sabato 1 dicembre 2012
​Baden, Kelly, Cicca, Sionne, Bufalo, Lupo grigio, Aquila rossa, Dakar, Buck, Leprotto. Sono alcuni dei "nomi di battaglia" delle «Aquile randagie», i giovani che durante il fascismo tennero vivo in clandestinità a Milano il movimento scoutistico, messo fuori legge dal regime. A guidarli un giovane sacerdote, don Andrea Ghetti («Baden»), di cui ricorre il centenario della nascita, e un altrettanto giovane ex impiegato di banca, Giulio Cesare Uccellini («Kelly»). «Il movimento scoutistico clandestino – spiegò don Andrea – aveva un duplice scopo: mantenere l’idea di personalità, di libertà, di autonomia, di fraternità e preparare i quadri per il momento della ricostruzione, avere una forza propria di resistenza ideologica per impedire ai giovani di accettare una sola visuale della vita, della storia, della politica. Il valore di questo – aggiungeva Baden – sta nel fatto che furono dei ragazzi a dire No al fascismo, quando tutti si piegavano nonostante le denunce con interrogatori alle sedi fasciste e alla Questura, ma il nostro No rimaneva intatto». Ma chi erano le «Aquile randagie»? «Non avevano legami con la politica, seguivano i propri capi e i propri sacerdoti – spiega Mario Sica, ex ambasciatore, scout e maggior storico del movimento col fazzolettone –. Cattolicesimo democratico che era non tanto di opposizione quanto di alterità dal fascismo: per loro non c’era nulla da spartire col fascismo». Il tutto in quello «spirito scout di lealtà, libertà, fraternità così lontano e "altro" dal regime fascista. Così decisero di continuare a fare gli scout in barba alla legge che lo proibiva». Un serissimo "grande gioco" – termine scoutistico – o una "caccia" molto reale, altra parola cara soprattutto ai lupetti: riunioni segrete, bigliettini lasciati nei nascondigli, messaggi cifrati, abiti abbondanti per coprire le divise e poter così partecipare alle uscite fuori Milano, in particolare in Val Codera, il «paradiso perduto» come la battezzarono le «Aquile». Tutto comincia con una delle "leggi fascistissime", la n. 5 del 9 gennaio 1927 che decreta lo scioglimento dei reparti scout nei centri inferiori a ventimila abitanti. Il 24 gennaio Pio XI scioglie egli stesso i reparti Asci (Associazione scout cattolici italiani) citando re Davide: «Se dobbiamo morire sia per mano vostra, o Signore, piuttosto che per mano degli uomini». Il 28 aprile 1928 un decreto di Mussolini dichiara «soppresso» lo scoutismo. In Duomo vengono deposte sull’altare le fiamme, simboli dei reparti milanesi. Lo stesso giorno «Ciacco», lupetto del «Milano 2», fa la sua promessa, entrando nella grande famiglia scout: è il primo simbolico atto di disobbedienza. Anche Andrea Ghetti, assieme al fratello Vittorio («Cicca») è un giovane scout, entrato nel «Milano 11» proprio nel 1927. La sua promessa è dell’aprile 1928, l’adesione alle «Aquile randagie» dell’autunno 1929, e prosegue anche dopo l’entrata in seminario e l’ordinazione sacerdotale. Col sostegno dell’allora monsignor Montini. Una storia che durerà 16 anni, 11 mesi e 5 giorni, la «giungla silente» – prendendo a prestito il linguaggio di Kipling. Ancora don Ghetti. «Quando venne il triste momento dello scioglimento, ci siamo detti che tutto il bene da noi ricevuto non doveva essere negato agli altri e che il metodo scoutistico doveva essere salvato. Nostro scopo fu di conservare lo spirito e il metodo con l’attiva applicazione onde nulla fosse dimenticato e per trovarci tutti allenati e pronti pel momento nel quale avremmo potuto riprendere la nostra attività». È lo spirito del motto scout Estote parati, («Siate pronti»), che fu anche il nome della rivista di collegamento tra le Aquile. Storia di arresti, agguati e anche di caduti. «Baden» ricercato e «Kelly» pestato a sangue. Ma senza mai arretrare. Così dopo l’8 settembre 1943 è quasi naturale la partecipazione a Oscar (<+corsivo>Opera scoutistica cattolica aiuto ricercati<+tondo>) che fino alla fine della guerra realizzò 2166 espatri clandestini, procurando più di tremila documenti falsi. Ebrei, oppositori politici, prigionieri di guerra, ma anche disertori tedeschi. Una scelta naturale per gli scout. Nella promessa ci si impegna, tra l’altro, ad «aiutare gli altri in ogni circostanza». «Fu una scelta di servizio – commenta ancora Sica –. Si aiuta chi ha bisogno. Tipico del movimento resistenziale cattolico e in particolare della Aquile randagie». Servire fu il nome della rivista fondata anche da don Ghetti, che nel dopoguerra fu protagonista della rinascita del movimento scoutistico. Idee e pratica, portando i suoi ragazzi a "servire" in occasione dell’alluvione del Polesine del 1951 e della tragedia del Vajont nel 1963. Ma anche vicino ai poveri della città. Parroco di Santa Maria del Suffragio dal 1959 al 1980, quando morì in un incidente stradale in Francia proprio durante una route con gli scout.
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