Ora la Cina vuole diventare "una società amica del parto" per superare il gelo demografico
di Luca Miele
Grande attenzione anche alla "silver economy", passando per l'“l’intelligenza artificiale, l'informatica quantistica e i robot umanoidi". Ma gli esiti della sfida restano incerti

Le formule sono ammiccanti. La nuova la Cina, la Cina che si proietta nel futuro, sarà una "società amica del parto" e, al tempo stesso, punterà allo “sviluppo di alta qualità della silver economy”, vale a dire l’economia che ruota attorno alla terza età. Il tutto connesso all’ambizione di dominare il campo strategico delle tecnologie emergenti come “l’intelligenza artificiale, l'informatica quantistica e i robot umanoidi”. Il gigante asiatico "conquisterà le vette più alte della scienza e dello sviluppo tecnologico" e cercherà "svolte decisive nelle tecnologie chiave", è il proclama contenuto nel piano quinquennale pubblicato oggi, quello che intende disegnare appunto al Cina del futuro, in concomitanza con la sessione di apertura del Congresso nazionale del popolo a Pechino.
Dietro le formule, c’è un gigante in profonda trasformazione, con la demografia che sta rimodellando profondamente la società cinese. I dati inchiodano il Paese a una sorta di prolungato inverno demografico. La popolazione del Paese è diminuita per il quarto anno consecutivo nel 2025, scendendo di 3,39 milioni a 1,405 miliardi di persone nel 2025. Il tasso di natalità è precipitato al livello più basso mai registrato – 5,63 ogni 1.000 persone – dalla fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949, mentre il tasso di mortalità è salito a 8,04 ogni 1.000 persone. Il numero di bambini nati è sceso a 7,92 milioni, rispetto ai 9,54 milioni del 2024. Oggi gli adulti over 60 rappresentano il 23% della popolazione totale.
Le stime per il futuro non sono incoraggianti. Come riportato dalla Reuters, “entro il 2035 il numero di persone di età superiore ai 60 anni dovrebbe raggiungere i 400 milioni, all'incirca pari alla popolazione di Stati Uniti e Italia messe insieme”. Ancora più funeste le previsioni a lungo raggio. Le Nazioni Unite hanno calcolato che la popolazione cinese potrebbe scendere fino a 663 milioni di persone, meno della metà della popolazione attuale, entro il 2100, se i tassi di natalità continueranno a diminuire e l'immigrazione rimarrà bassa.
Di fronte a questo mix esplosivo, che mette sotto pressione la tenuta sociale ed economica del Paese, la leadership cinese si è impegnata a costruire una "società amica del parto", con una politica tesa “ad affrontare le preoccupazioni relative a occupazione, istruzione, assistenza medica, salute e reddito”. Le autorità miglioreranno i servizi alla popolazione per rispondere all'invecchiamento della popolazione, anche "promuovendo la piena occupazione di alta qualità, migliorando il sistema di distribuzione del reddito e perfezionando il sistema di sicurezza sociale". Non solo: Pechino promuoverà "atteggiamenti positivi nei confronti del matrimonio e della procreazione", incrementando il sostegno abitativo per le famiglie con figli. Previsto anche l’aumento dell'offerta di posti nelle scuole secondarie superiori, con una spesa pubblica per l'istruzione obbligatoria superiore al 4% del Pil. Saranno introdotte infine nuove politiche per promuovere "uno sviluppo di alta qualità della silver economy", rivolto alle persone di età pari o superiore a 60 anni, con un aumento dei servizi di assistenza agli anziani, in particolare nelle aree rurali, si legge ancora nel rapporto.
Sarà il tempo a dire se la Cina riuscirà a obliterare le cicatrici profonde e drammatiche della politica del figlio unico. Così come se le misure messe in campo saranno efficaci a superare le resistenze esistenti. Come scrive il Mercator Institute for China Studies, “i cittadini cinesi rimangono scettici nei confronti degli sforzi del governo. La discrepanza tra i desideri delle persone e gli interventi governativi rischia di aggravare il malcontento sociale. Le pressioni demografiche sono state elevate a questione di sicurezza nazionale, calpestando la libertà di scelta”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






