martedì 25 giugno 2019
Il percorso di spiritualità diventa internazionale, seguendo le antiche strade. Sarà il quarto Itinerario culturale del Consiglio d’Europa
Immagine tratta dal sito di Romea Strata

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La Romea Strata diventa un progetto internazionale. E lo fa partendo da Aquileia (Udine), luogo di grande significato storico e simbolico dal quale la fede cristiana si è diffusa in Europa. Grazie a un lungo lavoro di connessione e di confronto che ha visto riunirsi più volte dal giugno 2018 i rappresentanti di diverse nazioni europee (Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Italia) si è raggiunto il primo obiettivo di costituire l’Associazione europea Romea Strata (Aers): trenta soci fondatori tra istituzioni pubbliche, regioni, comuni, diocesi, università e associazioni. Ed è stata, quindi, la stessa Aers a presentare ad Aquileia, nel pomeriggio di ieri, 24 giugno, il progetto internazionale che si candida a Itinerario culturale del Consiglio d’Europa: «Si tratta di un cammino di fede e spiritualità, ma anche di un’iniziativa culturale che promuove il comune patrimonio europeo: la conoscenza della storia dei territori, lo sviluppo sostenibile e il turismo lento, gli scambi educativi tra i giovani, le attività artistiche e culturali, il recupero della memoria e la cooperazione in materia di ricerca e sviluppo» ha detto don Raimondo Sinibaldi, presidente di Aers. «Aquileia, punto d’incontro tra le Chiese di Oriente e di Occidente, e simbolo della nascita della cristianità in Occidente, ha dato origine a cinquantadue diocesi e proprio da qui inizia oggi l’iter per l’ottenimento della certificazione di Itinerario culturale del Consiglio d’Europa, come il Cammino di Santiago e la Via Francigena».

La 'Romea Strata', solo in Italia, tocca oltre centonovanta comuni e più di trecento parrocchie attraverso cinque regioni. Ampia la disponibilità di mappe gps, segnaletica, guide e ospitalità lungo tutto il percorso italiano. Il progetto internazionale offrirà un percorso ancora più ampio e ricco, a piedi o in bicicletta, lungo le antiche vie dei pellegrini partendo dal Baltico per giungere all’Adriatico e quindi a Roma, intersecando la via dell’ambra e della seta. Unendo attraverso persone, storia, tradizioni e territorio una bella fetta d’Europa, passando da Danzica, Torùn ( Thorn), Cracovia, Olomuc, e Klagenfurt e da tanti santuari e altri 'polmoni spirituali'. Un itinerario di fede e di cultura che diventerà, dopo il necessario iter, il quarto Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa (insieme al Cammino di Santiago, il Cammino dei Ss. Cirillo e Metodio e la Via Francigena) unendo il Nord Europa con Roma (e, attraverso le varie intersezioni, con Santiago e Gerusalemme).

Un progetto che muove le prime tappe in questo 2019 proclamato dal ministero per i Beni culturali come 'Anno del turismo lento'. «Vedere il pellegrinaggio in un’ottica di nuova evangelizzazione significa vedere ciò che vive chi cammina» ha affermato monsignor Eugenio Bruno, del pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione: «Si tratta di traslocare da certi modi di essere Chiesa per andare ad abitare dove gli uomini già scoprono il 'Vangelo implicito' di cui ogni pellegrino è portatore. Un itinerario autenticamente umano è anche autenticamente culturale. Un pellegrinaggio è un’esperienza di fede che può essere riconosciuta dalle istituzioni culturali e civili se colgono il senso pieno della cultura e vedono che all’uomo che cammina non basta più la società dei consumi».

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