«Più umanità»: il Campus Bio-Medico forma i medici del futuro

Parla Rocco Papalia, il rettore dell'università: «Per gli studenti è fondamentale l'educazione valoriale, la nostra spina dorsale». L'intelligenza artificiale? «Sempre al servizio della persona»
March 5, 2026
Il rettore dell'università Campus Bio-Medico di Roma, Rocco Papalia
Il rettore dell'università Campus Bio-Medico di Roma, Rocco Papalia /Campus Bio-Medico
Il fiore all’occhiello dell’Università Campus Bio-Medico di Roma? «La formazione dei nostri studenti, che integra le competenze scientifiche e tecnologiche con la dimensione umana». Non ha dubbi il rettore, Rocco Papalia, che è anche direttore dell'Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione. «Il nostro motto è “Scienza per l’uomo”», sottolinea, riprendendo le parole chiave che ha indicato ai giovani all’inaugurazione dell’anno accademico. Su tutte, «servizio, ma soprattutto prossimità, che esprime un’autentica vicinanza al prossimo, non di facciata». Valori «non negoziabili» che guidano una realtà - quella del Campus - dove «dialogano continuamente la ricerca clinica, la ricerca scientifica e la formazione».
Rettore, come convivono tra di loro queste dimensioni?
Non sono compartimenti stagni, ma si alimentano reciprocamente. Dal punto di vista strutturale, negli ultimi anni si è arrivati a una distinzione tra due enti: da una parte c’è l’Università e dall’altra la Fondazione Policlinico Universitario. La ricerca di laboratorio e le scienze di base si svolgono prevalentemente in ambito universitario. Mentre la ricerca preclinica e clinica sono portate avanti dalla Fondazione. In questo contesto operano anche gli specializzandi, che possono mettere in pratica non solo le competenze tecnologiche acquisite, ma anche quella dimensione valoriale che per noi rappresenta la spina dorsale della formazione.
Quali sono oggi gli ambiti di ricerca più sviluppati?
La nostra è una ricerca a 360 gradi. Coinvolge non solo l’area biomedica, ma anche la Facoltà di Scienze e Biotecnologie, con un orientamento marcato verso la One Health, e l’ingegneria, con filoni che vanno dal digital engineering alla bioingegneria, dall’ingegneria biomedica ai sistemi intelligenti legati all’intelligenza artificiale. Sono percorsi che si intrecciano con le altre facoltà e hanno un filo conduttore comune: la dimensione valoriale. I nostri studenti devono essere preparati, ma anche capaci di porsi domande esistenziali per offrire qualcosa in più alla società.
Entriamo nel merito dell’approccio One Health: che cosa significa concretamente?
Vuol dire riconoscere che la salute è unica. Non esiste solo la salute dell’uomo, ma quella dell’uomo inserito nel suo ecosistema. La Facoltà di Scienze e Biotecnologie, infatti, lavora sul mondo dell’agricoltura, sul benessere delle piante e sulla nutrizione animale e umana; la Facoltà di Medicina si occupa della salute della persona; e la Facoltà di Ingegneria contribuisce con la bioingegneria, che migliora la qualità della vita, e con l’ingegneria chimica per lo sviluppo sostenibile, che promuove processi capaci di migliorare la salute dell’ambiente e ridurre la tossicità delle acque e dei terreni dove vengono seminate le piantagioni.
E il digital engineering?
Stiamo realizzando un nuovo centro dedicato, anche dal punto di vista architettonico, che sarà luogo di convergenza per le specialità ingegneristiche legate ai sistemi intelligenti e ai wearable, dispositivi indossabili per il monitoraggio della salute o per rilevare parametri ambientali. Tra le altre punte di diamante ci sono anche i digital twin, che simulano organismi umani per studiare apparati specifici. A questo si aggiungono i progetti sull’intelligenza artificiale e sull’analisi sistematica dei dati, finalizzati anche allo sviluppo di sistemi robotici capaci di affiancare l’uomo nelle attività professionali. La tecnologia deve essere al servizio della persona. Questo vale anche per l’IA, che non deve sostituire la responsabilità umana ma potenziarla, per aiutare a migliorare le diagnosi. Ma l’ultima decisione resta sempre dell’uomo.
Quali sono invece le ricerche più avanzate in ambito medico?
Recentemente abbiamo ottenuto diversi finanziamenti: uno per sviluppare progetti sulle malattie ematologiche, come linfomi e leucemie; un altro legato alle terapie per le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson; e un altro ancora in ambito ingegneristico, per lo sviluppo di sistemi informatici di ultima generazione.
Nel frattempo, anche l’ortopedia è sempre più protagonista...
Siamo tra i centri più avanzati a livello nazionale. Nel 2025 abbiamo trattato oltre 40.000 pazienti ambulatoriali e realizzato quasi 4.800 interventi chirurgici, di cui 2.300 protesi di anca, ginocchio e spalla. I ricoveri complessivi sono stati circa 5.000.
Quali sono le innovazioni più impattanti?
Una riguarda l’allineamento cinematico del ginocchio, tecnica che rispetta l’allineamento nativo del paziente, evitando danni biomeccanici con l’inserimento delle protesi. Un’altra è la chirurgia robotica: attraverso una Tac speciale, i cui dati vengono mandati negli Usa e integrati con quelli raccolti in sala operatoria, si può procedere con un posizionamento protesico estremamente preciso. L’obiettivo è promuovere l’invecchiamento attivo, migliorando la qualità della vita nella terza età e consentendo una capacità funzionale superiore a quella di 10-20 anni fa. E, quando possibile, permettere ai pazienti di fare anche attività fisica ricreativa.
Tutte novità sulle quali gli allievi possono esercitarsi sfruttando le tecnologie di realtà aumentata del Simulation Center, che avete inaugurato recentemente.
È fondamentale. Permette agli studenti di fare esperienza in sicurezza, senza aver paura di sbagliare, fin dai primi anni. I primi dati ci dicono che le competenze sono già migliorate del 40%.
Il tutto è sorretto dalle vostre radici cristiane.
Recentemente abbiamo sottoscritto un accordo con la Pontificia Università della Santa Croce, grazie al quale abbiamo introdotto corsi di bioetica, antropologia ed etica fondamentale. Non li consideriamo elementi accessori, ma parte integrante della nostra formazione, perché aiutano a legare competenza tecnica e responsabilità etica.
Guardando al futuro?
Vogliamo rafforzare il profilo biotecnologico e sostenere le start-up, aiutando gli studenti a diventare imprenditori. In ambito medico continueremo invece a sviluppare nuovi progetti di ricerca in dialogo con la Fondazione Policlinico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA