martedì 10 gennaio 2012
Il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce preferisce sottolinearlo subito: «Tutte le cose raccontate sono vere. Non abbiamo ceduto alla tentazione di romanzare». Si riferisce ad Anita, la miniserie che Raiuno propone lunedì 16 e martedì 17 gennaio in prima serata. La precisazione è (quasi) d’obbligo perché la versione dell’eroina risorgimentale e del suo compagno, Giuseppe Garibaldi, che offrono le due puntate è decisamente fuori dal comune. Forse perché il soggetto è nato da un’idea di Amedeo Minghi, che le storie d’amore le mette in musica, o, forse, per il desiderio di offrire qualcosa di poco conosciuto al pubblico, Anita si sofferma, infatti, più sulla vita privata dei due che su quella pubblica, pur essendo strettamente legate l’una all’altra. Del resto, è anche vero che della donna si sa davvero molto poco e anche il cinema, finora, non ha offerto che rare interpretazioni di lei: una tra tutte, quella di Anna Magnani nel film Camicie rosse del 1952.Non a caso il regista Claudio Bonivento osserva che, paradossalmente, «sono in molti a legare Anita alla spedizione dei Mille, mentre lei, al tempo di quell’avvenimento, era già morta da undici anni». Sì perché la vita di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, al secolo Anita, è stata molto breve. Ed è questa vita che la fiction racconta, dal momento dell’incontro con l’Eroe dei Due Mondi (nel luglio 1839 a Laguna, nel sud del Brasile) fino alla morte, avvenuta nei pressi di Ravenna, a soli 28 anni (e incinta del quinto figlio), il 4 agosto 1849.Dieci anni di amore intenso ma anche di condivisione di vita e di avventura e di quegli ideali che caratterizzarono la vita di Anita e Giuseppe. Si tratta, spiega Minghi, di «una straordinaria storia d’amore. Anita ha spronato Garibaldi, gli ha dato idee, gli ha insegnato persino a cavalcare. È stata importantissima per Garibaldi e, credo, per il nostro Paese». A darle il volto è Valeria Solarino che si dice «onorata di avere interpretato Anita» anche se, ammette, «non è stato un personaggio facile: è stato difficile anche solo documentarsi perché, a volte, nei libri di storia non è nemmeno citata e, quando c’è, non le sono dedicate che poche parole. Quello che mi ha colpito maggiormente di questa donna, ed è stata anche la cosa più difficile da capire di lei, è che non ha esitato a lasciare i suoi figli per andare a combattere accanto a Garibaldi, dicendo che lo faceva non solo per i suoi figli ma anche per tutti gli altri figli del Paese».Chi, invece, non ha avuto che l’imbarazzo della scelta nella documentazione è stato Giorgio Pasotti, interprete dell’Eroe dei Due Mondi. Racconta: «Mi sono molto preparato per questo ruolo, anche perché è stato già interpretato da molti grandi attori prima di me. Ho visto tutto quello che potevo: film, fotografie, stampe. Più di tutti mi e’ servita la biografia di Garibaldi scritta da  Montanelli perché lui ha raccontato l’uomo, l’essere umano. Ed era proprio quello che volevamo fare anche noi con questa fiction: far conoscere non solo i dieci anni di attività militare insieme dei due, ma l’uomo Giuseppe Garibaldi all’interno di questa grande storia d’amore, con tutte le sue fragilità».
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