La trattativa segreta tra la Cia e il partito dei curdi iraniani Pdki per fomentare la rivolta di massa
di Luca Foschi
Secondo la Cnn la Cia si sta preparando ad armare i curdi iraniani con l’obiettivo di innescare una rivolta di popolo all’ombra dei bombardamenti israelo-americani

Pochi per clamorose conquiste, ma abbastanza, insieme alle altre etnie, per seminare il caos nell’Iran teocratico e aprire la strada al cambio di regime. Stando alla Cnn, la Cia si sta preparando ad armare i curdi iraniani con l’obiettivo di innescare una rivolta di popolo all’ombra dei bombardamenti israelo-americani. Rappresentanti curdi ascoltati dall’emittente americana affermano che martedì il presidente Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con Mustafa Hijri, leader del Partito democratico del Kurdistan iraniano (Pdki). Contattata da Reuters, la Cia ha rifiutato di commentare. L’agenzia rimane in attesa di una risposta da parte della Casa Bianca e del Pentagono. Le fonti curde affermano che una decisione finale su tempi e modi dell’operazione non è stata ancora raggiunta, ma nel frattempo i pasdaran hanno bombardato a partire da domenica le sedi del Kdpi con decine di droni, sia in Iran che nella provincia autonoma del Kurdistan iracheno.
Lunga, carsica e complessa è la storia delle intese strette con i padrini stranieri dal popolo curdo, diviso dal collasso dell’impero ottomano (1918) fra Turchia, Siria, Iraq e Iran. «La più grande nazione senza Stato» ha fin dal secondo dopoguerra intrattenuto buone relazioni con Israele, simbolo dell’irredentismo strategico e vittorioso. Ma è stata Washington, in tempi più recenti, a usare il nazionalismo curdo nella sua perenne e inconclusa battaglia per il controllo del Medio Oriente. Con un infausto discorso radiofonico, nel 1991, Bush padre chiamò all’insurrezione contro il regime di Saddam Hussein gli sciiti e i curdi dell’Iraq, per poi abbandonarli dopo il cessate il fuoco che mise fine alla Prima guerra del Golfo. Feroce fu la repressione di Saddam. I curdi sarebbero stati ricompensati nel 2003 da Bush figlio con l’autonomia e la presidenza del nuovo Iraq, sostenuto da un’architettura confessionale sul modello libanese. Il completo e sanguinoso fallimento dell’operazione guidata dal governatore americano Bremer avrebbe acceso il sotterraneo fondamentalismo sunnita. Lo Stato islamico dalle porte di Baghdad si sarebbe disteso fino a Kobane, piccola enclave curda nel nord della Siria. Dopo aver respinto e sconfitto Daesh, il Pyd siriano ha servito gli Usa da proxy fedele sotto i mandati di Obama, Biden, del primo e del secondo Trump, che al Rojava autonomo ha poi preferito la Siria unitaria dell’ex qaedista e ora presidente al-Sharaa. Adesso, parrebbe, è venuto il momento dei curdi iraniani.
Il Pdki nasce nel 1946 e ha attraversato con ostinazione l’epoca dello Shah Palavi, il breve interregno liberale di Mossadeq (caduto per un colpo di Cia e Mi5) e l’oppressiva egemonia degli ayatollah. Di estrazione socialisteggiante, perseguitato per decenni dagli assassinii dei suoi dirigenti, si batte, suggerisce il manifesto, per «ottenere i diritti nazionali curdi all’interno di un Iran federale e democratico», promossi da un congresso che riunisce azeri, baluci, turcomanni e arabi. Dirigenti e guerriglieri del Kdpi vivono nella porosa membrana al confine fra Iran occidentale e Kurdistan iracheno, e sono l’avanguardia di un movimento che conta una dozzina di organizzazioni. Insieme a quattro fra queste, il 22 febbraio, il Pdki ha annunciato la nascita di una alleanza politica che ha come obiettivo la caduta del regime di Teheran e l’autodeterminazione della minoranza. Axios ha reso noto che pochi giorni fa il presidente Trump ha dialogato con Masoud Barzani e Jalal Talabani, leader del Kdp e dell’Upk, i partiti egemoni del Krg, possibile retroterra strategico. «È molto pericoloso, ma cosa possiamo fare? Non possiamo opporci all’America», ha commentato un funzionario del governo.
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