martedì 17 ottobre 2023
I ricercatori: "I sistemi naturali complessi si evolvono verso stati di maggiore strutturazione, diversità e complessità. Il concetto sviluppato da Darwin in linea generale vale anche per le stelle"
Una collisione tra galassie "fotografata" dal telescopio spaziale Hubble

Una collisione tra galassie "fotografata" dal telescopio spaziale Hubble - Ansa/Nasa

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L’evoluzione, ovvero il cambiamento che possono avere nel tempo gli organismi rispetto ad un antenato comune, non sarebbe un fattore limitato alla vita sulla Terra. Anzi risulterebbe comune anche ad altre strutture complesse, come per esempio ai pianeti che ruotano attorno alle stelle. Questo enunciato sembra per certi aspetti scontato ma non lo è poi così tanto, visto che per dimostrarne la sua veridicità una équipe di nove scienziati appartenenti a prestigiose università, centri di ricerca e a organizzazioni americane che promuovono la scienza - quali la Carnegie Institution for Science, il California Institute of Technology, la Cornell University, l’Università del Colorado – ha elaborato un complesso modello esplicativo.

La ricerca descrive "una legge della natura mancante", riconoscendo per la prima volta un'importante norma nel funzionamento del mondo naturale. In sostanza, la nuova legge afferma che i sistemi naturali complessi si evolvono verso stati di maggiore strutturazione, diversità e complessità. Le leggi macroscopiche della natura descrivono e spiegano i fenomeni che si verificano quotidianamente nel mondo naturale.

Le leggi naturali relative alle forze e al movimento, alla gravità, all'elettromagnetismo e all’energia, ad esempio, sono state descritte più di centocinquanta anni fa. Il nuovo lavoro presenta un’aggiunta moderna: una legge macroscopica che riconosce l'evoluzione come una caratteristica comune dei sistemi complessi del mondo naturale, che sono formati da molti componenti diversi, come atomi, molecole o cellule, che possono essere disposti e riorganizzati ripetutamente. Sono soggetti a processi naturali che causano la formazione di innumerevoli disposizioni diverse. Solo una piccola parte di tutte queste configurazioni sopravvive in un processo chiamato "selezione per funzione". Indipendentemente dal fatto che il sistema sia vivente o non vivente, quando una nuova conformazione opera bene e la funzione migliora, si verifica l’evoluzione.

“Charles Darwin ha articolato in modo eloquente il modo in cui piante e animali si evolvono per selezione naturale, con molte variazioni e tratti di individui e molte configurazioni diverse”, ha affermato Robert M. Hazen, della Carnegie Science, coautore, e capo progetto della ricerca. "Noi sosteniamo che la teoria darwiniana è solo un caso molto speciale e importante all'interno di un fenomeno naturale molto più ampio; la nozione che la selezione per funzione guida l’evoluzione si applica ugualmente alle stelle, agli atomi, ai minerali e a molte altre situazioni concettualmente equivalenti in cui molte configurazioni sono sottoposte a una pressione selettiva", ha aggiunto Hazen.

"In questo nuovo lavoro, consideriamo l'evoluzione nel senso più ampio del termine, ovvero il cambiamento nel tempo, che sostituisce l'evoluzione darwiniana basata sui particolari della discendenza con modificazioni", ha spiegato Michael L. Wong, astrobiologo della Carnegie e primo autore dello studio. "L’universo genera nuove combinazioni di atomi, molecole, cellule, e altro; le combinazioni stabili e in grado di ricreare ulteriori novità continueranno a evolversi; questo che rende la vita l'esempio più eclatante di evoluzione, ma l’evoluzione è ovunque", ha concluso Wong. Lo studio è stato finanziato dalla John Templeton Foundation ed è stato pubblicato nei Proceedings of the National Academy of Sciences.

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