Unitalsi, una Giornata per moltiplicare gesti di bontà
In tante piazze, sabato 21 e domenica 22 marzo, si potranno conoscere le attività sul territorio, oltre ai pellegrinaggi ai santuari mariani, di una realtà viva della carità della Chiesa. E sostenerla con un cofanetto di pasta

Ritrovarsi, farsi conoscere, chiedere aiuto per poter servire – nella Chiesa – i più fragili e bisognosi. E continuare a portare pellegrini ai grandi santuari mariani, a cominciare da quello di Lourdes. L’Unitalsi celebra il 21 e 22 marzo la sua 24ª Giornata nazionale, accompagnata dalla richiesta di “un gesto di bontà”, come ribadisce la testimonial Paola Saluzzi.
Infatti tantissime piazze in tutta Italia (l’elenco completo è disponibile sul sito https://unitalsi.it/giornata-nazionale/) ospiteranno gazebo con i volontari Unitalsi (Unione nazionale trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali) che proporranno, in cambio di un’offerta minima, un cofanetto, contenente quattro confezioni di pasta di semola di grano duro da 400 grammi di tipologie diverse: un bene primario, che racchiude il valore simbolico del chicco di grano che sa farsi nutrimento. Un cofanetto che può diventare anche un dono per chi è in difficoltà.
«La Giornata nazionale – sottolinea il presidente Unitalsi Rocco Palese – rappresenta un’occasione preziosa per far conoscere il valore del servizio e della prossimità che ogni giorno i nostri volontari offrono alle persone malate e alle loro famiglie». In più «è un invito a tutta la comunità a sentirsi parte di una rete di solidarietà concreta, capace di trasformare piccoli gesti in grandi segni di speranza».
«Nelle piazze con i volontari Unitalsi – aggiunge il vicepresidente nazionale Sabatino Di Serafino – si può fare esperienza dell’associazione, capirne meglio la natura e accostarsi alle testimonianze dei nostri soci». Unitalsi, aggiunge Di Serafino, «è un ente ecclesiastico riconosciuto civilmente. La natura dell’associazione è tale per cui i nostri volontari non solo offrono il loro tempo e il loro impegno, ma quando partecipano ai pellegrinaggi pagano il proprio soggiorno».
La storia dell’Unitalsi, nata oltre 120 anni fa, comincia a Lourdes dove il giovane Giovanni Battista Tomassi voleva compiere il gesto eclatante di un suicidio, e invece ne tornò convertito: «Nei primi anni – continua Di Serafino – avevamo anche il compito di risolvere un problema “tecnico”, superare le barriere architettoniche che rendevano difficile ai malati raggiungere Lourdes. E Unitalsi nasce come esperienza della Chiesa che promuove i pellegrinaggi verso i santuari mariani. A cominciare da quello di Lourdes dove si vive un’inversione dei criteri con cui si guarda alla vita e si coglie che comprende anche la disabilità».
Nel corso dei decenni, Unitalsi ha ampliato le sue attività, non solo estendendo le mete ad altri santuari (come Loreto, Fatima, Santiago) ma spendendosi sul territorio per aiutare malati e bisognosi: «Oggi siamo distribuiti in più di 300 sottosezioni – aggiunge Di Serafino – e questo favorisce la diffusione capillare delle opere di carità, con progetti specifici».
Per esempio il Progetto dei Piccoli, in favore delle famiglie di bambini che devono essere curati nei grandi ospedali pediatrici, abbiamo 12 appartamenti in alcune città (Genova, Roma, Latina, Milano, Napoli, Bologna, Perugia) per ospitare i genitori in modo che possano essere vicini ai loro figli». E in favore dei bambini malati si svolge un particolare pellegrinaggio a Lourdes a giugno (quest’anno dal 23 al 30): «L’esperienza della fragilità assume una dimensione particolare quando ha a che fare con famiglie provate dalla sofferenza che dei propri bambini». Questa diffusione della carità si estende a progetti internazionali di accoglienza di bambini disabili «anche in Terra Santa – puntualizza Di Serafino – nonostante le difficoltà portate dai confitti recenti».
Ecco quindi che la Giornata nazionale, sostenuta dalla rete televisiva LA7, può diventare l’occasione per accostarsi a questa espressione viva della carità della Chiesa: «Saremo a disposizione di chi non conosce l’Unitalsi, o ne ha solo sentito parlare ma non ha avuto la possibilità di partecipare a uno dei nostri pellegrinaggi. Possono aiutarci a diffondere l’esperienza della carità nel senso più ampio possibile», conclude Di Serafino.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






