lunedì 5 aprile 2021
Il ministro Franceschini archivia la possibilità di censurare le opere cinematografiche e non è più previsto il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche
Stop alla censura di Stato, arriva la Commissione per la valutazione film

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Stop alla cosiddetta censura di Stato. Arriva a pasquetta e, ironia della sorte, con i cinema chiusi lo storico provvedimento del ministro Franceschini. Si chiude un’epoca. «Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti» annuncia il ministro della Cultura istituendo una Commissione presso la Direzione generale cinema il cui compito sarà verificare la corretta classificazione dei film da parte di produttori e distributori. Un passaggio già previsto dalla Legge Cinema del 2016 che introduce il principio di “classificazione” ed esclude il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche. Questa nuova Commissione sarà presieduta dal presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, avrà durata di 3 anni e sarà composta da 49 figure nel rispetto dell’equilibrio di genere tra sociologi, pedagogisti, psicologi, studiosi, esperti di cinema (critici, studiosi o autori), educatori, magistrati, avvocati, rappresentanti delle associazioni di genitori e persino di ambientalisti. Per rendere più comprensibile la classificazione, i materiali pubblicitari dei film avranno icone indicanti la eventuale presenza di contenuti ritenuti sensibili per la tutela dei minori, tra i quali violenza, sesso, uso di armi e turpiloquio.

Ma come funzionerà in pratica questo nuovo regime? «

Si mette in essere una sorta di autoregolamentazione – spiega il direttore della Direzione generale cinema e audiovisivo, Nicola Borrelli –. Saranno i produttori o i distributori ad autoclassificare l’opera cinematografica, mentre spetterà alla commissione il compito di validare la congruità».

Ma questo varrà soltanto per l’uscita in sala, è bene precisare, perché per quanto riguarda la visione dei film attraverso le sempre più diffuse piattaforme non rimane altro che

il sistema del parental control ed è dunque demandata alla famiglia la responsabilità vigilare

. I film saranno classificati in base al pubblico di destinazione: opere per tutti, opere non adatte ai minori di anni 6, opere vietate ai minori di anni 14 (ma a 12 anni compiuti e con un genitore si possono vedere) e opere vietate ai minori di anni 18 (ma a 16 anni compiuti e con un genitore si può vederle).


Quanta storia della società contemporanea è andata a braccetto con la censura in più di un secolo di vita della settima arte... A sintetizzare idealmente il vietato, il non detto e il non visto potrebbe essere simbolicamente eletto uno spezzone da Oscar uscito dal nostalgico genio creativo di Giuseppe Tornatore e dalle sublimi note di Ennio (e Andrea) Morricone: tutti i tagli di pellicole censurate riuniti da Alfredo (Philippe Noiret) e lasciati in dono a Totò-Salvatore, ormai affermato regista (Jacques Perrin) in Nuovo Cinema Paradiso. Un “tema d’amore” in celluloide che racchiude storie, vite e infranti veti sociali. Storia antica quella della censura cinematografica, nata con un Regio decreto del 1914. Ma nel corso di oltre un secolo il concetto stesso di censura è mutato, passando da severo controllo politico e sociale ad una revisione cinematografica più propriamente amministrativa, mirando soprattutto alla tutela dei minori. Oltre alla censura totale, dagli anni 30 fino agli anni 90 in Italia è stata in voga più che altro quella dei tagli mirati, togliendo le parti di pellicola che non si voleva venissero mostrate, permettendo tuttavia di mandare in visione il film.

Tra i tanti casi, che oggi farebbero persino sorridere, si ricordano La spiaggia di Alberto Lattuada (1954), Senso e Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, Gioventù perduta (1948) e Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi, Fuga in Francia (1948) di Mario Soldati, Adamo ed Eva (1950) di Mario Mattoli e persino Totò e i re di Roma (1952) di Steno e Mario Monicelli e Totò e Carolina ancora di Monicelli. È lunga la lista dei film che negli anni hanno suscitato l’intervento della censura. Quelli italiani sono stati 274, ma i casi forse più eclatanti rimangono Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini e Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci (1976) per il quale il regista fece persino un appello all’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, con la concessione di salvare tre copie della pellicola (in custodia alla Cineteca nazionale come «corpo del reato»). Il film fu poi scagionato da una sentenza riparatrice nel 1987 e due anni fa è andato persino in onda in prima serata su Rai 2, alla faccia della fascia protetta.


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