sabato 22 luglio 2023
Per la commissione Beni culturali dell’Accademia «una liberalizzazione del sistema avrebbe ricadute positive sulla conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale»
Il Rijksmuseum di Amsterdam mette a disposizione gratuitamente a tutti le immagini delle opere che conserva

Il Rijksmuseum di Amsterdam mette a disposizione gratuitamente a tutti le immagini delle opere che conserva - WikiCommons

COMMENTA E CONDIVIDI

La commissione Beni culturali dell’Accademia nazionale dei Lincei ha espresso le sue “Osservazioni” assai critiche sulle “Linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali” (DM n. 161 dell’11 aprile 2023). La questione riguarda la richiesta di pagamenti per pressoché tutte le riproduzioni di beni culturali italiani, della quale “Avvenire” si è occupata in varie occasioni (cfr. per esempio QUI l’articolo di Alessandro Beltrami Il diritto all’immagine nell’arte e i rischi di una censura culturale e QUI il conseguente dibattito con il capo dell’ufficio legislativo del ministero della Cultura Antonio Tarasco).

Ora i Lincei contestano le “Linee guida” sia dal punto di vista operativo, sia da quello concettuale. Qui, spiegano i Lincei, «le “Linee guida” non tengono conto che una pubblicazione scientifica non è finalizzata al lucro, ma alla diffusione e alla divulgazione: poiché le pubblicazioni scientifiche hanno un prezzo di vendita, esse vengono considerate come rientranti nei canali commerciali» salvo abbiano tirature irrisorie. Operativamente, le “Linee guida” lasciano poi molti punti interrogativi, per esempio su cosa si intenda per “rimborso delle spese vive delle riproduzioni”, su cosa sia da intendersi per “e-book” o, ancor più importante, su chi debba verificare l’uso delle immagini: «Si arriverebbe così al paradosso per cui quanto più importanti e dunque diffuse fossero le ricerche, tanto più sarebbero penalizzate dai costi dei diritti di pubblicazione. Inoltre, un autore affermato sarebbe costretto a monitorare periodicamente (e con quali mezzi?) una quantità esorbitante di articoli su un numero altissimo di sedi editoriali internazionali, praticamente per tutta la sua vita».

E analoghi aggravi di lavoro toccherebbero alle stesse istituzioni museali, che dovrebbero verificare di esser state correttamente pagate. I Lincei chiedono quindi, in prima battuta, di rivedere e semplificare i parametri; ma poi prendono una posizione ancora più netta, osservando che «una liberalizzazione del sistema avrebbe ricadute positive sulla conoscenza e valorizzazione del patrimonio culturale, e costituirebbe incentivo a un’editoria scientifica e di qualità per l’innalzamento del livello di conoscenza del patrimonio nazionale con apprezzabili conseguenze anche sulla sua tutela. Nell’odierno panorama internazionale, l’Italia non è all’altezza della sua tradizione nel garantire il libero accesso alle collezioni di immagini di beni culturali. Siamo ampiamente superati da Germania, Svezia, Polonia, Francia, Olanda e Spagna. Si pensi, per fare solo qualche esempio famoso, alla politica liberale degli Archives nationales francesi, del Rijksmuseum di Amsterdam, della Biblioteca Nazionale di Spagna. Una maggiore liberalizzazione sarebbe in sintonia con quanto segnalato anche dalla Corte dei Conti, che invita «ad abbandonare i tradizionali paradigmi “proprietari”, in favore di una visione del patrimonio culturale più democratica, inclusiva e orizzontale».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: