mercoledì 1 novembre 2023
Al lato "diurno" di studioso del sacro affiancò l'attività "notturna" di scrittore, che ne fece un candidato al Nobel per la letteratura. I suoi scritti narrativi scrutano il religioso con altri occhi
Mircea Eliade

Mircea Eliade

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Mircea Eliade è noto per le sue ricerche sulla storia comparata delle religioni. I suoi saggi, Il mito dell'eterno ritorno, Trattato di storia delle religioni, Il sacro e il profano, sono uno spartiacque nella storia del pensiero sui fenomeni religiosi nelle società tradizionali e moderne. Negli anni Cinquanta del Novecento Eliade si è fatto un nome anche nei circoli orientalisti francesi come esperto dell’India e della sua spiritualità. L’amicizia con il grande linguista Georges Dumézil gli aprì molte porte, tra cui quelle dell'École Pratique des Hautes Etudes di Parigi, presso cui insegnò prima di passare all’Università di Chicago dove ricoprì la cattedra di storia delle religioni fino alla morte, sopravvenuta nel 1986, all’età di 79 anni.

Eppure tra i traguardi accademici si manifesta solo una parte della sua vita intellettuale. Forse non tutti si ricordano che, più di una volta, il suo nome è stato candidato per il Nobel per la letteratura anche se l’Accademia svedese non gli ha concesso di conseguire il risultato. In parallelo alla sua ricerca scientifica, fin da giovane, infatti, Eliade s’era dedicato all’attività letteraria al punto da diventare, nella Bucarest degli anni Trenta, un’autentica vedette.

Tra i suoi romanzi e racconti c’è un filone che lo ha impegnato in maniera particolare. Un filone teso a narrare le discontinuità che attraversano la vita degli uomini, e che nei tempi moderni non si è più capaci di vedere. Discontinuità, tra tempo e spazio sacri e tempo e spazio profani, che oggi si rivelano attraverso quelli che lo storico delle religioni chiamava i “camuffamenti del sacro”. Queste interruzioni del corso ordinario delle giornate sono al centro della sua narrativa fantastica, corrispondente all’universo “notturno” della creatività che si contrappone all’universo “diurno” dello studioso di cui parla, tra l’altro, nel libro-intervista con Claude-Henri Rocquet, La prova del labirinto.

L’opera dello scrittore notturno trova oggi una sistemazione in Racconti fantastici (pagine 606, euro 35,00), il cui primo volume uscirà in libreria il 3 novembre, per l’editore Castelvecchi, mentre il secondo il prossimo anno. L’imponente lavoro vede la luce grazie al lavoro profuso dai curatori, Horia Corneliu Cicorta e Igor Tavilla, ed è corredato da un’importante introduzione di Sorin Alexandrescu, storico e critico letterario, oltreché nipote, da parte di madre, di Eliade. Il primo volume dei Racconti fantastici raccoglie due romanzi brevi e dieci racconti, sei dei quali, Dodicimila capi di bestiame, La figlia del capitano, Il litomante, Una fotografia di quattordici anni, Il ponte e Addio!, completamente inediti in italiano. Le restanti opere, alcune delle quali fuori commercio da anni, sono state interamente ritradotte per l’occasione.

Proprio i lavori letterari fantastici di Eliade consentono di scrutare l’esperienza religiosa con altri occhi e come del sacro si possa fare esperienza in molti modi. Purché si disponga dell’attenzione necessaria a coglierlo. In particolare nel racconto Il ponte, risalente al 1963, di cui pubblichiamo un estratto, emerge la strategia adottata da Eliade per dare voce alle discontinuità del reale. Senza trama, il lettore irrompe all’improvviso in una conversazione tra persone sconosciute, e si esercita a penetrare lentamente nella dialettica tra amnesia e anamnesi, ricordo, veicolo che schiude a dimensioni della realtà che l’ordinarietà vela.

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