Illuminismo nero: cos'è la neoreazione digitale che sta riplasmando l’America

Il pensiero dei guru invisibili della destra radicale tra formalismo, accelerazionismo, supremazia bianca e idee inquietanti del contemporaneo che nascono dal web
March 7, 2026
Illuminismo nero: cos'è la neoreazione digitale che sta riplasmando l’America
La Casa Bianca / WikiCommons
È noto che alle spalle di Trump e della “cultura MAGA” c’è un gruppo di “pensatori” e ideologi che produce a getto continuo analisi, progetti, profezie e memi. Il recentissimo libro di Arnaud Miranda, studioso francese di teorie politiche, Les Lumières sombres. Comprendre la pensée néoreactionnaire (Gallimard, pag. 160, euro 18), una delle prime ricostruzioni di questo pensiero essenzialmente nichilista, dà una sintesi rapida ma molto istruttiva delle ideologie dell’estrema destra statunitense, che vanno gradualmente infiltrandosi anche in altri Paesi.
Gli esponenti di questo indirizzo hanno, secondo Miranda, alcuni elementi in comune. Anzitutto il rigetto dell’idea di uguaglianza: nelle società umane esistono secondo loro “gerarchie naturali” che non è possibile annullare, ma bisogna solo riconoscere e far valere. Neri e donne, per esempio, sono intrinsecamente inferiori e nulla potrà renderli uguali ai maschi bianchi. C’è poi un’idea radicalmente pessimista del sociale: siccome la violenza è una componente ineliminabile della società, il politico ha la funzione di gestire i conflitti e garantire sicurezza. I due elementi precedenti portano inevitabilmente al dispregio della democrazia, che non sarebbe altro che “il trionfo di un’élite corrotta, mantenuta al potere dal sostegno di ambienti politici, mediatici e intellettuali.” Più singolare è l’idea del “diritto all’exit”, cioè ad abbandonare lo Stato di cui si fa parte per spostarsi in un altro o finanche fondare una comunità propria, magari in mezzo al mare o su Marte. Alla base di questa trovata sta la convinzione che non esistano né cittadini né cittadinanza, ma solo clienti di servizi: chi non è soddisfatto del suo Paese può andarsene in un altro che funzioni meglio. Infine, la fede idolatrica nel tecno-capitalismo, cioè nello sviluppo tecnologico illimitato sostenuto da enormi capitali, che deve essere frenato dalle regole e le restrizioni democratiche. Ne deriva un atteggiamento razzista, suprematista bianco, antidonna, libertario all’estremo e imperialista.
Secondo la giusta formula di Miranda, la neoreazione costituisce “una costellazione digitale,” in quanto ha preso forma su internet negli anni 2000. Sin dall’inizio, infatti, i suoi principali esponenti si sono espressi via social e blog dietro nomi spesso allusivi e inquietanti, come Anomaly UK, Mencius Moldberg, Spandrell, Zero HP Lovecraft, Scharlach e così via. In questi nomi, come nell’intitolazione dei loro blog, è frequente l’allusione al mondo distopico del Signore degli anelli di J. R. R. Tolkien, ormai una sorta di testo fondativo delle destre in Occidente (Italia compresa). Gli scritti di Curtis Yarvin, uno dei protagonisti della storia narrata da Miranda, pullulano di elfi, nani, hobbit e orchi, emblemi delle caste che a suo avviso popolano la società statunitense. Il fatto di operare per lo più online rende questi pensatori inafferrabili e non permette di valutarne con precisione l’effetto di influencer, perché le loro idee si diffondono in modo imprevedibile. Alcuni di loro sono attivi in rete per alcuni anni poi scompaiono, altri invece affiorano pubblicando libri di carta. Un altro tratto di “stile” che accomuna questa costellazione è l’uso di memi, cioè di immagini virali di timbro ironico, derisorio o spregiativo. Uno di loro, che si fa chiamare Bronze Age Pervert, ha lanciato per esempio il concetto di bugman (“uomo-insetto”), riapparso sotto forma di meme quando è il suo autore ha pubblicato il libro Bronze Age Mindset. Tra i mentori di tutto il gruppo stanno i nomi più noti del neoliberalismo di destra, dai “due Ludwig” (von Mises, “titano di un’incomparabile potenza analitica” secondo Yarvin, e von Hayek) fino a Milton Friedman, a cui si affiancano, in una mistura piuttosto scombinata, figure come Georges Bataille, Gilles Deleuze e Félix Guattari, la reazionaria russo-americana Ayn Rand e altri.
