giovedì 16 giugno 2022
L'intervento realizzato dall'Opificio delle Pietre Dure è durato sette anni per un totale di oltre 20mila ore di lavoro e 25 persone impegnate
I lavori di restauro dell'arazzo della Battaglia di Roncisvalle

I lavori di restauro dell'arazzo della Battaglia di Roncisvalle - Ansa

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Concluso il restauro del grande arazzo quattrocentesco della Battaglia di Roncisvalle conservato al Museo Nazionale del Bargello: l'intervento realizzato dall'Opificio delle Pietre Dure è durato sette anni per un totale di oltre 20mila ore di lavoro e 25 persone impegnate a vario titolo sul manufatto che misura quasi 4 metri di altezza e 5 di larghezza. La Battaglia di Roncisvalle è un enorme frammento di arazzo tessuto da una manifattura dell'area franco-fiamminga, probabilmente attiva a Tournai, nell'attuale Belgio, proveniente dalla prestigiosa collezione Carrand. Realizzato sul finire del XV secolo, il panno raffigura, sotto forma di un complesso intreccio di cavalli e cavalieri, la fase iniziale dello scontro di Roncisvalle tra cristiani e saraceni narrato nel poema epico la Chanson de Roland composto alla fine dell'XI o all'inizio del XII secolo. Realizzata prevalentemente in lana e seta (quest'ultima utilizzata in quantità esigua al fine di evidenziare i punti luce dei volti, delle armature e dei cavalli) l'opera si trovava, al momento in cui sono iniziati i lavori (nel novembre del 2013), in un pessimo stato di conservazione a causa dello sporco intenso, dei tagli, delle lacerazioni e soprattutto delle grandi lacune della struttura tessile. L'apparente completezza era infatti offerta da una tela rigida che, applicata sul retro, era stata dipinta in corrispondenza delle lacune.

Il complicato intervento ha permesso di mettere a frutto la lunga esperienza condotta sul trattamento delle lacune nel corso di quasi quarant'anni di attività del Settore arazzi e tappeti dell'Opificio delle Pietre Dure rappresentando una sfida tecnica e di metodo che ha offerto l'opportunità per ampie indagini e inediti approfondimenti. «Sono profondamente grata al Soprintendente Marco Ciatti e a tutti i colleghi dell'Opificio delle Pietre Dure che si sono avvicendati nel delicato restauro di questo mirabile arazzo, proveniente dalla Collezione Carrand e donato al Museo Nazionale del Bargello alla fine dell'Ottocento - ha dichiarato Paola D'Agostino, direttore dei Musei del Bargello - Il restauro dei manufatti tessili è tra i più delicati e questo impegnativo restauro conferma l'eccellenza che l'Opificio mantiene anche in questo settore. Desidero inoltre ringraziare Beatrice Paolozzi Strozzi che era Direttrice del Bargello nel 2013, quando decise di avviare il restauro dell'opera e Ilaria Ciseri che ha seguito con la sua consueta cura meticolosa le fasi di questa lunga e importante opera».

«L'Opificio prosegue nella sua storica collaborazione con il Museo Nazionale del Bargello ed i suoi capolavori, anche in un settore di restauro come quello degli arazzi così poco praticato in Italia - ha detto Marco Ciatti, soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure - Il nostro Istituto ha da sempre dedicato una analoga attenzione ed una omogenea impostazione metodologica per la conservazione di ogni tipologia artistica, secondo quel principio di »unità di metodologia« chiaramente fissato da Umberto Baldini. Sono orgoglioso dell'ottimo risultato conseguito dai restauratori e funzionari dell'Opificio che si sono avvicendati in questo progetto». Il restauro, che si è svolto all'interno del laboratorio del Settore restauro arazzi dell'Opificio, ha interessato in primo luogo la rimozione del supporto e dei rammendi che creavano deformazioni e tensioni alla struttura tessile. Parallelamente è stata eseguita una prima pulitura attraverso una capillare macro-aspirazione dello sporco presente su tutta la superficie, che imbruniva i toni e rendeva le fibre secche e inaridite. Dopo aver cucito interamente l'opera su un supporto di rete rigida per stabilizzare le aree lacunose e aver verificato la stabilità dei coloranti originali, è seguita la pulitura per immersione acquosa secondo un procedimento messo a punto dall'Opificio grazie al quale l'opera ha recuperato idratazione e vivacità cromatica.

Di tutte le fasi del restauro, il consolidamento è stato certamente il più complesso e ha richiesto un grande impegno: le lacune sono state recuperate attraverso un consolidamento integrativo operato mediante il reinserimento degli orditi e delle trame, dove mancanti. Così facendo è stato possibile restituire tenuta meccanica al panno permettendo il recupero estetico delle zone reintegrate. Particolare attenzione è stata prestata al consolidamento delle aree perimetrali, il cui degrado avanzato comportava la perdita di materiale: qui le trame sono state auto-consolidate ed è stata applicata una grande cimosa-supporto, tessuta manualmente a telaio che ha comportato particolari accorgimenti a causa delle sue dimensioni e della irregolarità delle lacune perimetrali. L'intervento è terminato con l'immissione a cucito di una tela di lino sul retro dell'arazzo, la foderatura e la predisposizione dell'opportuno sistema di fissaggio indispensabile per essere esposto nella Sala dell'Armeria al Museo Nazionale del Bargello.

L'arazzo della Battaglia di Roncisvalle, tagliato su tutti i lati, è un frammento di un panno verosimilmente lungo più di 10 metri: fa parte del ciclo di arazzi con Storie di Carlo Magno e di Orlando insieme ad almeno altri nove frammenti noti e conservati in diversi musei e collezioni private. Preziose indicazioni su come doveva proseguire a destra la composizione dell'esemplare del Bargello sono fornite da un frammento conservato nei Musées Royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles, in cui compare l'episodio dell'uccisione di Marsilio da parte di Orlando, narrato nel panno fiorentino dal secondo cartiglio in alto. La committenza non è certa, ma si presume possa ricondursi alla cerchia dei duchi di Borgogna. La frammentarietà dell'arazzo raffigurante la Battaglia di Roncisvalle è una condizione comune a molti arazzi di grande formato che, decontestualizzati dalle loro superbe dimore originarie, sono stati tagliati in porzioni più piccole. Nel frammento «fiorentino» si vede chiaramente Orlando, paladino di Carlo Magno, in primo piano a destra sul cavallo rampante che impugna la spada Durlindana (contraddistinta dall'iscrizione Durendal) e sta combattendo contro l'emiro di Babilonia Baligante, anch'esso a cavallo. Dietro di loro si osservano, rispettivamente, il paladino Olivier, che lotta in difesa di Orlando, e Marsilio di Saragozza, re dei saraceni. Si contano ben cinquantacinque personaggi, di cui sei identificabili grazie all'iscrizione riportata sulla corazza: Godebue (Gondebue, re di Frisia); Baligant (Baligante, emiro di Babilonia), Marsille (Marsilio, re dei saraceni); Tyery (Thierry); Olivier (Oliviero); Rolant (Orlando).

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