domenica 30 agosto 2015
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Fu violinista, pianista, direttore d’orchestra e autore innovativo di raffinato stile. George Enescu (1881-1955), nato a Liveni, un piccolo borgo della Moldavia romena che oggi porta il suo nome, fu un genio musicale precoce: compose la sua prima opera, Paese romeno, a soli cinque anni nella casa dei genitori che erano contadini. Studiò prima al conservatorio di Vienna e poi in Francia, ebbe come maestri Jules Massenet e Gabriel Fauré dai quali imparò finezza melodica ed equlibrio compositivo. Come musicista si esibì in tutta Europa e negli Stati Uniti a fianco di solisti come Pablo Casals, Maurice Ravel e Béla Bartók. Insegnò violino a Parigi, Londra e Siena, tra i suoi allievi figurano anche Yehudi Menuhin, Arthur Grumiaux, Christian Ferras e Uto Ughi, divenuti in seguito interpreti di fama mondiale. Compose una trentina tra sinfonie, brani di musica da camera e l’opera teatrale Oedipe, del 1936, ispirata all’omonima tragedia di Sofocle. Celebri sono le sue due Rapsodie romene op. 11 (1901) per orchestra. Morì a Parigi, dove è sepolto nel cimitero del Père-Lachaise. Fu uno dei primi “emigranti” romeni in Europa. In Italia, a Sacile (Pordenone), esiste un’associazione socio-culturale italo-romena a lui intitolata che si occupa dell’integrazione degli immigrati attraverso conferenze, mostre e concerti con artisti provenienti dalla Romania. (F.Ful.)In Italia, pochi sanno che, nella pletora di festival musicali che salutano la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, una delle occasioni più prelibate è quella che si tiene ogni due anni, ha il proprio cuore a Bucarest e vi partecipano orchestre e complessi di tutto il mondo. È la manifestazione intestata a George Enescu. Giunta alla ventunesima edizione e curata da Ioan Holender (a lungo alla guida della Staatsoper di Vienna), si apre oggi e fino al 20 settembre sarà collegata ad un concorso riservato a giovani musicisti di tutto il mondo. Il festival si è saputo imporre per l’eccellenza delle proposte artistiche e l’efficienza del modello gestionale. A proposito dell’edizione del 2007, ad esempio, il “Guardian” ha scritto: «Il potente festival di Salisburgo adesso ha un rivale». Il “Telegraph” ha aggiunto, in merito all’edizione 2011, che «il festival mostra come la musica classica possa superare le barriere di linguaggio e storia». Nel 2011 e nel 2013 sono stato alla manifestazione per alcuni giorni ogni volta e sono stato sorpreso dal vero e proprio bagno di gioventù, non solo romena ma giunta da tutta Europa per ascoltare la grande musica seguendo un programma che può sembrare estenuante: gli spettacoli iniziano alle 11 del mattino e spesso l’ultimo alza il sipario alle 22.30.Dal 1958, quando tre anni dopo la morte di George Enescu la manifestazione (biennale) è iniziata, parte dei musicofili che hanno seguito le ultime settimane del festival estivo di Salisburgo viaggiano alla volta dell’Est – verso la Romania, dove si danno appuntamento le maggiori orchestre sinfoniche ed i maggiori complessi cameristici (nonché una selezione di teatri lirici e di ensemble di musica contemporanea. Quest’anno si può ammirare il nuovo Gran Palazzo della Musica, oltre al delizioso Atheneum Romeno ed al bel Teatro dell’Opera di fine Ottocento, nonché altri luoghi dedicati alla musica (sei a Bucarest: ma il festival si tiene anche in altre città). Il programma è così intenso che si può anche in pochi giorni avere un panorama delle tendenze musicali di tutto il mondo. I romeni dedicano notevolissime risorse ad un festival che per loro ha rappresentato l’affermazione di una nazione e di una cultura nazionale di matrice latina, circondata da Paesi slavi, anche negli anni più neri dello stalinismo