martedì 7 maggio 2019
"Separati", "chiarificatori", "spiegatori". Ma le interpretazioni non sono riuscite a sciogliere l’interrogativo sul vero significato del termine, da oggi al centro di un convegno alla Gregoriana
Achille Mazzotti, "Gesù tra gli scribi e i farisei" (1844). Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Achille Mazzotti, "Gesù tra gli scribi e i farisei" (1844). Roma, Accademia Nazionale di San Luca

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Pubblichiamo la conclusione dell'intervento di Craig Morrison (Pontificio istituto Biblico) che oggi ha aperto il convegno "Jesus and the pharisees" (Gesù e i farisei), in programma fino a giovedì all'Università Gregoriana di Roma.

Ulrich Luz, nel suo commentario Hermenia sul Vangelo di Matteo, scrive: «Scrivere qualcosa sui farisei oggi è piuttosto difficile, perché lo stato dell’argomentazione è straordinariamente controverso. I problemi iniziano già con il nome….». Tuttavia, non sappiamo per certo né cosa significhi questo termine né se i farisei lo usassero per riferirsi a loro stessi. Vincent Taylor nel suo commento su Marco (1966) offre una spiegazione completa del significato, osservando che «la derivazione del nome è oscura » e suggerisce diverse interpretazioni.

In The jewish annoted New Testament (“Il Nuovo Testamento commentato da studiosi ebrei”), le note a piè di pagina e gli altri excursus non forniscono commenti sull’etimologia del nome farisei, ma rimandano il lettore alla discussione più completa, presente nei saggi della seconda parte del volume. Nel primo di questi, Daniel R. Schwartz opta per il significato etimologico "specificare" e Lawrence Schiffman, nel secondo, preferisce l’etimologia "separatisti".

Una seconda categoria di commentatori offre una breve osservazione sull’etimologia del termine farisei. Françios Bovon, nel suo commentario sul Vangelo di Luca, relega la questione del nome fariseo ad una nota in calce: «I commentatori sottolineano prontamente l’etimologia (sebbene incerta) della parola "fariseo", che significa "colui che si distingue"; "colui che si separa", "colui che rimuove se stesso"».

James Dunn nel suo articolo Paolo e la Torah scrive che quella dei "separati" è la caratteristica che più definisce i farisei. John Kilgallen, nel suo Le venti parabole di Gesù nel Vangelo di Luca (2008), scrive: «Fariseo significa colui che è "separato"; fondamentalmente, ciò che separa il fariseo è il peccato, o la disobbedienza alla Legge di Mosè e le sue autorevoli tradizioni successive».

oseph Fitzmyer ritiene che «Il nome greco pharisaioi è probabilmente una trascrizione dall’aramaico perišayê, "separati", indubbiamente usato, riguardo la categoria, da parte di altri che differivano con loro. Potrebbe aver espresso un certo distacco e l’evitare di trattare con altri ebrei meno osservanti della Torah».

Queste interpretazioni collassano un’etimologia meno che certa della parola fariseo - nel carattere letterario "fariseo" dei Vangeli. Il significato etimologico "distaccato" è difficilmente positivo e non riesce a riconoscere l’oscurità di questa parola. Leon Morris, nel suo commentario sul vangelo di Matteo (1992), scrive: «I farisei erano un partito religioso amante del fatto che il loro nome derivasse da una parola che significa "separato". Il risultato fu che i farisei tendevano a vedersi un gradino sopra le altre persone».

Alcuni commentatori presuppongono semplicemente il significato "separatista" con il senso di "distaccato", come è evidente nell’interpretazione delle tre storie di conflitto in Marco 2,1-17, del commentario di Mateos e Macacho sul Vangelo di Marco. Gli autori sostengono che Gesù stava creando una comunità universale e che i farisei la respinsero perché distruggeva la loro esclusività e cancellava i loro privilegi.

Nel monumentale Anchor Bible commentary di Raymond Brown su Giovanni 1-12 (1966) in nessun luogo si trova l’etimologia del termine fariseo. Brown, che ha studiato il semitico sotto Albright alla John Hopkins, conosceva certamente i significati ebraici e aramaici del termine fariseo. In una nota esplicativa, in Giovanni 1:24, dove la parola fariseo appare per la prima volta, non viene fornita alcuna etimologia. Infine, ci aspetteremmo un’osservazione etimologica in Giovanni 3,1: «Ora c’era un fariseo di nome Nicodemo», ma non ne viene fornita alcuna. Nei quattro commentari evangelici del testo New interpreter’s Bible di Pheme Perkins, Gail R. O’Day , R. Alan Culpepper, ed E. Eugene Boring, nessuna etimologia è data per fariseo. Questa sembra essere stata una decisione editoriale.

Allora, cosa c’è in un nome? La risposta è nulla, come Giulietta sapeva già oltre quattro secoli fa. Gli argomenti etimologici ignorano la fallacia etimologica e producono una varietà di scelte: "separati", "chiarificatori", "spiegatori", "secessionisti" e così via. Nei dizionari del XX secolo gli studiosi hanno gradualmente riconosciuto che il significato etimologico di fariseo è nel migliore dei casi poco chiaro e che il lessico appropriato per l’aramaico parisha è "fariseo" senza ulteriori commenti.

Sebbene il nome fariseo avesse un significato lessicale originale, oggi quel significato è perduto. Anche l’interpretazione "separato" pone la domanda, "separato da cosa o da chi?". Gli studiosi che creano voci di dizionario biblici per "fariseo" dovrebbero essere particolarmente sensibili a questa domanda, dal momento che una vasta gamma di lettori consulta queste risorse come riferimenti esatti. Brevi considerazioni sul significato etimologico del termine fariseo, con l’accezione di "separato" dovrebbero essere evitati perché possono portare i lettori cristiani a una descrizione fantasiosa della "separazione farisaica".

Nell’attuale letteratura c’è una chiara tendenza ad abbandonare del tutto l’argomento etimologico e semplicemente considerare come il termine è usato in particolari testi e generi, dai diversi autori. L’approccio coincide con la tendenza della lessicografia aramaica di esaminare particolari corpora di opere antiche, come i recenti lessici aramaici di Michael Sokoloff. Quindi possiamo arrivare a una descrizione del termine "farisei" nella letteratura del Nuovo Testamento, nella letteratura tannaritica e in seguito nella letteratura rabbinica, e queste descrizioni possono differire significativamente l’una dall’altra.

Joseph Sievers ci ha insegnato che oggi sappiamo meno dei farisei di quanto non sapessimo 50 anni fa. Ma è una lotta per scartare i vecchi modi di pensare - l’attuale "sussidio descrittivo" del nome fariseo. Forse possiamo imitare Giulietta che ha lottato per sconfiggere i suoi pregiudizi sul suo amato, soprannominato "Montague-Montecchi". Lei ha avuto la giusta idea.

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