mercoledì 18 marzo 2015
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Anche gli alieni Boov hanno bisogno di una casa. La cercano tra i pianeti della galassia. La trovano da noi. E ci conquistano con gentilezza. Ma così recidono legami familiari fortissimi, come quello tra Tip e la sua mamma. Perché il caso vuole che la prima riesca a sfuggire alla cattura – insieme al suo simpatico micio – e la seconda finisca nelle belle riserve predisposte per ospitarci. Nel mezzo di questa dolorosa separazione, Tip incontra e stringe amicizia con Oh, un Boov pasticcione in fuga, emarginato dai suoi stessi simili e sul quale ricadrà la responsabilità di salvare loro e noi, assicurando a tutti un futuro di pace e di amicizia. Home – A casa è il nuovo film della Dreamworks, in sala dal 26 marzo, diretto da Tim Johnson, che lo descrive ad Avvenire come «la prima avventura post-apocalittica d’animazione su un’amicizia itinerante e un’invasione aliena». Oh aiuterà Tip a trovare la mamma; Tip aiuterà Oh a salvare la sua razza dalla minaccia dei Gorg, che alla fine si dimostrano anche loro molto più miti e ragionevoli. Girando il mondo su una improbabile auto modificata, che vola alimentata da succhi di frutta, i due si renderanno conto di avere molto in comune. «Sono rimasto affascinato mentre leggevo ai miei due figli piccoli il romanzo di Adam Rex The True Meaning of Smekday. Mi colpivano la diversità di Oh rispetto alla mentalità collettiva dei Boov e il grande coraggio di Tip. Ho cominciato subito a pensare come potesse essere fatto un Boov, una specie che doveva essere stravagante e adorabile, disegnata in modo che diventassero buffi e simpatici sullo schermo. Al Comic-Con di San Diego mi sono innamorato di piccoli giocattoli di plastica realizzati da animatori giapponesi. Erano i miei Boov. Volevamo, invece, che Tip fosse un personaggio simpatico, attraente e dall’acconciatura molto particolare». Johnson l’ha trovato in Rihanna, la cantante di Barbados che, oltre al look, ha dato la voce a Tip nell’edizione originale. «Cercavo una figura delle isole dei Caraibi, dove oggi si trova un incrocio di culture, perché questa ragazzina ci doveva rappresentare tutti. Abbiamo lavorato con Rihanna per tre anni, lei fa parte della generazione che è cresciuta con i film della Dreamworks, adora i cartoni animati, stava aspettando di debuttare nel cinema. Farlo con un film di animazione è un’ottima scuola. Ha capito anche che Tip non doveva essere un personaggio perfetto, ma una semplice ragazzina di dodici anni con la sua dose di “rabbiatriste”, quel sentimento che Oh scopre in lei quando si arrabbia sul serio».I bambini si sentiranno molto coinvolti dalla loro storia. «Confesso che prima di tutto ho fatto Home per me stesso, perché dentro sono rimasto un bambino. Ma penso a tutti i bambini del mondo. Mi piace l’idea che una famiglia, dopo aver visto il mio film, possa  portarsi a casa un pezzettino di bontà, qualcosa di carino, piuttosto che la brutta immagine di cose tragiche. Con questa storia vorrei far riflettere i bambini di come ci sia tanto da imparare dalle persone diverse da loro e come questo li aiuterà a diventare persone migliori e più felici nella vita». Lo capirà anche Oh, dal suo punto di vista. Perché nel film i Boov, dalla tecnologia assai avanzata, sembrano assai più fragili e vulnerabili della nostra razza. «Gli esseri umani nel film sono molto più robusti di loro, ma anche indecisi, con un bioritmo sempre irregolare e un umore volubile. I Boov, quando ci incontrano per la prima volta, pensano di avere a che fare con una specie primitiva. Invece, siamo noi che alla fine insegneremo loro tante cose: l’amicizia, l’arte, la famiglia, l’umorismo, il coraggio, le emozioni».
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