domenica 5 agosto 2018
Il ragazzo più veloce d’Italia si racconta alla vigilia dei campionati europei di atletica di Berlino. Dove domani scende in pista per correre i 100 metri
Filippo Tortu (Ansa)

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Si definisce «tranquillo, spensierato, allegro e determinato» ed effettivamente, dopo un quarto d’ora di gradevole discussione a 360 gradi, comprendi come tranquillità, spensieratezza, allegria e determinazione siano le quattro radici sulle quali si sta edificando l’albero della vita di Filippo Tortu.

Ha solo 20 anni, la faccia ancora da adolescente, il fisico imparagonabile con quello degli sprinter americani o giamaicani, eppure ha una lucidità di analisi da veterano. È l’uomo, meglio sarebbe dire il ragazzo, più veloce d’Italia, l’unico nato tra le Alpi Aurine e l’isola di Lampedusa capace di correre i 100 metri sotto i 10 secondi. C’è riuscito la sera del solstizio d’estate a Madrid, ma il suo 9'99 non è stato il frutto di una congiunzione astrale.

Erano anni che gli addetti ai lavori avevano puntato il dito su Filippo Tortu da Costa Lambro, figlio di Salvino e fratello minore di Giacomo. Allenato in casa dal papà di origine sarde, il giovane brianzolo ha siglato primati i- taliani a raffica nelle categorie giovanili, dalle quali si è congedato con l’argento iridato Juniores sui 100 nel 2016 e l’oro europeo Under 20 nel 2017. Anno in cui ha sostenuto con successo la maturità al liceo scientifico, per festeggiare la quale al termine del Golden Gala di Roma si è storto una caviglia sui gradini di Trinità dei Monti.

Nulla di complicato per chi nel 2014 tornò dai Giochi olimpici giovanili di Nanchino con una doppia frattura alle braccia per un tuffo scomposto sul filo di lana nella batteria dei 200. Perché Pippo nasce atleticamente sul mezzo giro di pista, per poi trovare la popolarità sulla distanza regina. «Il 9'99 non mi ha cambiato l’esistenza. Continuo a correre, a frequentare l’università e a vivere come prima. C’è solo un nove al posto di un dieci nel mio primato personale. La vita va avanti e so che dovrò dimostrare molto». Il frutto è in maturazione. «Man mano sto realizzando di essere stato il primo italiano a correre sotto i 10 secondi i 100 metri e quando ripenso alla volata di Madrid provo emozioni mai vissute prima. Non mi sarei mai aspettato questo clamore mediatico, ma mi fa piacere, non tanto perché si parli di me, bensì perché si discuta di atletica».

Uno sport finito nell’oblio, che adesso riconquista visibilità, non solo per argomenti sportivi. E pensare che il colloquio con Tortu avviene proprio a Tarragona, poco dopo il suo vittorioso impegno in rettilineo nella staffetta 4x100 ai Giochi del Mediterraneo e appena qualche attimo prima che le atlete della 4x400 italiana si mettessero in posa per quello scatto che ha infiammato i social. «L’esperienza in Spagna [il suo ultimo impegno agonistico prima degli Europei, ndr] è stata bellissima, perché vincere l’oro in staffetta ha un sapore particolare. Il nostro è uno sport individuale, ma quando vinci insieme ai tuoi compagni capisci quanto sia importante lo spirito di gruppo. A Berlino punteremo a ripeterci».

Prima di pensare alla staffetta, martedì alle 19.25 Tortu comincerà l’avventura continentale con le semifinali dei 100: la finale è in programma due ore e mezza più tardi, alle 21.50. «Arrivo all’evento dell’anno carico, sapendo di aver lavorato molto per migliorarmi. Cercherò di non commettere un errore: modificare il mio modo di correre pensando di battere gli avversari. L’importante sarà essere me stesso».

Niente 200 per Tortu in terra tedesca, ma la scelta è temporanea: «La mia gara del futuro saranno proprio i 200, sebbene quest’anno mi sia dedicato solo ai 100. Comunque il 19'72 di Mennea è imbattibile, quindi non ci penso a ritoccarlo».

Tra un allungo e una ripetuta Tortu ha trovato il tempo di arricchire il suo libretto alla Luiss di Roma con esami in Economia Aziendale e Storia dell’Economia. Tifoso sfegatato della Juventus, dopo il suo record gli hanno scritto tanti calciatori («Anche Alex Del Piero»), ma tra i tanti messaggi il più apprezzato è stato quello dell’olimpionico dei 200 di Roma 1960 Livio Berruti: «Gli ho risposto subito, scrivendogli che il record è dedicato anche a lui. Ho avuto il piacere di conoscerlo, per me Livio è un esempio».

Più che le tendenze del momento, Pippo ama seguire i consigli dei propri cari, parla volentieri della sua fede («Credo negli insegnamenti del Vangelo, importanti per la crescita di qualsiasi persona»), ma nell’atletica del dopo Bolt non si sente un personaggio: «Non mi candido a esserlo, perché non mi piace apparire, voglio solo correre».

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