«Per sempre Carlo, il mio maestro nel servizio agli ultimi»

di Cenzina Ricco
«Il Signore della Vita ha benedetto la nostra amicizia perché nonostante tutto non riesco a mollare, e la forza è nella tua nuova forma di presenza»: la testimonianza sul Servo di Dio Carlo Casini di Cenzina Ricco, che l’ha conosciuto da vicino. E ne custodisce un ricordo incancellabile
January 13, 2026
«Per sempre Carlo, il mio maestro nel servizio agli ultimi»
Carlo Casini
Ho conosciuto Carlo Casini nel 1975. L’occasione fu l’alba del Movimento per la Vita. Ci ha uniti il comune e costante impegno talvolta caratterizzato da difficoltà e sofferenze causate da incomprensioni e da molte discussioni. Va detto anche che lavorare per la vita è stato fonte di energia ed entusiasmo – come lo è adesso – e che ogni difficoltà trovava risposta nella gioia e nella speranza di un impegno concreto e quotidiano. Inizialmente nella dirigenza e poi presidente del Movimento, ogni volta che ci si incontrava Carlo voleva essere chiamato Carlo. Per sempre Carlo.
Carlo, mi hai contagiato con la tua inconfondibile e costante disponibilità, mai hai ignorato le esigenze della nostra operosità in terra di Puglia. Carlo, ci hai insegnato che in profondità il servizio alla vita dal concepimento si alimenta dall’unità spirituale con il Creatore, Padre e amante della vita, e tu, Carlo sei stato, e sei, il punto fermo e una continua guida che riempie il cuore e le giornate. In ogni disagio mi tornano alla mente il tuo coraggio e il tuo incoraggiamento a portare avanti la nostra missione senza arrenderci, ricominciando sempre, rispondendo sorridenti, da servi inutili.
Nelle criticità inizialmente mi rivolgevo a te, offrendo un pensiero e una preghiera di suffragio, anche se mi dicevo che non ne hai bisogno. Adesso i miei pensieri e le mie preghiere li offro per la tua Causa di beatificazione. Tu sai, Carlo, quante volte ho copiato il tuo modo di agire e ti ho affidato i miei progetti perché fossero graditi al nostro Gesù. Ogni volta che sei venuto da noi abbiamo sentito rafforzarsi le risposte alle nostre perplessità e ci hai aiutato a far ripartire con più vigore la nostra presenza.
Non posso dimenticare il III Convegno nazionale dei Centri di Aiuto alla Vita che si svolse a Selva di Fasano il 16 e il 17 aprile 1983. Carlo ci trasmise un’energia straordinaria. Traggo un passaggio dal suo intervento: «Ha scritto il salmista: “Con la bocca dei bimbi e dei lattanti hai affermato la tua potenza contro i tuoi avversari”. Abbiamo mai riflettuto che stabilire il programma di “ricominciare dagli ultimi” significa, appunto, chiedere al bambino non nato la risposta ai grandi problemi dell'uomo moderno? Cos'è la libertà? Cosa è il progresso? Cosa è la laicità? Cosa la pace? Costa la democrazia? Cosa la famiglia? Cosa la sessualità? Ecc. Ma se la questione è così grande siamo appena all'inizio: l'abbiamo appena cominciata ad affrontare, e il compito è grandioso. Abbiamo appena afferrato il valore-chiave. Il disegno è grandioso. Non bastava proporsi di salvare il maggior numero possibile di vite umane? È già così terribilmente arduo. Conosco l'esiguità delle nostre forze e ho esperienza della durezza altrui, della corruzione dei concetti, delle menzogne, delle difficoltà del linguaggio... Ecco perché questo è un convegno importante».
E poi, formidabile anche la sua partecipazione al Seminario Quarenghi, il IV, che si svolse a Monopoli (Bari) dal 26 luglio al 2 agosto 1987: «La nostra pretesa di trovare un elemento di unificazione tra credenti e non credenti, scaturisce proprio da questa forte affermazione che siamo in presenza di un essere umano. Il microscopio che puntiamo sul concepito mette a fuoco la grande questione che non è scientifico-biologica, ma è la questione del senso del vivere umano e del nostro stare in società. La vita umana biologicamente è un dato certo, ciò che è incerto è il suo valore, il suo significato. La questione del senso è diventata una questione politica. [...] Il nostro unico argomento – abbiamo detto – è l'uomo. Per riconoscerlo ci inginocchiamo a guardare l'uomo al suo inizio, quando non ha altra ricchezza che la partecipazione alla natura umana. Ma, nonostante la sua estrema debolezza e povertà, egli incarna il fine dell'universo, con i suoi spazi e con i suoi tempi immensi. Perché, se c'è un fine, esso non può che essere manifestato in ogni figlio dell'uomo. [...] Contemplando la dignità dell'uomo, contribuiremo a dare energia intellettuale e capacità di azione a chi virgola di casa, di lavoro virgola di economia virgola di pace si occupa».
Carlo, ora non sono solo orfana di te, che considero il mio vero Presidente, ma anche di molte persone che ti hanno voluto bene ed erano orgogliose di essere al tuo seguito. Sono contenta però che ancora oggi in tanti ti seguono – e io con loro – e che sono nate tante iniziative per portare avanti il tuo pensiero, la tua azione, la tua spiritualità.
Sono certa che il Signore della Vita ha benedetto la nostra amicizia perché nonostante tutto non riesco a mollare, e la forza è nella tua nuova forma di presenza. Grazie, e spero di venerarti come Beato prima che i miei occhi cessino di vedere e la mia mente di ricordare.
Grazie a te non voglio perdere mai la capacità di saper accogliere e ascoltare il battito del concepito nel grembo materno.
Cenzina Ricco

© RIPRODUZIONE RISERVATA