lunedì 29 gennaio 2018
L’assemblea della Figc non è riuscita a eleggere il nuovo presidente. Fuori Tommasi, al ballottaggio Gravina e Sibilia non ottengono il quorum. Alla quarta tornata 59,09% delle schede bianche
L'assemblea elettiva della Figc (Lapresse)

L'assemblea elettiva della Figc (Lapresse)

Cronaca di una sconfitta annunciata, e fate bene attenzione popolo degli stadi, questa è una sconfitta pesante per tutto il calcio italiano e non solo per Damiano Tommasi che giustamente sottolinea amareggiato: «Questa giornata fotografa il nostro momento: non siamo riusciti a fare il passo verso il cambiamento». Il pallone italico si sgonfia ancora e dopo la giornata di oggi dimostra tutti i suoi limiti che vanno ben oltre il fattore tecnico e l’esclusione dai prossimi Mondiali di Russia.

Per la fredda cronaca è uscita una fumata nerissima alle elezioni per la presidenza della Federcalcio. L’Assemblea elettiva della Figc non è riuscita ad eleggere il suo nuovo presidente. E così siamo ancora fermi all’era Tavecchio, perché il Palazzo del pallone ancora una volta non ha creduto nell’unico uomo proveniente direttamente dal campo come Tommasi e non è riuscita a risolvere neppure il ballottaggio tra gli altri due candidati, Gabriele Gravina (presidente della Lega Pro) e Cosimo Sibilia (presidente della Lega Dilettanti).

Dopo tre votazioni nulle, i due sfidanti Gravina e Sibilia non sono riusciti ad ottenere il quorum della maggioranza semplice. Gravina ha ottenuto il 39,06% dei voti mentre Cosimo Sibilia si è fermato al 1,85% dei consensi. Il 59,09% degli aventi diritto ha invece votato scheda bianca. Tradotto: non c’è una volontà di arrivare a dare un leader alla Figc in quanto l’indicazione di non dare preferenze era arrivata sia da Sibilia, che a sorpresa aveva tentato fino all’ultimo l’accordo con Gravina, che da Damiano Tommasi, candidato Aic.

Durante le operazioni di voto del quarto e ultimo turno, Sibilia ha spiegato che la sua associazione ha scelto di «votare scheda bianca dopo che Gravina, candidato della Lega Pro, non ha risposto al suo invito a diventare il nuovo presidente federale con i voti della Lega Dilettanti». Un invito fatto esclusivamente per evitare il commissariamento. I rappresentati dei calciatori, invece, hanno deciso di votare scheda bianca subito dopo la conclusione del terzo turno delle votazioni, non trovando nessun tipo di accordo con gli altri candidati.

Commissariamento all’orizzonte di un azzurro davvero tenebra. Si tratta della soluzione auspicata dal presidente del Coni Giovanni Malagò, il quale all’indomani della presentazione della triplice candidatura aveva parlato della «presenza di un unico candidato come condizione indispensabile per il nuovo corso della Figc». Il più deluso dei tre alla fine delle votazioni è parso Gravina: «Non stiamo a parlare di proposte di accordo, che definisco volgare – ha detto il presidente della Lega Pro –. Non potevo accettare la presidenza, a dispetto di un progetto, di una squadra, di un pacchetto di voti che va oltre la Lega Pro... Non è la sconfitta del calcio italiano, ma la certificazione della sconfitta di una classe dirigente».

Caustico anche il commento del presidente dell’Assoallenatori Renzo Ulivieri: «Ho cercato di mettere insieme una coalizione che potesse andare avanti. Mi dispiace perché ho perso tempo. Abbiamo perso un’occasione perché avevamo la possibilità di avere il 60% e non ci capiterà più. Un movimento come il nostro che finisce con il commissario dà un segnale di debolezza».

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