Per chi suona la campana di Sanremo

Le polemiche frontali che hanno accolto la decisione del vescovo Antonio Suetta di far risuonare ogni sera una "Campana dei Bimbi non Nati" hanno impedito di capire le reali intenzioni di un gesto di preghiera che parla di accoglienza, misericordia e verità
January 3, 2026
Per chi suona la campana di Sanremo
Per chi suona la campana di Sanremo? Giorni di polemiche attorno al gesto del vescovo Antonio Suetta che dal 28 dicembre, a chiusura del Giubileo in diocesi, ha voluto far suonare ogni sera la “Campana dei Bimbi non Nati” hanno fatto perdere di vista le vere motivazioni di un gesto che vuole essere pieno di significato. Ascoltiamo allora il vescovo di Ventimiglia-Sanremo: «A partire da oggi – ha detto nel giorno in cui la Chiesa ricordava i Santi Innocenti –, oltre al suono delle ore durante il corso della giornata, la campana suonerà ogni sera, alle ore 20, diventando un richiamo quotidiano alla coscienza, alla preghiera e alla misericordia. Il suo suono sarà un invito al silenzio, alla riflessione, alla compassione e alla speranza».
Nessun intento “aggressivo” o colpevolizzante per chi porta la ferita di un aborto. Anzi: legando esplicitamente alla fine del Giubileo l’inaugurazione della Campana, collocata sulla torretta della Villa Giovanna d’Arco a Sanremo, sede della Diocesi, monsignor Suetta ha voluto rendere «il gesto ancora più carico di significato», perché «il Giubileo è tempo di grazia, di riconciliazione e di misericordia. La campana diventa così un segno che affida al cuore misericordioso di Dio ogni vita ferita, ogni dolore nascosto, ogni storia segnata dalla sofferenza». La Campana dei Bimbi non Nati, aggiunge il vescovo, «non parla solo del passato, ma interroga il presente e apre al futuro. Ci ricorda che ogni vita è un dono, che ogni essere umano ha una dignità infinita e che la risposta cristiana alle ferite del mondo passa sempre attraverso l’amore, l’accoglienza e la verità». Il messaggio dei rintocchi ogni sera alle 20 non può essere equivocato, assumendo il significato di un abbraccio nella preghiera che non esclude nessuno: «Affidiamo dunque al Signore, per intercessione dei Santi Innocenti Martiri e di Maria, Madre della Vita, tutti i bambini non nati, le loro famiglie, e l’intera nostra comunità diocesana, perché sappia essere sempre testimone di vita, di speranza e di misericordia».
L’idea di dedicare una campana alla memoria dei bimbi non nati e a far sentire ricordate nella preghiera della Chiesa tutte le persone che soffrono per un aborto è nata in diocesi durante la celebrazione dei “40 Giorni per la Vita” nel 2021-2022 «come segno visibile e duraturo di preghiera, memoria e affidamento – sono sempre parole di Suetta –. Essa nasce dal desiderio di dare voce a chi non ha potuto avere voce, di custodire nel cuore della Chiesa il ricordo dei bambini non nati a causa dell’aborto». La campana è stata «benedetta durante la Veglia di Preghiera per la Giornata della Vita il 5 febbraio 2022 nella Basilica Concattedrale di San Siro in Sanremo». E ora, al termine del Giubileo della Speranza, diventa segno permanente di vita.
Tutto chiaro. Eppure nei giorni successivi ai primi rintocchi sono state numerose le voci che hanno accusato il vescovo di «intrusione insopportabile in una sfera che non riguarda la religione» (Edoardo Verda, consigliere comunale del Pd di Imperia), o di far suonare la campana «contro un diritto delle donne» (Maria Spinosi, ex candidata sindaco per il centrosinistra a Ventimiglia), mentre “Progetto Comune” di Sanremo attacca a testa bassa auspicando che il vescovo «abbia la stessa solerzia nel far risuonare la campana per tutte le vittime minorenni degli abusi sessuali all’interno della Chiesa». Tono aspro scelto anche dal Pd di Sanremo: «Le campane del vescovo non risuonano per ogni bambino che muore ogni giorno in mare al largo della Sicilia, né per le vittime di tragedie come Cutro, dove i bambini morti sono stati 95». Per il consigliere regionale Pd Enrico Ioculano, la campana è «un atto inopportuno e indelicato, che rischia di trasformare un tema complesso e doloroso in uno strumento di colpevolizzazione delle donne», mentre Cristina Carelli, presidente della rete nazionale di centri anti-violenza Di.Re. considera l’iniziativa «paragonabile alla reazione violenta di molti uomini che rifiutano la libertà delle donne».
Tutte parole lontane dallo spirito dell’iniziativa, al quale riconduce ciò che monsignor Suetta ha scritto nella lettera pastorale per la fine del Giubileo «Pane, non pietre»: «Nella nostra epoca, ricca di sensibilità e desiderio di inclusione – scrive il vescovo – cresce la tentazione di chiamare “pane” ciò che in verità è “pietra”: cioè di offrire conforto dove servirebbe conversione, di benedire ciò che ha bisogno di essere sanato, di accogliere senza più distinguere, come se ogni scelta e ogni stile di vita fossero equivalenti. Assistiamo a un rischio crescente: quello di voler dimostrare misericordia senza più proporre il cammino della verità, chiamando “pane” ciò che, per quanto sembri rassicurante, rimane una “pietra”». Oggi «si rischia di separare ciò che Gesù ha tenuto insieme: ci confortiamo con parole morbide che non richiamano alla vita nuova, e confondiamo la misericordia con la rinuncia a proporre il cammino del Vangelo». Per questo Suetta esorta «a implorare dalla misericordia del Padre, per noi stessi e per tutti, luce e grazia per un’autentica conversione del cuore, attento discernimento e coraggioso annuncio della parola divina e liberante di Gesù». La campana che parla di vita, di accoglienza, di verità e di misericordia suona per tutti: ma bisogna volerne ascoltare il suono.

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