e della dittatura di Ceausescu. Inoltre, il festival è stato, negli anni più duri del comunismo, una valvola si sfogo per la “musica dello spirito”: in Romania la Chiesa ortodossa ha sempre avuto numerosi devoti, anche quando gli edifici di culto venivano trasformati in musei dell’ateismo.La prima edizione è iniziata con un lavoro di Bach eseguito da Yehudi Menuhin. In anni successivi, vennero eseguiti , per la prima volta, in Romania, Vox Maris del compositore romeno Iosif Conta, il Requiem di Mozart e la Missa brevis. Alcuni musicisti romeni sostengono che fu il contenuto “spirituale” di parte della manifestazione, e non solo le ristrettezze finanziarie dell’epoca, a far sì che nel 1973 il festival venisse ridotto ad una unica settimana. Durante il regime di Ceasaescu – i tiranni sanno di essere deboli – il festival non venne annullato (come avrebbero voluto alcuni duri e puri del “cerchio magico” del Palazzo Presidenziale, l’edificio più grande del mondo), ma diventò regionale. Veniva, tuttavia, frequentato da appassionati dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti non solo per ascoltare musicisti romeni di fama mondiale (quali Radu Lupu, Stefan Ruha, Ludovics Bacs, Mircea Brediceanu, Cornel Traiscu ed altri), ma anche per assaporare la musica dell’Europa orientale, da quella di tendenza tradizionale come Schnitte sia soprattutto quella di orientamento avanzato (pochi ricordano, ad esempio, che Dmitri Šostakovic, all’inizio del secolo scorso, è stato uno dei padri del jazz, o che nel 1979 il festival ospitò complessi di musica elettronica polacchi, giapponesi e tedeschi, che nella edizione 1985, prima ancora della caduta del Muro di Berlino, 76 giovani compositori romeni presentarono 80 lavori contemporanei, e che viene conferito a Bucarest il premio dell’Unione Europea a musicisti della nuova generazione).L’edizione 2015 ospiterà 3.000 artisti, di cui 2.500 stranieri e 500 romeni, che si esibiranno nell’ambito di 52 concerti e otto opere. Il cartellone spazia dal barocco alla musica del XXI secolo e include 22 composizioni di George Enescu. Si terranno inoltre altri numerosi appuntamenti all’aria aperta, anche nella forma di “Olimpiade culturale”. Tra i momenti centrali del festival figurano i concerti delle maggiori orchestre sinfoniche quali i Berliner Philharmoniker, i Wiener Philharmoniker, la London Symphony Orchestra, l’Orchestra reale del Concertgebouw di Amsterdam, la Staatskapelle di Dresda, la San Francisco Symphony Orchestra, la Filarmonica di San Pietroburgo, l’Orchestra filarmonica d’Israele, nonché di solisti come Murray Perahia, David Garrett, Maria João Pires, Renaud e Gautier Capuçon. Tra le opere, oltre al Wozzeck di Alban Berg in una nuova produzione del Teatro Nazionale di Bucarest (con, tra l’altro, Michael Volle ed Evelyn Herlitzius e la bacchetta di Leon Hussain), il festival Enescu propone Elettra di Richard Strauss, affidata alla Bayerische Staatsoper e al romeno Radio Academic Choir. Del cast internazionale fanno parte Elena Pantakrova, Anne Schwanelwilms, Agnes Baltas e René Pape; concerta Sebastien Weigle.Figurano rari titoli operistici appartenenti al barocco italiano: Catone in Utica di Leonardo Vinci interpretato dall’Orchestra “Il pomo d’oro” alla guida del romano Riccardo Minasi (classe 1978), tra i più apprezzati violinisti e direttori della scena internazionale, e le opere del periodo veneziano di Claudio Monteverdi, Il ritorno di Ulisse in patria e L’incoronazione di Poppea. Ad interpretare queste ultime due partiture sarà il complesso britannico Academy of Ancient Music, specialista di musica barocca che predilige gli strumenti d’epoca e un approccio che mira a riportare in vita lo stile esecutivo dell’epoca.
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