La vita può saltare da un pianeta a un altro grazie agli asteroidi

Secondo uno studio della Johns Hopkins University, microrganismi potrebbero sopravvivere all'espulsione causata da un meteorite e resistere al viaggio nel cosmo
March 4, 2026
La vita può saltare da un pianeta a un altro grazie agli asteroidi
JPL-Caltech/NASA
Una scoperta che cambia le convinzioni degli scienziati sull’origine della vita e sul modo in cui sarebbe iniziata sulla Terra: delle forme di vita microscopiche potrebbero sopravvivere all’espulsione da un pianeta in seguito all’impatto di un asteroide e viaggiare nello spazio fino a raggiungerne un altro. A dimostrarlo è uno studio guidato da K.T. Ramesh e Lily Zhao della Johns Hopkins University e pubblicato su PNAS Nexus, secondo il quale il batterio estremofilo Deinococcus radiodurans, già noto per la sua resistenza a radiazioni, freddo e disidratazione, può sopportare pressioni paragonabili a quelle generate da un’espulsione da Marte. Si tratta di un elemento importante, perché fornisce ulteriori evidenze a sostegno dell’ipotesi della “litopanspermia”: secondo questa teoria, la vita potrebbe trasferirsi da un pianeta all’altro trasportata dai detriti che si generano nei grandi impatti asteroidali.
Per testare le condizioni di sopravvivenza di un microrganismo in quelle condizioni, i ricercatori hanno sottoposto Deinococcus radiodurans a pressioni comprese tra 1 e 3 gigapascal, equivalenti fino a circa 30.000 volte la pressione atmosferica. I batteri sono stati inseriti tra due piastre metalliche, colpite poi con un proiettile sparato a velocità fino a 300 miglia orarie da un’apposita “gas gun”. In questo modo l’esperimento ha simulato lo shock di un impatto e la successiva espulsione. Alla pressione di 1,4 gigapascal quasi tutti i batteri sono sopravvissuti e circa il 60% ha resistito a 2,4 gigapascal. Solo all’aumentare ulteriore della pressione si sono osservati danni alle membrane e alterazioni interne delle cellule, ma i risultati si sono rivelati ben al di sopra di quelli attesi degli studiosi: «Ci aspettavamo che fosse già morto alla prima pressione - ha dichiarato Lily Zhao -. Abbiamo continuato ad aumentare l’intensità per cercare di ucciderlo, ma è stato davvero difficile». Per K. T. Ramesh questo esperimento dimostra che «la vita potrebbe effettivamente sopravvivere all'espulsione da un pianeta e al trasferimento su un altro».
Gli impatti asteroidali, peraltro, sono un fenomeno abbastanza frequente: a testimoniarlo ci sono i crateri che ricoprono la superficie di Marte e le meteoriti marziane già rinvenute sulla Terra. Al di là delle implicazioni sulle ipotesi che tentano di spiegare l’origine della vita sul nostro pianeta, questo studio ha una grande importanza anche per altre ragioni: ad esempio, se dei microrganismi possono sopravvivere a queste condizioni, le missioni spaziali verso pianeti potenzialmente abitabili - come Marte - richiedono protocolli rigorosi per evitare contaminazioni. Lo scopo che si prefigge ora il gruppo di ricerca è verificare se impatti ripetuti possano selezionare delle popolazioni batteriche ancora più resistenti e se altri organismi, come i funghi, siano in gradi di sopravvivere nelle stesse condizioni. 

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