sabato 17 febbraio 2018
Da Morandi a Fiorello, da Bolle a Cortellesi decine di artisti ai funerali del produttore e manager. L'arcivescovo Zuppi: «Ha amato fino alla fine». Arbore: «Lascia il segno della sua umanità»
Il mondo dello spettacolo dà l'addio a Bibi Ballandi

Campane a festa, come ha voluto la moglie, la signora Lella, per l’ultimo saluto a Bibi Ballandi. Con tutto il mondo dello show lì gremito, nella piccola chiesa di Santa Maria, a Baricella, il piccolo paese della bassa bolognese dove il «più grande produttore di spettacolo», come ha detto Vasco Rossi che a lui deve il debutto nei concerti, ha lasciato per sempre il dietro le quinte di cui è stato per mezzo secolo maestro assoluto. "Una manifestazione imponente verso un uomo semplice e nascosto" l’ha definita il vescovo ausiliare emerito di Bologna, monsignor Ernesto Vecchi, durante l'omelia. Prima, la lettura del toccante messaggio affidatogli dall’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, che ha definito Bibi Ballandi «esempio di un uomo che ha voluto bene fino alla fine, consolando senza chiedere nulla, aiutato dalla sua fede indiscussa e, proprio perché vissuta, testimoniata in ogni occasione». A partire dalla sua delicata e preziosa attività di promozione e produzione artistica che in oltre cinquant’anni lo ha visto manager e soprattutto paterno consigliere ancor più che agente di decine di cantanti, attori e personaggi dello spettacolo, «l'altra grande famiglia di quanti, e sono davvero tanti, sono legati a lui per il suo lavoro e le sue capacità – ha detto ancora Zuppi –. Quello che resta e quello che portiamo via è quello che regaliamo. E Bibi ha lasciato tanto di sé. La terra finisce là dove comincia il cielo, cantava un poeta. Bibi ha cantato fino alla fine in terra perché ha amato».

Fra i tanti volti noti presenti alla cerimonia, tutti grati “figli” artistici di Ballandi, c’erano Roberto Bolle, Milly Carlucci, Giorgio Panariello, Rosario Fiorello, Carlo Conti, Gigi D'Alessio, Simona Ventura, Michelle Hunziker, Fabrizio Frizzi, Cristina Chiabotto, Alba Parietti, Paola Cortellesi, Orietta Berti, Gaetano Curreri, Paolo Belli. Presenti anche, a rappresentare la Rai, Mario Orfeo e Angelo Teodoli, e per Sky Andrea Scrosati. Tra i politici Pier Ferdinando Casini e Denis Verdini, mentre tra i “colleghi” di Ballandi erano presenti Beppe Caschetto, Michele Torpedine e Graziano Uliani. «Persone così mancheranno molto, non solo a me. Ma anche qui, alla comunità. Qui a Baricella gli vogliono bene. Tutti gli artisti che sono venuti stamattina. È stata una persona veramente unica» ha detto commosso Gianni Morandi. «Bibi sapeva risolvere tutti i problemi e ha inventato tante cose. Io ho avuto fortuna con lui, era sempre in mezzo a tutto, risolveva i problemi, ammorbidiva letensioni... era sorridente. Mi ha insegnato tante cose».

E proprio Morandi costituiva insieme a Ballandi e a Lucio Dalla una triade “bolognese” storica e unica. Un’incrollabile amicizia pluridecennale. Come ha raccontato ad “Avvenire” Renzo Arbore. «Un giorno mi telefonò Lucio Dalla per chiedermi se non avessi niente in contrario a permettere a un suo amico di Bologna di chiamare Bandiera Gialla un nuovo locale che voleva aprire a Rimini. Era infatti il titolo del programma che avevo inventato e condotto con Boncompagni a partire dal 1965. Io e Gianni acconsentimmo, ma in fondo non eravamo nemmeno sicuri se i diritti per quel titolo fossero nostri o della Rai. Ricordo che andai io stesso a inaugurare il Bandiera Gialla suonando dixieland insieme al caro Lucio». L’amico di Dalla in questione era ovviamente Bibi Ballandi, l’anno il 1983 quando nacque la storica discoteca riminese grazie alla geniale visione imprenditoriale e manageriale di Ballandi, campione di professionalità e di umanità. Proverbiali al riguardo i suoi modi di dire. «Sul mio sito – racconta Arbore – c’è uno spazio dove io e Fiorello raccontiamo qualcuna delle proverbiali battute di Bibi. Se gli dicevi “guarda che questo programma è uguale all’altro”, lui rispondeva che “anche le sante messe si assomigliano”. E lui la messa non la saltava mai. Dava consigli a tutti, con i suoi modi di dire che attingevano alla saggezza popolare».

Tra i tanti messaggi di cordoglio e di vicinanza giunti alla moglie Lella e alla famiglia in questi giorni, particolarmente significativi quelli dei frati francescani conventuali di Assisi («Ti abbiamo conosciuto, uomo amabile e professionista instancabile. Caro Bibi, ti affidiamo a san Francesco che ti accompagnerà alla casa del Signore») e dei frati minori cappuccini di San Giovanni Rotondo. «Era antica e profonda la devozione di Bibi verso padre Pio, probabilmente ereditata dall’amico Lucio Dalla – scrivono i confratelli di padre Pio –. Bibi portava sempre con sé, nel portafogli, un’immaginetta del frate di Pietrelcina e veniva spesso a San Giovanni Rotondo dove l’ultimo pellegrinaggio, lui e Lella Ballandi, lo hanno compiuto il 15 novembre scorso, in coincidenza con l’arrivo della statua originale della Madonna Pellegrina di Fatima… Subito dopo il rientro a Sasso Marconi, dove abitava, le sue condizioni di salute sono peggiorate e hanno reso necessario il ricovero presso l’ospedale di Imola, dove è rimasto fino al momento della morte. Nella serata di mercoledì 14 febbraio, poche ore prima del decesso, il rettore del Santuario di San Giovanni Rotondo, frate Francesco Dileo, aveva raggiunto telefonicamente la signora Lella per incoraggiarla e sostenerla nella difficile prova che stava vivendo e lei gli ha confidato che il marito, in quel momento, stava stringendo fra le mani un’immaginetta di san Pio da Pietrelcina».

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