giovedì 10 agosto 2017
Con “L’amore è una scelta” il ritorno del gruppo nato dalla conversione del leader e voce Simo Whitesoldier. «Vogliamo cantare la divina bellezza di esistere. Anche con l’aiuto di Lucio Dalla»
Il quartetto dei ForJay, il loro nuovo album si intitola “L’amore è una scelta”

Il quartetto dei ForJay, il loro nuovo album si intitola “L’amore è una scelta”

Un cuore a forma di cervello. È la copertina dell’album dei ForJay L’amore è una scelta. «Un cuore ragionante, perché l’atto di volontà viene dai sentimenti, dal profondo del cuore» dice Simo Whitesoldier, nome d’arte del trentatreenne Simone Cesaro, leader e cantante del gruppo. Non può esserci miglior biglietto da visita per questo quartetto che ritorna con un album di inediti tra pop elettronico, rock e rap e lo sguardo rivolto verso l’alto. Tra la terra e il cielo c’è così questo cuore, che nel disegno di copertina è diviso in due: due parti da conciliare, da far battere insieme. Perché nessun cuore aritmico può andare molto lontano. Sound orecchiabile, originale e fluido. Belle melodie e testi che scansano le trite e demagogiche invettive di molti rapper, proponendo invece densi e toccanti inviti a credere. Alla vita, anzitutto. Che, in quanto tale, di Dio narra a distesa, svolgendosi e dipanandosi in ciascuno. «Paradiso che puoi scoprire in un viso / siamo in tempo per restare di carne / occhi per vedere per capire per sentire» canta Simo in Occhi tra le stelle, il primo singolo e video.

Gli occhi di Simo si erano invece spenti una sera, per riaprirsi su un mondo nuovo e diverso. «Stavamo smontando gli strumenti, ero con il mio precedente gruppo Glam a Radio con cui facevo cover e musica commerciale – racconta Simo –. All’improvviso ho perso i sensi e sono crollato a terra. Era come se mi stessi osservando dal di fuori. Capivo che stavo male, ma nello stesso tempo ero in pace. Qualche giorno prima, dopo una delle solite serate di musica, ragazze e persino droga, davanti allo specchio mi ero detto che se la vita era come la stavo vivendo io forse era già finita. Ero sull’orlo del baratro ». Disarcionato da se stesso, sulla sua personale via di Damasco. «Quella notte in un istante percepivo per la prima volta di essere amato di un amore che non avevo mai provato nella mia vita. In un momento ho sentito e capito di che amore volevo nutrirmi e che tutto stava davvero per cominciare. Dovevo e volevo inseguire quell’amore, che era Dio. Ora sono felice di ogni istante, di ogni cosa, di ogni apparente banalità. E tutto ciò lo voglio cantare». Una conversione non capìta dagli altri del gruppo, «mi hanno preso per pazzo». Simo rimane solo con le sue percussioni, per amore di una ragazza lascia Pescara per la più musicale capitale della fisarmonica Castefidardo e un po’ alla volta anche con internet cerca e trova: a dire sì al suo nuovo progetto musicale sono Enrico Giacco (voce e piano), Gianluca Spedaletti (chitarre) e Nicola Monti (basso). È il 2012 quando nascono i ForJesus. «Avevo deciso di dedicare tutto me stesso a chi era venuto a incontrarmi, ecco il nome ForJesus – racconta –. Volevo proprio rendere grazie di questa conversione e i primi due album sono stati versioni italiane di brani di cantautori gospel. Erano due raccolte di cover, Nella nostra vita e Chi sono io, tradotte da inglese, spagnolo, portoghese e adattate secondo un pop/rock italiano». Poi Jesus lascia il posto al meno “condizionante” Jay. «Evocare espressamente il nome di Gesù in effetti di primo acchito può allontanare anziché avvicinare, soprattutto nel mondo musicale – spiega Simo –. Noi vogliano essere più prossimi alla nostra generazione e cercare di essere contestuali. Riconosceranno che siete miei discepoli da come vi amerete, è scritto nel Vangelo. Questa frase mi ha aperto un mondo: non serve sventolare delle bandiere ma esaltare quello che facciamo con l’amore che le nostre canzoni esprimono». Come Tu puoi ricominciare, Non basta un attimo, Contro la corrente o Anime come noi, alcuni dei brani del nuovo disco (disponibile in download e sulle principali piattaforme streaming) prodotto da Roberto Vernetti e Michele Clivati, con la direzione artistica di Marcello Balestra.

E proprio l’ex manager della Warner Music (promotore del progetto Discovering Dalla, con cui giovani artisti e gruppi vengono invitati a reinterpretare brani dello scomparso cantautore bolognese) è il deus ex machina della loro ultima incisione con il video di Tu non mi basti mai, capolavoro di Lucio Dalla ottimamente rivisitato dai ForJay. «Abbiamo fatto questa scelta sia per l’immensa stima che nutriamo per Dalla, che per noi è un faro musicalmente e umanamente con la sua generosità e il suo altruismo, sia perché questo brano ha un ulteriore valore in quel Tu non mi basti mai che per noi si riferisce all’amore immenso e gratuito. Come se Dio ci guardasse dall’alto e parlasse all’umanità, che non gli basta mai nel suo assoluto amore».

A Dalla dei ForJay sarebbe senz’altro piaciuto anche il loro “Street Music Tour” vista la predilezione di Lucio per i musicisti di strada, che ha anche utilizzato come fece nel brano Zingaro. «Noi vogliamo essere nel mondo ma non essere del mondo, come ci ha insegnato Gesù – dice Simo –. È la nostra sfida comunicare quel seme che è riuscito a far prendere una strada nuova alla nostra vita. Ma puntiamo anche a parlare il linguaggio delle radio e, forse, a settembre verremo trasmessi anche sui circuiti nazionali nonostante non pochi ostacoli. Scontiamo la catalogazione dell’essere cristiani, inteso banalmente solo come di persone bigotte che vanno a Messa, che dicono le preghiere, e via con i soliti triti stereotipi. Non è così, è molto di più: il cristiano è la persona che ha incontrato Gesù. La nostra soddisfazione più grande è vedere ai nostri concerti persone con le lacrime agli occhi per la gioia».

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