Eutanasia per malati psichici, l'ambiguità del Canada
Battaglia in Parlamento sullo scudo per proteggere le persone con disturbi mentali dalla possibilità di essere ammesse alla “assistenza medica per morire” (Maid): bocciata la proposta dell’opposizione, ma il governo liberale promette di intervenire ma senza fare chiarezza su una inquietante “zona grigia”

Una vera battaglia politica s’è scatenata in Canada attorno all’eutanasia per chi soffre di disturbi psichici, con il governo liberale di Mark Carney schierato a difesa della legge federale che dal 2016 ha aperto alla Medical assistance in dying (Maid, acronimo con cui è nota la legge per l’eutanasia) e l’opposizione conservatrice che ha tentato la via parlamentare per proteggere i pazienti psichiatrici dalla sua estensione programmata per il marzo 2027. Con una sentenza del 2019 la Corte costituzionale aveva infatti dichiarato illegittima la limitazione ai malati terminali della legge, estesa due anni dopo in Parlamento con l’esclusione temporanea dei malati psichiatrici con una “moratoria” di due anni, aggiornata poi due volte, sino all’apertura a soggetti depressi e con disagio psichico prevista fra 5 mesi. Contro questa assai preoccupante prospettiva è scesa in campo l’opposizione che ha proposto di fermare per legge l’estensione dell’eutanasia.
Il 7 ottobre il Parlamento di Ottawa ha però respinto con 187 voti contrari e 141 favorevoli (il partito conservatore saldato con la sinistra dell’Ndp i Verdi) il disegno di legge C-218 presentato dalla deputata del British Columbia Tamara Jansen, che avrebbe modificato il Codice penale introducendo uno “scudo” per escludere i disturbi psichici dalle cause previste dalla Maid per accedere alla morte volontaria a cura dello Stato. Visti i numeri in Parlamento, e lo storico sostegno all’eutanasia dei liberali guidati dapprima dall’ex premier Justin Trudeau e ora dal suo successore Carney, il voto nella capitale non è stato una sorpresa. Ma a risultare determinante per l’esito finale è stato l’annuncio in extremis da parte del ministro della Giustizia Sean Fraser di un progetto di legge – ancora da presentare – per tutelare i malati psichiatrici escludendo le loro patologie come cause esclusive per chiedere l’eutanasia. Impegno e formulazione talmente generica da non rassicurare chi ha a cuore le persone più fragili.
Nel giugno scorso nel giugno 2026 il Comitato parlamentare speciale sulla Maid aveva chiesto che il governo intervenisse in modo definitivo a tutela delle persone con fragilità psichiche. Invito caduto nel vuoto, che ha spinto l’opposizione a muoversi per suo conto salvo strappare in extremis la generica promessa di una legge d’iniziativa della maggioranza, motivata – secondo il ministro – dalla mancanza di unanimità tra i medici sulla “irreversibilità” delle patologie psichiatriche (una delle condizioni poste per accedere all’eutanasia) e dalla insufficiente distribuzione dei servizi di salute mentale nel Paese. Tuttavia all’interno del disegno di legge nel quale si esclude il disturbo psichico dalle cause esclusive di Maid (ovvero, può essere comunque una concausa insieme ad altre motivazioni) potrebbe essere inclusa anche lpa dichiarazione anticipata per ottenere l’eutanasia nel momento in cui una demenza dovesse togliere la capacità attuale di chiederla. Una “prenotazione di eutanasia” per degenerazioni cognitive che lascia presagire scenari assai preoccupanti.
Nel 2024 il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (Crpd) aveva condannato il Canada per aver introdotto nella prassi la possibilità di ottenere l’eutanasia anche a malati non terminali, tra i quali persone con disabilità o problemi mentali e neurologici, spesso derivanti da povertà, marginalità e abbandono sociale. Una zona grigia sulla quale il governo canadese non sembra ancora intenzionato a fare chiarezza.
Intanto secondo le ultime stime i morti per eutanasia in Canada avrebbero superato le 100mila unità dall’entrata in vigore della legge 10 anni fa, con un’incidenza del 5% sul totale annuo delle cause di morte. E il trend di crescita non sembra proprio destinato ad arrestarsi. Anzi.
Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita di “è vita”: clicca qui.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





