sabato 16 gennaio 2016
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Don Matteo dopo 10 edizioni è più giovane che mai. La fiction di Raiuno con protagonista Terence Hill, (dopo il boom degli oltre 9 milioni di spettatori dell’esordio di una settimana fa) ha conquistato la prima serata tv di giovedì con 8 milioni 371 mila di spettatori e il 29.63% di share nel primo episodio e 7 milioni 761 mila spettatori con il 32.65%). Insomma, uno spettatore su tre non si perde una puntata delle avventure del prete detective e dei suoi simpatici amici, che ci accompagnerà ancora per 10 serate. Sono orgogliosi, ma non si sorprendono di questo ennesimo successo, Luca e Matilde Bernabei, figli del “mitico” Ettore Bernabei, che con la loro Lux Vide producono Don Matteo, ma anche altri successi come Un passo dal cielo e Che Dio ci aiuti. Due produttori appassionati che all’unisono ci raccontano la loro visione di tv, orientata al grande pubblico di famiglie, tenendo la barra al centro sulla qualità. Luca e Matilde, ma qual è il segreto di “Don Matteo”? «Innanzitutto c’è il mito di Terence Hill, che ha una credibilità che lo fa amare dal pubblico. Lui non è mai sceso a patti con la banalità. La sua presenza è indubbiamente un grande traino. E poi la forza del personaggio, un prete che aiuta chi sbaglia a pentirsi, ad ammettere i propri errori. Lui gli fa capire: “Sappi che c’è un Dio che ti ama” nonostante i tuoi peccati. Queste persone trovano la loro pace, ma anche il pubblico a casa si rasserena, perché tutti noi sbagliamo». In linea col Giubileo della Misericordia «Infatti la prima puntata è stata girata proprio in quest’ottica. Apparentemente si tratta di storie semplici, ma vengono anche trattati temi forti come il traffi- co di minori e la violenza sulle donne» Un prete tv amato dalla gente, vuole anche rappresentare in qualche modo una realtà che spesso non appare? guito in assoluto, don Matteo è qualcosa di più, è un detective dell’anima. E ricorda che in un momento così complesso, ci sono tanti preti che si occupano di chi ha bisogno con generosità, pensiamo ai 3000 senzatetto accolti dalla Caritas di Roma. Siamo orgogliosi di essere cattolici e credenti, e proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di dirlo senza paura. Dobbiamo ribadire che i valori della Chiesa sono soprattutto i valori dell’uomo. E invitare a rimettere al centro della politica la famiglia» Famiglia che è anche il vostro target tv. «C’è il pregiudizio che Don Matteo lo guardino solo gli anziani. Invece è visto dal 30% del target sino a 14 anni. Don Matteo ha riportato la famiglia unita davanti al televisore, da 0 a 90 anni ». C’è anche la grande famiglia di don Matteo. «L’altro punto di forza è che le storie sono ambientate nella provincia italiana, dove tante persone vivono e lavorano. E i personaggi che le animano, sono ormai diventati di famiglia. Il cast è sempre lo stesso, a partire dalla pepata perpetua Natalina (Nathalie Guetta). Amato anche il capitano dei carabinieri, dapprima benissimo interpretato da Favio Insinna, e oggi da Simone Montedoro che è un autentico gentiluomo. Ma, soprattutto, il maresciallo Cecchini interpretato in modo irresistibile da Nino Frassica. Frassica è un uomo credibile, fa questo maresciallo da 15 anni e gli piace. E si vede. È un attore di razza, lavora parola per parola sulle battute per fare sorridere». Sembra tutto così leggero e semplice, in “Don Matteo”, ma sappiamo che dietro c’è un grande lavoro. «Può sembrare banale, ma la semplicità è estremamente complessa. Duecento persone lavorano alla serie, a partire dal nostro sceneggiatore Mario Ruggeri che è l’autentico re della fiction italiana, uno capace di portare al 30% di share Don Matteo e al 27% Un passo dal cielo ». Si può fare un paragone con il successo della comicità familiare di Checco Zalone? «Noi in qualche modo lavoriamo come il regista Gennaro Nunziante. Dietro al successo di Quo vado? ci sono due anni di lavoro, uno studio sul pubblico, ma anche una grande attenzione alla sceneggiatura. Il pubblico non va sottovalutato. Infatti in Quo vado? dietro la risata c’è la riflessione. Zalone e don Matteo rappresentano un simbolo del Paese che ha voglia di riprendersi e di scuotersi». La critica, però, osanna soprattutto le serie tv della pay tv, americane e non, perché sarebbero più innovative. «Una certa offerta tv parla a una nicchia di pubblico, alla borghesia cittadina, che è il suo target. La tv generalista, invece, deve parlare alla massa, proponendo però qualità e valori. Lo dimostrano il successo di serie come Montalbano e Don Matteo ». Questo fa parte della vostra linea editoriale. Che ne dice papà Ettore? «Ci segue e ci incoraggia. Con i prodotti Lux si può stare sereni, nessuno sarà scioccato. La nostra scuola è, ovviamente, la tv anni 50 e 60 di Ettore Bernabei, una televisione dove c’era sempre un pensiero lungo per il Paese». © RIPRODUZIONE RISERVATA Intervista Matilde e Luca Bernabei della Lux Vide, spiegano i segreti della serie record «Una squadra di lavoro di duecento persone, valori e leggerezza E la credibilità di Terence Hill e Frassica» LUX VIDE. Luca e Matilde Bernabei FICTION Terence Hill e Nino Frassica, nei panni di don Matteo e del maresciallo Cecchini
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