Luna, il programma Artemis tra rilanci e ritardi

La Nasa annuncia una nuova missione prima di tentare l'allunaggio, che nei fatti viene rimandato di un anno
February 27, 2026
Luna, il programma Artemis tra rilanci e ritardi
L’equipaggio di Artemis II mentre si addestra all’ammaraggio / Nasa
La Nasa ha annunciato un'importante svolta per il programma Artemis, con l'obiettivo dichiarato di riportare gli astronauti americani sulla Luna e stabilire una presenza umana duratura sul satellite. Il piano si articola su tre pilastri fondamentali: la standardizzazione della configurazione dei veicoli, l'aggiunta di una nuova missione nel 2027 e l'esecuzione di almeno un atterraggio lunare ogni anno a partire da quella data. L'annuncio è stato effettuato nel corso di una conferenza stampa presso il Kennedy Space Center, alla presenza dei vertici dell'agenzia e dei principali partner industriali.
L'amministratore della Nasa Jared Isaacman ha sottolineato con forza l'urgenza di accelerare i tempi, citando esplicitamente la crescente competizione geopolitica: "Con una concorrenza sempre più credibile da parte del nostro principale avversario geopolitico, dobbiamo muoverci più velocemente, eliminare i ritardi e raggiungere i nostri obiettivi." Isaacman ha richiamato lo spirito del 1969, sostenendo che lo stesso approccio logico e graduale che portò gli americani sulla Luna per la prima volta è la strada giusta anche oggi. La politica spaziale nazionale del Presidente viene indicata come la cornice entro cui si inserisce questa accelerazione.
Sul fronte operativo, la missione Artemis II è quella più imminente: il suo lancio è previsto per aprile. Il 25 febbraio, i componenti Sls e Orion sono stati trasportati al Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center per una serie di interventi tecnici necessari prima del volo. I team hanno dovuto affrontare un problema legato all'elio riscontrato nello stadio di propulsione criogenica provvisorio, oltre a procedere con la sostituzione delle batterie nel sistema di terminazione del volo e con test end-to-end per i requisiti di sicurezza dell'autonomia. Nonostante queste operazioni, i team sono stati descritti come pronti e all'altezza della sfida.
La missione Artemis III ha subito una significativa ridefinizione: non sarà più una missione di atterraggio lunare, bensì un volo di prova riprogrammato al 2027, con obiettivi focalizzati sull'orbita terrestre bassa. Questa scelta risponde alla necessità di testare sistemi e capacità operative in modo graduale e sicuro, prima di procedere al primo vero atterraggio lunare previsto con Artemis IV nel 2028. Gli obiettivi specifici di Artemis III includono un rendezvous e un attracco con uno o entrambi i lander commerciali di SpaceX e Blue Origin, test in orbita dei veicoli attraccati, verifiche integrate dei sistemi di supporto vitale, di comunicazione e di propulsione, e test delle nuove tute per attività extraveicolari, denominate xEVA. La Nasa ha precisato che gli obiettivi definitivi della missione verranno comunicati al termine delle revisioni dettagliate con i partner industriali.
Una delle scelte strategiche più rilevanti riguarda la standardizzazione della configurazione dei veicoli. L'amministratore associato Amit Kshatriya ha spiegato che modificare la configurazione dell'SLS e dello stack Orion tra una missione e l'altra sarebbe inutilmente complicato, considerando che ci sono ancora molti rischi legati allo sviluppo e alla produzione da affrontare. La Nasa ha quindi deciso di mantenere per tutte le missioni una configurazione quanto più vicina possibile al cosiddetto "Blocco 1", ovvero quella già utilizzata nei voli precedenti. Questo approccio si ispira esplicitamente alla filosofia del programma Apollo, che poneva l'affidabilità del sistema e la sicurezza dell'equipaggio al centro di ogni decisione.
A supporto di questa accelerazione, la Nasa ha annunciato una direttiva sulla forza lavoro con cui intende ricostituire e rafforzare le competenze chiave interne all'agenzia, integrando una maggiore quota di lavoro sviluppato direttamente dalla Nasa stessa, in sinergia con i partner del programma. Questo è considerato un fattore abilitante fondamentale per garantire una cadenza di lancio più sicura, affidabile e rapida.

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