Per abortire basta un clic. La campagna choc nel metrò di Parigi
Decine di manifesti nelle stazioni della metropolitana per far conoscere con un QrCode gli indirizzi dove poter abortire. Una iniziativa che fa discutere in un Paese dove gli aborti sono vicini a quota 260mila in un anno (ben oltre un terzo delle nascite). Gli attivisti pro-life: pura propaganda

«Il mio corpo, la mia scelta, i miei indirizzi»: in 130 stazioni della metropolitana di Parigi è comparso in questi giorni un manifesto pubblicitario di grande formato per far conoscere i posti in cui è possibile abortire in Francia. I manifesti spiegano che «professionisti della salute sono a vostra disposizione per accompagnarvi nel vostro percorso di Ivg. Vi aiutiamo a trovarli». Messaggio integrato da un indirizzo web (www.ivglesaddresses.org) e un QrCode che dà accesso a una pagina con un formulario per cercare gli «indirizzi di aborto» più vicini.
In un Paese dove gli aborti nel 2025 sono stati 259.416 (record assoluto nelle serie storiche, con un aumento di oltre 7mila bambini non nati rispetto al 2024 pari al +2,9% e a ben oltre un terzo delle 643.770 nascite) non si capisce che necessità ci sia di una campagna informativa per rendere più diffusa la conoscenza dei posti dove abortire. Ma va anche ricordato che la Francia il 5 marzo 2024 ha inserito nella Costituzione la “libertà di abortire” come diritto fondamentale della Republique con un voto trasversale e a larghissima maggioranza. E dunque l’aborto nel discorso pubblico pare ormai un dato acquisito, con l’intento di sensibilizzare i più giovani che però già registrano tassi di ricorso all’aborto tra i 20 e i 29 anni assai più elevati del resto delle donne in età fertile.
A promuovere la campagna è Revho (Réseau Entre la Ville et l’Hôpital pour l’Orthogénie), rete di strutture sanitarie francesi unite nell’obiettivo di facilitare l’accesso all’aborto e alla contraccezione. Revho cura un database di oltre 2mila tra professionisti e realtà cliniche, agevolmente raggiungibili con il proprio smartphone. Il senso della campagna è proprio far passare che abortire è molto facile, non c’è alcuna barriera: basta un clic.
«Un manifesto colorato, pacifico, per un atto di una violenza inaudita. È propaganda allo stato puro». La denuncia diretta della campagna arriva da Marie-Lys Pellissier, portavoce della Marche Pour la Vie, associazione francese che si batte contro aborto ed eutanasia. «Cosa fa il governo francese – incalza l’esponente pro-life – per sostenere una donna incinta che esita, una donna abbandonata dal suo compagno che non vuole riconoscere il bambino, una donna in precarietà che non sa come accogliere dignitosamente il suo bambino?». La risposta – è l’amara conclusione – è «in questi manifesti», dei quali Pellissier diffonde alcune foto sul suo profilo X. «L’aborto – aggiunge – è presentato come la soluzione. Una soluzione che distrugge tante vite...».
Non sfugge che nel settembre 2025 l’agenzia che gestisce le affissioni nella rete del metrò parigino aveva respinto la richiesta di esporre nelle stazioni manifesti per promuovere il film “Sacré-Coeur, Il suo regno non avrà mai fine”, dedicato alle apparizioni della religiosa francese santa Margherita Maria Alacoque perché il soggetto era stato ritenuto «confessionale e proselitista», incompatibile con il principio di neutralità al quale la società che gestisce la rete ferroviaria urbana Ratp dichiara di volersi attenere. Stessa sorte era stata riservata a una campagna pubblicitaria del quotidiano cattolico online “Tribune Chretienne”. Per la cronaca, “Sacré-Coeur” era poi stato visto nelle sale francesi da oltre mezzo milione di spettatori, facendo registrare uno dei casi cinematografici più clamorosi nella storia recente. Pubblicità o meno.
Alla luce di questi episodi si comprende anche più chiaramente il rilievo di quel che il Papa ha detto durante la sua recente visita apostolica in Francia a proposito della laicità: «Il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede – aveva detto all’Eliseo –, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa». E sulla difesa della vita umana, rivolgendosi ai malati a Lourdes, aveva scandito che «è impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale». Parole che, visto il grande successo della visita, staranno forse scavando nella coscienza dei francesi assai più dei cunicoli della metropolitana di Parigi.
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