E lo sguardo di Madre Teresa si posò su Pasolini

Ateo, ma con nostalgia della fede, lo scrittore Pier Paolo Pasolini 65 anni fa incontrò la semisconosciuta suora albanese nel lebbrosario della sua Calcutta
March 8, 2026
E lo sguardo di Madre Teresa si posò su Pasolini
Una foto d'archivio del 20 aprile 1995 mostra Madre Teresa mentre libera una colomba
Il 9 marzo 1961 - sessantacinque anni fa - sul quotidiano “Il Giorno” usciva la terza puntata di un reportage dall’India firmato Pier Paolo Pasolini. Nell’articolo, una pagina intera del quotidiano, Pasolini racconta l’incontro con una religiosa di origine albanese, “suor Teresa”, in un lebbrosario alla periferia di Calcutta. È uno dei primi grandi ritratti della santa degli scartati che compare nella stampa occidentale. Ed è sorprendente che a realizzarlo sia proprio un intellettuale ateo, comunista, omosessuale (ma profondamente ferito da una nostalgia cristiana). «Devo dire che mai lo spirito di Cristo mi è parso così vivido e dolce» scrive Pasolini, introducendo l’incontro con lei.
La fama della santa, a quel tempo, era molto limitata. Nel novembre 1960, per la prima volta in trent’anni, la suora aveva lasciato l’India accettando l’invito a partecipare all’assemblea del National Council of Catholic Women, a Las Vegas, negli Stati Uniti. Ma non fu un evento di grande risonanza mediatica, solo i giornali locali riferirono della sua presenza: sul "Las Vegas Journal" comparve una foto in bianco e nero che la ritrae seduta, piuttosto a disagio nel ruolo di pubblico oratore. Quattro anni dopo papa Paolo VI, al termine del suo storico viaggio in India, le donò la lussuosa Lincoln bianca utilizzata per gli spostamenti: l’auto fu messa all’asta da Teresa, il ricavato servì ad aprire nuove case di accoglienza. La fama della religiosa però si sarebbe diffusa nei media internazionali solo a partire dal 1969, grazie al documentario Something beautiful for God realizzato per la Bbc da Malcom Muggeridge, un giornalista inglese che, dopo l’incontro con madre Teresa, abbandonò il suo agnosticismo per abbracciare la fede cattolica.
Così all’inizio del 1961, quando Pasolini la incontra a Calcutta, il nome della suora è pressoché sconosciuto al grande pubblico. L’autore de L’Accattone (uscito nelle sale nel 1961) era in India in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante; i tre avevano colto l’opportunità dell’invito ad un convegno sul poeta Tagore per compiere un lungo viaggio nel subcontinente indiano. Pasolini racconterà questa sua esperienza in una serie di articoli per “Il Giorno” confluiti poi, nel 1962, nel libro L’odore dell’India (Longanesi). Moravia scriverà invece i suoi reportage di viaggio per “Il Corriere della sera”, poi raccolti in Un’idea dell’India (Bompiani).
Ma ecco il racconto di Pasolini: «A Calcutta, Moravia, la Morante e io siamo andati a conoscere Suor Teresa, una suora che si è dedicata ai lebbrosi. Ci sono sessantamila lebbrosi, a Calcutta, e vari milioni in tutta l’India. È una delle tante cose orribili di questa nazione, davanti a cui si è completamente impotenti». Segue una descrizione minuziosa dell’ambiente in cui vive suor Teresa: «Una casetta non lontana dal centro della città, in uno sfatto vialone, roso dai monsoni e da una miseria che toglie il fiato. Con lei ci sono altre cinque, sei sorelle, che l’aiutano a dirigere l’organizzazione di ricerca e di cura dei lebbrosi, e, soprattutto, di assistenza alla loro morte: esse hanno un piccolo ospedale dove i lebbrosi vengono raccolti a morire». Suor Teresa gli appare come «una donna anziana, bruna di pelle, perché è albanese, alta, asciutta, con due mascelle quasi virili, e l’occhio dolce, che, dove guarda, vede». È impressionante questa notazione sullo sguardo di Teresa. Perché si può guardare senza vedere realmente ciò che accade attorno e lei, invece, vede. Il racconto si conclude con due citazioni artistiche che completano il ritratto di Teresa: «Assomiglia in modo impressionante a una famosa sant’Anna di Michelangelo e ha nei tratti impressa la bontà vera, quella descritta da Proust nella vecchia serva Francesca: la bontà senza aloni sentimentali, senza attese, tranquilla e tranquillizzante, potentemente pratica». Il riferimento a Michelangelo è stato variamente interpretato dagli esegeti di Pasolini. Secondo le letture più convincenti lo scrittore aveva in mente non il Buonarroti ma un dipinto di Michelangelo Merisi (Caravaggio): la sant’Anna della Madonna dei palafrenieri, custodita nella Galleria Borghese; nel quadro la somiglianza della nonna materna di Gesù con Teresa è impressionante. La citazione di Marcel Proust invece si riferisce al romanzo Alla ricerca del tempo perduto. Pasolini coglie genialmente due tratti inconfondibili della carità di Teresa di Calcutta: l’estrema concretezza e la mancanza totale di una retorica sentimentale. È un incontro che avvince Pasolini ed è rivelativo della sua sensibilità religiosa. Non è un caso che solo lui lo racconta nei suoi reportage. Né Moravia né la Morante, che pure accompagnano Pasolini, scriveranno una riga sul loro incontro con la religiosa.
Resta un interrogativo: chi suggerì a Pasolini di andare a trovare a Calcutta la suora canonizzata da Papa Francesco nel 2016? Lo scrittore non lo rivela. Ma è possibile che Pasolini avesse letto un articolo su suor Teresa uscito su “La Stampa” il 21 ottobre 1960, quindi pochi mesi prima della sua partenza per l’India. L’autore era Alfredo Todisco, a quel tempo inviato speciale del quotidiano torinese, giornalista di razza, aveva mosso i primi passi nel laicissimo settimanale di Mario Pannunzio, “Il Mondo”. Ma anche lui era rimasto incantato dalla personalità della religiosa: nel libro che raccoglie i suoi reportage (Viaggio in India, edito nel 1962 e oggi introvabile) il primo capitolo è tutto dedicato a madre Teresa. Todisco passa una giornata intera nei bassifondi di Calcutta con “l’angelo degli slums”. In particolare, lo colpisce la storia di una vecchia moribonda trovata in un fosso, sepolta da un mucchio di rifiuti; le suore la portano in una delle loro case, la lavano e scoprono un corpo già roso dai vermi. Il racconto di Todisco merita di essere riportato, probabilmente furono queste parole ad accendere in Pasolini il desiderio di conoscere suor Teresa: «Era stupefacente che, in quello stato, la vecchia fosse ancora in grado di capire e di parlare. Ciò che la dominava in quegli istanti era la sorpresa che qualcuno potesse prendersi cura di lei. Chiedeva a Suor Teresa: “Perché lo fai”. E Suor Teresa, che parla il bengalese perfettamente, rispondeva: “Per l’amore di Dio”. E allora una specie di luce chiara si diffondeva sul viso tumefatto della moribonda. “Oh, che cosa meravigliosa, dillo ancora”. E la suora dovette ripetere quella frase che l’abitudine religiosa le aveva messo in bocca finché la vecchia spirò con una espressione dolce sulle labbra».

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