche Sergio Leone».

Oggi i giovani sono immersi in un flusso continuo di immagini, ma non sono sempre in grado di decifrarle correttamente. Non è il caso che la scuola insegni loro a leggerle, a saperle produrre e a metterle in circolazione?

«Penso che la scuola possa aiutare a mettere in un ordine storico e critico il grande affresco che ogni giorno si trovano davanti, e allo stesso tempo possa spostare l’attenzione dei filmmaker dal “come”, che ora è facile, al “cosa”, che è più difficile».

Meno giovani si recano al cinema. Il “video” si consuma sui cellulari. Le nuove generazioni stanno forse perdendo una fondamentale forma di crescita culturale, la condi- visione del film in sala?

«È un cambiamento inarrestabile. Probabilmente la sala diventerà quello che è oggi il teatro lirico: uno dei tanti modi di consumare e conoscere la musica».

Perché i giovani preferiscono la “lunghezza” della serie tv, delle sue stagioni, e sono sempre meno interessati ai formati tradizionali?

«Perché nelle serie Tv oggi è finita la totalità del talento espressivo che una volta si esprimeva nel cinema americano. Non è questione di lunghezza, ma di qualità, di invenzione, di varietà di temi. Il cinema americano produce solo cinema di supereroi. La televisione racconta ancora realtà, relazione, politica, e molti altri generi che il cinema ha dimenticato».

In cosa il cinema aiuterebbe, secondo lei, la crescita e la formazione dell’allievo durante l’adolescenza?

«Nel rispecchiarsi in altro, nel confrontarsi con argomenti politici o esistenziali differenti dal contemporaneo e dal contingente».

Carlo Verdone auspica che ogni scuola abbia, come in Usa, una sala di proiezione a norma. Se così fosse tanti allievi, innanzitutto, scoprirebbero il patrimonio dei classici, ma conoscerebbero tanti registi emarginati dal mercato. Potrebbero incontrare gli autori a scuola …. Insomma non solo il mordi e fuggi del video consumato sul cellulare.

«Sì, non saprei immaginarlo meglio».

Le è capitato da docente regista di tenere delle lezioni o giare un corto “didattico” con degli adolescenti a scuola?

«Insegno regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. È dunque una delle mie attività principali».

Se incontrasse il Ministro dell’Istruzione Fedeli, cosa le chiederebbe sul binomio “Scuola e cinema”?

«Chiederei di inserire la materia Cinema ed audiovisivo nelle scuole. Non solo per fare, ma anche per decifrare, orientarsi, ed usare l’audiovisivo come strumento, non solo oggetto, di conoscenza».

Dibattito Il regista: «Vanno inseriti tra le materie di insegnamento L’audiovisivo è uno strumento fondamentale di conoscenza» Una scena del film del 1995 “La scuola” di Daniele Luchetti con Silvio Orlando Daniele Luchetti, 57 anni

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