mercoledì 7 agosto 2019
Dal 7 all'11 agosto nella cittadina in provincia di Cosenza la settima edizione di una rassegna organizzata da due italo-venezuelani tornati in Italia
Restare o partire? Il dilemma dell'emigrazione in un festival cinematografico

"La Guarimba" per gli indios venezuelani significa "porto sicuro". Oggi - in tempi di porti chiusi e navigazioni pericolose - è anche il nome di un festival cinematografico che si tiene ad Amantea (Cosenza) per iniziativa di due italo-venezuelani tornati in Italia, Giulio Vita e Sara Fratini. Quest’anno il "ciak" della settima edizione è dal 7 all’11 agosto.

Scopo è, attraverso i cortometraggi, far capire che «la mescolanza tra culture è indispensabile». Così spiega Vita, calabrese, classe 1988, immigrato a Caracas a cinque anni. «I venezuelani sono una "zuppa" di culture. Noi emigrati ci siamo sentiti italianissimi e l’Italia per noi era come la Terra Promessa. Ma allo stesso tempo abbiamo una grande gratitudine per le terre che ci hanno ospitati, dato lavoro, amore. Ci hanno fatto sentire parte di loro. Cosa che - per quanto vediamo ora che siamo tornati - in Italia invece abbiamo un po’ dimenticato. Anche perché nelle nostre scuole non c’è una grande educazione sull’emigrazione italiana», sottolinea Vita.

Ad aprire la rassegna sarà il corto Should I stay or should I go (titolo che riprende una celebre canzone dei Clash) degli autori Nils Clauss (tedesco) e Thomas Horat (svizzero). Sono le storie parallele - ambientate proprio ad Amantea - di un giovane calabrese, di un immigrato africano e di un’anziana tornata dal Venezuela (il trailer in questo articolo). Sono alle prese con il dilemma se restare, senza prospettive, o partire (il primo), con una difficile integrazione (il secondo) e con i ricordi di una vita, declinati al presente (la terza). Quest’ultima è la nonna dello stesso Vita. E la memoria storica della sua famiglia, presente nel Paese sudamericano dagli anni Cinquanta. «La scelta forzata per la situazione politica è stata tornare in Calabria, nel paese dei miei nonni. Nel 2007 sono stato arrestato e torturato dalla polizia per aver protestato contro la riforma costituzionale di Chavez e due anni dopo sequestrato dalla stessa polizia. Dunque, ho deciso che non se ne poteva più», racconta Vita, che a Caracas ha studiato giornalismo ed è stato un animatore delle piazze pacifiche contro il regime chavista.

Ora porta avanti l’iniziativa del festival internazionale con l’obiettivo di portare «il cinema alle persone e le persone al cinema». Numerosi gli enti che lo sostengono: dalla Regione Calabria alle ambasciate di Stati Uniti, Ungheria, Germania e Canada. E sono cresciuti gli sponsor per mantenere il carattere di gratuità dell’evento e l’ospitalità dei volontari (un centinaio). Media partner sono Rai4 e il canale web Rai Cinema Channel. Quest’ultimo trasmetterà parte dei 152 corti in gara, selezionati tra i mille pervenuti dai cinque continenti e da 42 nazioni. Un premio apposito consentirà al corto giudicato più in sintonia con la linea editoriale di essere trasmesso su Rai4.

Nelle scorse edizioni ogni giorno al parco "La Grotta" della cittadina calabrese hanno assistito alle proiezioni un migliaio di persone. Sei le categorie del concorso, ognuna delle quali avrà un vincitore: fiction, documentario, animazione, videoclip, film sperimentali e "La Grotta dei piccoli". Quest’ultima sezione, in collaborazione con l’Unicef, include anche il laboratorio "Mamma, voglio fare l’artista", a cura della cofondatrice del festival, Sara Fratini. Un focus sarà sulle tematiche migratorie (un corto, ad esempio, sarà sull’esodo dei venezuelani in Colombia). Ospite sarà Paolo Masini, ideatore del programma Migrarti del Mibac (non più rifinanziato), che presenterà un selezione di corti provenienti dall’Africa subsahariana e dagli Stati Uniti.

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