martedì 17 dicembre 2024
Uno storico casale sulle colline senesi diventato centro sportivo, un progetto sociale che sta formando tanti assi mondiali. Il fondatore e coach Giambrone: «Qui gli atleti vivono come in famiglia»
Coach Giuseppe Giambrone con Egide Ntakarutimana

Coach Giuseppe Giambrone con Egide Ntakarutimana - Francesca Grana

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La caparbietà, la passione, la voglia di fare qualcosa di grande per te e gli altri può portare a grandi risultati. Il 45enne di Caltavuturo (Palermo) Giuseppe Giambrone con tanto cuore, pochi soldi, grandi capacità e un po’ di fortuna nell’ultimo decennio ha creato il Tuscany Camp, “ The place to run fast and dream On”, letteralmente “Il posto dove correre forte e accendere i sogni”. Tra le dolci colline vicino a Siena assistiti da uno staff tecnico, medico e fisioterapico d’eccellenza, si allenano e vivono atleti di livello mondiale. Un posto semplice, ma unico al mondo: «È nato tutto nel 2014, senza sapere una parola d’inglese sono partito per il Kenya – dice il coach Giambrone – ho noleggiato un’auto a Nairobi e mi sono avventurato in Africa. Avevo un sogno nel cassetto, dovevo provarci. Era il 26 gennaio, mi dicono che il 3 febbraio ci sarebbero stati i campionati nazionali di corsa campestre in Uganda e così sono andato lì. Riesco a conoscere lo staff della federazione nazionale di atletica, ai vertici della quale ci sono Flavio Pascalato, un italiano da molti anni in Uganda per lavoro, e la moglie, segretaria generale della federazione. Insieme abbiamo fatto partire la Federazione di atletica ugandese praticamente da zero, una prima riunione sotto un albero, un caldo terribile quel giorno. Ho raccontato del mio progetto, il mio sogno di aiutare i ragazzi a diventare atleti. Gli è piaciuto, siamo partiti. Un mese dopo, a marzo 2014, parto per i mondiali di mezza maratona a Copenaghen con un borsone con dentro le divise della nazionale d’Uganda fatte rapidamente da uno sponsor che ho trovato in Italia, i primi che ci hanno aiutato».

Tra mille difficoltà economiche nel 2015 la prima svolta, atterrano in Toscana giovanissimi ugandesi quali Jakob Kiplimo, poi diventato più volte oro mondiale nei cross e tanti altri, Albert Chemutai, Victor Kiplangat e Oscar Chelimo: «Siamo stati prima in una depandance di un hotel, poi ho trovato una villettina, ma era davvero brutta, fredda e umida, non prendeva il telefono e in un paesino con gente anche ostile». Passano i mesi e la fortuna inizia a girare: «Sono molto credente, la provvidenza ha guardato giù. In agenzia immobiliare una ragazza era nostra tifosa, aveva letto di noi e dunque ha chiamato la famiglia Neri, proprietaria di Villa Borghesi Bichi, un casale del ’700 immerso nella riserva naturale della Val di Merse, comune di Sovicille, dove siamo ancora oggi. La proprietaria ci ha aiutato tantissimo, era sola, aveva piacere che qualcuno l’aiutasse a gestirla, è enorme. Così abbiamo sistemato tutto il giardino, l’abbiamo ripulita dentro e fuori». Tuscany Camp è un qualcosa di speciale, non è un centro sportivo, è una famiglia, un progetto sociale e solidale che nel silenzio produce campioni e medaglie: «Ci sono oggi 25 atleti, maschi e femmine, di diverse nazioni quali Uganda, Burundi, Ruanda, Tunisia, Finlandia, Grecia e Italia con anche Yohanes Chiappinelli neo primatista italiano di maratona. Convivono tutti insieme, sono di religione diversa ma questo è un valore aggiunto. Sono come fratelli, si aiutano tra di loro e tutti fanno tutto».

Campioni affermati e giovani che hanno grandi sogni: «Dal 2014 ad oggi 7 ori mondiali, 5 d’argento e 10 di bronzo, ma non sono un genio come allenatore, ce ne sono migliori di me. La forza è questo luogo e il gruppo. Il concetto è semplice, vivono tutti insieme undici mesi l’anno e un casolare è l’unica maniera perché in hotel sarebbe economicamente impossibile. I successi arrivano da una semplice psicologia e concetto: i grandi campioni stanno con i piedi per terra perché i ragazzini hanno fame di vittoria, quindi sanno che se mollano, se non si allenano, qualcuno è già pronto a vincere al posto loro. I giovani imparano dai loro idoli, si allenano e vivono con i top mondiali, vedono che non sono irraggiungibili e che non sono macchine. È tutto molto formativo, 24 ore al giorno, anche i medagliati olimpici come gli altri lavano i piatti, puliscono il bagno o fanno il bucato, camerieri non ce n’è. Alla base di tutto c’è sempre l’educazione e il rispetto. Ho creato le condizioni affinché tutti diano sempre il massimo in maniera naturale». Una comunità, una famiglia, dove gli atleti possono contare sull’assistenza sanitaria e fisioterapica di diversi professionisti degli studi Medici di S. Rocco a Pilli, come l’ortopedico, l’ecografista o fisioterapisti.

Poi c’è la pista di atletica e il salto nel vuoto di Giambrone: «Ho fatto per sette anni il poliziotto, prima a Palermo e poi a Siena, in Procura come assistente giudiziario. Nel 2021 mi sono licenziato, rimanendo senza stipendio ma con questo grande sogno e opportunità. Ho organizzato in un mese “Tuscany Camp Marathon” l’11 aprile 2021 in collaborazione con la Fidal e World Athletics, l’unica maratona internazionale in pieno periodo Covid. Un percorso attorno all’aeroporto di Ampugnano, tanti atleti sono venuti qui per fare il minimo olimpico e il mondo ha parlato di noi. È stato il trampolino di lancio. Oggi ci sostiene On, un’azienda sportiva svizzera, il camp costa centinaia di migliaia di euro all’anno, 100mila euro solo per mangiare, poi ci sono le bollette per scaldare e illuminare 2000 metri quadri e le spese mediche dei ragazzi. Fino a Los Angeles 2028 avremo il sostegno di questa grande azienda, pensare che già a 14 anni all’oratorio del mio paese allenavo 60 bambini di 8 anni, me li aveva affidati il parroco. Correvo sì, ma ho sempre e solo voluto allenare».

L’unione con l’Uganda è sempre molto forte, perché il Tuscany Camp nasce dall’esperienza di Giambrone nel Training Camp di Bukwo. Oggi il Tuscany Camp sostiene finanziariamente e tecnicamente il campo offendo ai giovani di talento la possibilità di rivelarsi ed essere seguiti da un allenatore specializzato sul posto. Vitto e alloggio sono gratuiti, con l’obiettivo di dare un futuro lavorativo nella corsa a questi ragazzi ma anche educarli e formare ad un futuro imprenditoriale nella propria terra anche dopo la fine della carriera professionistica, in modo che sappiano reinvestire correttamente i guadagni ottenuti con l’atletica, creando impresa e posti di lavoro nella propria terra.

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