giovedì 15 settembre 2016
​Dovrebbe chiamarsi TJ-Lampre il primo team cinese a debuttare nel WolrdTour. La gestione è italiana e la direzione affidata a Saronni: "Una grande sfida culturale".
CINA più vicina anche sulla bici
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La Cina ci avvicina: al mondo. Ci tiene in corsa e soprattutto in considerazione. Ci sceglie, ci prende e ci compra. Ci invidia e si spende: per fare squadra con noi. La Cina ci è vicina, vicinissima, mai come adesso e probabilmente - da adesso - sempre di più. È avvenuto in tanti campi, anche e soprattutto nello sport, ora anche nel ciclismo. Il governo cinese ha deciso di abbattere drasticamente lo smog con un piano statale complesso e completo, che prevede anche un team professionistico di livello mondiale, planetario, di World Tour, la massima serie del ciclismo, una sorta di Champions League delle due ruote. Ci ha scelto scegliendo una struttura di casa nostra consolidata nel tempo, la Lampre Merida di Giuseppe Saronni, campione del mondo a Goodwood, due volte vincitore del Giro, grande rivale di Francesco Moser negli Anni Ottanta e da venticinque team-manager di una delle formazioni di riferimento del ciclismo italiano nel mondo. «Era inevitabile che ciò accadesse - ci spiega il campione di Parabiago, che ha scritto pagine memorabili di ciclismo, dando vita ad una delle rivalità più belle che la storia del pedale ricordi -. Era da anni che lo andavo dicendo in giro e alla fine ci siamo arrivati. Aziende italiane disposte e in grado di investire tanti soldi nel nostro sport non ce ne sono più. O meglio, sono sempre di meno, perché io da 25 anni a questa parte ho avuto e ho la fortuna di avere al mio fianco e spero ancora di avere la Lampre di Usmate, azienda della famiglia Galbusera. A loro non posso certo dire niente se non solo grazie. Ora spero che credano in questo nuovo progetto, che batterà però bandiera cinese. Spero che restino con noi, magari come secondo nome, sarebbe bello che un po’ d’Italia (le biciclette dovrebbero essere quelle di Ernesto Colnago, uno dei maestri del made in Italy per le due ruote di alta gamma, ndr) riuscisse a restare con noi. Per molti l’ingresso della Cina è vista come una sconfitta, un qualcosa che si riduce e ci limita. Non è così. Questa per noi italiani e per tutto il mondo della bicicletta è un’opportunità. E allora dobbiamo essere bravi a utilizzare le risorse straniere per portare avanti programmi che riguardano il ciclismo italiano». Gestire la prima squadra cinese del World-Tour deve essere una sfida nuova e stimolante. «Il prossimo anno taglierò il traguardo dei sessant’anni: mi sono fatto un regalo. Tale lo considero perché avere un Paese che decide di investire su un team di matrice italiana gestito da italiani non può che essere considerato un regalo oltre che un grande onore». Come si chiamerà la squadra? «Per ora direi Tj Lampre, ansciuti che se il primo nome verrà definito più avanti, così come il secondo. Il valore aggiunto dell’Italia è la nostra storia. In Cina, tutto ciò che è italiano lo ammirano. Le bici italiane sono considerate davvero un must». Ma come è nato questo progetto: da dove è partito? «Da lontano. Non è assolutamente nato per caso, ma è stato un lento avvicinarsi. Noi a loro e loro a noi. Li abbiamo cono- e abbiamo fatto in modo che anche loro ci conoscessero. Loro devono investire in programmi sociali, la squadra di ciclismo è soltanto l’ultimo tassello di un programma molto più vasto e articolato, che ha un obiettivo preciso: riportare i cinesi in bicicletta. Sembra una contraddizione in termini; nell’immaginario la Cina è terra di biciclette, ma con il benessere è stata invasa da macchine. E ora devono risolvere i problemi dell’inquinamento che è a livelli semplicemente pazzeschi: per questo stanno studiando migliaia di chilometri di piste ciclabili». Saronni, lei però diceva che questo è un progetto che viene da lontano… «Esattamente. Come Lampre sono ormai anni che andiamo a correre in Cina. Abbiamo avuto il primo ciclista cinese e il primo di Hong Kong. Il nostro abbigliamento è cinese (Champion System, ndr). Da anni il nostro sito è in italiano e cinese e anche la comunicazione diretta da Andrea Appiani può avvalersi di Zhao Haoyang, un collega cinese. Insomma, siamo ritenuti un partner da anni affidabile. E poi abbiamo come amico e collaboratore un uomo importante e strategico oltre che amico come Mauro Gianetti. Ex professionista di buon vaglio e per anni team-manager capace e competente, da alcuni anni è un vero businessman e ha coltivato ottimi rapporti commerciali in Cina. Quando il governo ha lanciato questo programma sociale lui è stato fondamentale per raggiungere l’intesa». Si dice che l’unico problema che non avete è quello degli sponsor?  «Non vorrei apparire strafottente o come direbbero i milanesi passare per un Baüscia, ma per noi lo sponsor è l’ultimo dei problemi. È il Governo che decide tutto: nel nostro caso, il ministero dello sport. Noi abbiamo trattato con la società “Tj Sport”, che è un fondo creato apposta per raccogliere risorse economiche per finanziare il progetto. Al signor Li Zhiqiang è stato dato l’incarico di gestire il fondo. Pensate che in venti giorni sono stati raccolti 120 milioni di euro e tra i partner che hanno aderito a questo progetto ci sono aziende del calibro di Alibaba e Wanda Sport (proprietaria di Infront, che gestisce i diritti TV del calcio italiano e sta entrando nel ciclismo». La Cgs, Cycling Giuseppe Saronni da anni gestisce la Lampre-Merida: sarà questa la società che andrà avanti o hai in serbo di cedere tutto ai cinesi? «La società e mia e al momento non ho assolutamente intenzione di vendere. Progetto quadriennale e un paio di obiettivi: Olimpiadi di Tokyo 2020. E classifica di WorldTour: vogliamo volare alto. Molto alto. Ma con calma, facendo un passo per volta. Come fa chi ha mezzi e idee chiare. Sai come viene chiamata in Cina questa cosa? Programmazione. Proprio come da noi».
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