Gutenberg traccia una topografia dei nonluoghi
Abitare l’altrove tra spazi di passaggio e stanze dimenticate, periferie reali e territori digitali: luoghi che sembrano vuoti ma raccontano il nostro tempo

Abitare l’altrove tra spazi di passaggio e stanze dimenticate, periferie reali e territori digitali: attraversare i luoghi che sembrano vuoti ma raccontano il nostro tempo è come passare attraverso dei nonluoghi, oscillando tra schermi e paesaggi interiori, fino a formare mappe critiche dei corridoi contemporanei. Il nuovo numero di Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 6 marzo 2026, traccia una topografia dei nonluoghi. Il numero si apre con l’articolo di Paola Nicita, che riprende il pensiero di Marc Augé per mostrare, anche attraverso le fotografie di Emanuele Lo Cascio, come la geografia urbana si sia ribaltata nei nonluoghi, dove l’opposizione non è più tra spazi ma tra condizioni sociali. Le parole di Augé, insieme alle immagini dello Zen di Palermo, costruiscono un quadro in cui la circonferenza della periferia si allarga fino a dissolvere l’idea stessa di centro. Francesco G. Capitani pone lo sguardo sui luoghi abbandonati, dove non si consuma soltanto il degrado ma si riattivano percezioni primordiali. Le case invase dall’edera, gli ospedali dismessi e gli spazi dimenticati diventano punti in cui l’esperienza umana torna a misurarsi con silenzi, tracce e fragilità che resistono nel tempo.

Nelle pagine successive Eugenio Giannetta segue il movimento tra luoghi reali e spazi metafisici nelle parole di Montale e Caproni. Dal bianco del fazzoletto alla nebbia intesa come «solido nulla», lo sguardo dei due poeti interroga spazio e tempo, oscillando tra quotidianità concreta e soglie che sottraggono la vista. Carlo Verdelli si concentra sul telefono come nuovo nonluogo digitale, un punto in cui vita reale e vita virtuale si sovrappongono. Lo smartphone diventa così un Paese dei balocchi senza spazio fisico, capace di sedurre adulti e ragazzi allo stesso modo, trattenendo tutto in una tasca che non ha più confini. Chiude il monografico Raul Gabriel, che estende la riflessione dal profilo urbanistico a quello antropologico: il nonluogo non è più soltanto uno spazio anonimo ma una condizione dell’umano. Nei flussi metropolitani e nei passaggi impersonali, la presenza fragile e intermittente dell’individuo emerge come origine da cui osservare il vuoto.
Apre la sezione Percorsi il tema donne nell’arte e nel teatro musicale, che introduce l’articolo di Alessandro Beltrami dedicato al ruolo autonomo delle artiste nella Napoli spagnola, dove la presenza femminile emerge tra arti visive, scienza e società in una ricostruzione che amplia la lettura del Seicento. Accanto, Giovanni Albini presenta il progetto internazionale Casta Diva, che intreccia ricerca, performance e digitale per riportare alla luce compositrici, interpreti e studiose del teatro musicale italiano, rendendo accessibili materiali e risultati attraverso un hub condiviso. La sezione prosegue con il tema "Tra rottura e tradizione", entro cui Ilario Bertoletti rilegge Krisis di Massimo Cacciari, nel suo cinquantenario, come una genealogia della crisi dei fondamenti che attraversa Schopenhauer, Nietzsche e Wittgenstein, mettendo a nudo il travolgimento della dialettica e dell’ideologia. In parallelo, Giorgio Agnisola segue le opere di Bertozzi & Casoni che dialogano con gli ambienti arredati del Museo di Capodimonte attraverso un cortocircuito concettuale sospeso tra iperrealismo, ironia e oscillazioni visive. Chiude la sezione il tema la pagina di Antonio Lo Campo dedicata alle macchine funzionanti di Leonardo da Vinci, presentate in un’esposizione che permette al pubblico di azionarle direttamente. Tra volo, acqua, guerra e lavoro, le ricostruzioni offrono un percorso interattivo che parte dai codici dell’inventore e arriva alle lavorazioni artigianali che ne rendono possibile il movimento.
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