Suicidio assistito anche in Liguria. «Ma va ascoltata la domanda di cure»
Pochi giorni dopo il Piemonte, un’altra Regione amministrata dal centrodestra (contrario a leggi regionali sul fine vita) ha conosciuto il suo primo caso di morte volontaria dopo una procedura seguita dalla Asl anche se con personale medico procurato dall’Associazione Coscioni

Un nuovo suicidio medicalmente assistito, il dodicesimo in Italia. Ed è il primo avvenuto in Liguria, dopo il caso avvenuto pochi giorni fa in Piemonte: entrambe le regioni sono amministrate da giunte di centrodestra, sinora compattamente ostili a leggi regionali sul fine vita (invece approvate in Toscana e Sardegna).
Silvano, 56enne genovese, affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, si è ucciso a fine febbraio, autosomministrandosi «un farmaco» letale fornito dal Servizio sanitario, insieme alla «strumentazione necessaria»: nessun medico della Asl si è reso disponibile a essere presente e Silvano è stato assistito dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni.
A causa della malattia era diventato tetraplegico e dipendeva completamente dall’assistenza per ogni necessità quotidiana. Aveva gravi difficoltà nel comunicare e nel deglutire e aveva definito le sue condizioni «intollerabili». Il 24 febbraio 2025 Silvano aveva chiesto alla Asl di verificare i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. L’Azienda sanitaria aveva riconosciuto la sussistenza delle condizioni nel giugno successivo, ma senza indicare le modalità della procedura. Solo dopo l’intervento dei suoi legali e varie diffide formali, in ottobre la Asl ha trasmesso la relazione completa con le indicazioni operative. Dopo circa un anno dalla richiesta iniziale, Silvano ha deciso comunque di procedere.
In una lettera, diffusa dopo la sua morte, ha parlato apertamente delle sofferenze vissute. «La mia libertà di scelta è quella di dire basta alle sofferenze, è amore per me, per chi sono e sono stato». Nel messaggio, rivolgendosi direttamente alle istituzioni, chiede «in primis alla Regione Liguria di garantire tempi certi di risposta e verifica delle condizioni e al Parlamento italiano che legiferi per rispettare la libertà di scelta dei malati che oggi non possono accedere al fine vita con un percorso chiaro e rispettoso delle nostre scelte».
Parole che restituiscono il peso e la fatica di una condizione di sofferenza profonda. Nel dibattito sul fine vita, però, resta aperta anche un’altra prospettiva: quella di chi ritiene che la risposta al dolore non debba essere l’interruzione della vita ma il rafforzamento delle cure palliative e della terapia del dolore. «Esprimiamo cordoglio per la morte di Silvano e sincera vicinanza alla sua famiglia – ha detto per Federvita Liguria Annarosa Rossetto –. Nel pieno del dibattito nazionale sul suicidio assistito ricordiamo però che troppo spesso i media enfatizzano casi drammatici ma isolati, mentre la maggioranza dei malati chiede soprattutto cure, vicinanza e sostegno per continuare a vivere. Per questo rinnoviamo con determinazione l’appello a rafforzare le cure palliative, l’accompagnamento e il volontariato accanto ai malati, evitando di strumentalizzare la fatica e il dolore per promuovere strumenti legislativi che in diversi altri Paesi hanno portato a una progressiva escalation di morte».
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