Il protagonista è indiscutibilmente il blogger cinquantenne Curtis Yarvin (nome online Mencius Moldberg), un informatico poi diventato guru neoreazionario. Yarvin ha inventato un canone di stile, in cui si mischiano il pamphlet, la satira, le allusioni distopiche, e si va avanti a forza di motti, aforismi, citazioni, testi in versi e metafore degne di Blade Runner. Il risultato non è però affatto divertente né rientra nei canoni convenzionali del pensiero politico. I punti centrali del suo pensiero, esposto in due blog in successione (in Unqualified Reservations dal 2007, dal 2020 in Gray Mirror of the Nihilist Prince -- “Lo specchio grigio del Principe Nichilista”), sono tre: il “formalismo”, la “Cattedrale” e il piano per rovesciare la democrazia. Alla base di tutto è l’idea che il problema centrale del politico sia la violenza, che Yarvin definisce come la combinazione di conflitto e incertezza. Siccome il conflitto è insopprimibile, è necessario sopprimere l’incertezza. Ciò si ottiene “formalizzando” (da qui il concetto di “formalismo”) le cose come stanno, soprattutto in fatto di proprietà: chi possiede le cose in un momento dato ne è il proprietario, anche se di quelle cose si è impadronito con la violenza. Ne deriva la brutale massima Might is right (“La forza è diritto”), che si è sentita recentemente affiorare nei discorsi di Stephen N. Miller, vicecapo di gabinetto di Trump.
La “Cattedrale” è il termine un po’ alla Asimov con cui Yarvin indica la struttura ideologica che controllerebbe i governi. In essa si coltiva il progressismo, che per Yarvin è una “setta cristiana secolarizzata”, adoratrice dell’ottimismo antropologico e dell’illusione di creare il regno di Dio in terra. Articolazioni primarie della Cattedrale sono le università e i media convenzionali: le prime elaborano le politiche pubbliche, i secondi orientano l’opinione. Ma la Cattedrale fa parte di una struttura di potere più ampia: l’Apparato, composto dall’amministrazione pubblica e da quanti (come le ONG), fuori del governo, tentano di influenzare le politiche pubbliche. Per abbattere la Cattedrale, Yarvin suggerisce una postura che chiama “passivismo”, che consiste nel non far niente di materiale o fisico, ma nel diffondere online (cioè silenziosamente) idee reazionarie. Si creerà così una “setta digitale” transnazionale che potrà dare avvio alla “grande reinizializzazione.” A questo scopo serve un’operazione che Yarvin chiama RAGE (iniziali delle parole inglesi per “eliminare tutti i dipendenti pubblici”; ricorda da presso il DOGE di Elon Musk). Una volta abbattuta la Cattedrale ed eliminato l’Apparato, il regime change potrà aver luogo. Saranno creati dei “centri di rilocalizzazione securizzati” in cui verranno rinchiuse e rieducate le “subpopolazioni decivilizzate”. In questo modo l’Apparato crollerà da solo e il paese potrà essere messo in mano al “migliore CEO del mondo”, che potrà comandare da solo, come in una grande azienda o come in una monarchia assoluta.
Nick Land, un altro capofila di questa inquietante corrente, è un filosofo accademico, con alle spalle letture solide, transitato dalla sinistra radical degli anni Novanta all’attuale ultradestra, nella sua variante più nichilista. Il suo concetto primario è l’“accelerazionismo”: per Land occorre accelerare il dispiegamento del tecno-capitalismo in modo da operarne la “deterritorializzazione” (vecchio concetto ripreso da Deleuze e Guattari e a Arjan Appadurai). Le produzioni saranno spostate all'estero, nasceranno comunità online e i fenomeni di diaspora ricreeranno nuove culture. Sparirà ogni confine tra umano e non-umano e ogni cosa parteciperà di una medesima natura. Una volta deterritorializzato, il capitale sarà senza freni e porterà a distruzioni generalizzate, spingendo ad “abortire la razza umana” e affrettando “il destino fatale dell’umanità”, cioè dando luogo alla vittoria dei cyborg. Nel suo Dark Enlightment (“Illuminismo nero”, apparso nel suo sito Urban Future), Land, che si ispira dichiaratamente alla fantascienza cyberpunk, sostiene che la democrazia, siccome poggia sull’espansione dello Stato, essendo un deceleratore del capitalismo dev’essere sostituita da un grande meccanismo cibernetico. Città ideali per l’accelerazione sono Shangai, Taipei, Hong Kong e Singapore, mentre le americane saranno abbandonate alla barbarie, alla droga e alla criminalità.
Non ho il tempo di occuparmi questa volta di altri “illuministi neri”, come Peter Thiel, il miliardario padrone di Palantir (multinazionale che sviluppa sistema di sorveglianza di ogni tipo; un altro dei nomi del romanzo di Tolkien) e storico sostenitore di Vance, anche lui autore di sconcertanti libelli. Sebbene un adulto istruito e giudizioso di oggi abbia l’impressione di trovarsi, più che dinanzi a teorici della politica, a folli come il Dottor No di Bond, Yarvis, Land e gli altri sono molto ascoltati dai potenti USA di oggi. I loro memi, che possono sembrare banali horror fantasy, risuonano spesso nei discorsi di J D Vance e sono applicati da Elon Musk, che nel lavoro del suo DOGE ha applicato le idee di Yarvis. Benché sembrino discorsi da libri di “Urania”, vanno presi molto sul serio, perché, come tutti quelli degli “Illuministi neri”, ispirano direttamente ciò che oggi accade negli USA sotto Donald Trump.
 
 

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