sabato 14 aprile 2018
La cantantessa catanese ha presentato «Eco di sirene», un live in studio con due inediti: un ritratto ironico di ciò che affatica «l’odierna società di “prestazione”» e una Sicilia d'altri tempi
La cantautrice catanese Carmen Consoli

La cantautrice catanese Carmen Consoli

La sigla di un telegiornale annuncia la notizia: «I nostri scienziati sono riusciti a combinare il Dna del ratto con quello dell’uomo, di modo che quest’ultimo possa avvalersi di una capacità di adattamento di gran lunga superiore alla portata umana. Una rivoluzione insomma. Una nuova frontiera generativa. Una domanda sorge spontanea, però: il topo sapiens, cosa ne sarà di lui?». Eccola Carmen Consoli, la cantantessa di san Giovanni la Punta, alle porte di Catania, che – giocando sempre sulla sua dizione “terrona” – dice ancora la sua. A suo modo. Con musica «impegnata, come le chiede la casa discografica – rivela scherzosamente –. Perché se fosse per me io scriverei brani radiofonici, da ballare sui cubi...». Uomini topo è un brano impegnato, il primo dei due inediti contenuti in Eco di sirene, un doppio cd (uscito ieri per Narciso Records/Universal Music) con 22 brani (da Pioggia d’aprile all’Ultimo Bacio, da Maria Catena ad Amore di plastica) arrangiati e orchestrati dalla stessa Consoli ed eseguiti insieme alla violinista Emilia Belfiore e alla violoncellista Claudia Della Gatta.

È un ritratto ironico di ciò che affatica «l’odierna società di “prestazione”» caratterizzata dal «credo dell’immagine» e mossa dal «dio denaro», «dove non c’è neanche il tempo di sognare». Del resto, osserva, «l’uomo sta distruggendo il pianeta e invece di salvaguardarlo, cerca di mutare sé stesso per adattarsi al mondo che sarà». Le riflessioni amare di Carmen Consoli arrivano con un album originale e maturo (nato dal tour, in trio, al femminile, in 60 tappe italiane ed europee) che va controcorrente anche nei modi: «Abbiamo registrato in analogico su un nastro in presa diretta al Forum Village di Roma, uno studio storico dove sono state incise alcune delle più importanti colonne sonore dei film, da artisti del calibro di Morricone e Bacalov», ha detto ieri presentando il cd nello spazio delle ex cartiere Vannucci di Milano.

Consoli affronta i temi dell’album con citazioni letterarie e poi accoglie il confronto politico, dichiarando la sua collocazione «a sinistra», «delusa dal Pd, che ho votato turandomi il naso». «La politica – ha aggiunto – è qualcosa che dovrebbe interessare tutti, ma poi siamo noi a dover cambiare le cose nel nostro piccolo». Una cantantessa che pungola, con un’anima che appassiona e incanta, che si fa sentire con i suoi acuti, addolciti dalla musica avvolgente degli archi e delle chitarre acustiche. Con la Sicilia che emerge prepotentemente, in tutto. Le storie della sua terra mai lasciata, che ama vivere da siciliana di scoglio, da host della sua casa vacanza che gestisce a Catania, mentre fa l’olio o si impegna a teatro per il sociale. Il secondo inedito è Tano, tutta in siciliano, come altri brani tipo ’A finestra: «Una storia d’altri tempi» quando le mamme dicevano «Figghia, bisogna sopportare i masculi, non è che si può sfasciare la famigghia» e la cultura sociale costringeva ad accettare «na vita di penitenza comu ’na fiaba liggiuta a riversa». Carmen canta la libertà contro la logica del «delitto d’onore», l’emancipazione contro «l’occhio sociale». Una Sicilia liberata. Anche se in agguato, ovunque, c’è ormai l’«uomo topo».

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