Diritto alla vita: perché l’Europa è inquieta (e il dialogo così difficile)

Parlare di aborto non solo nei termini di “diritto” indiscutibile non è mai stato facile, ma ora le cose si stanno complicando, e non soltanto in Italia. Un irrigidimento culturale che impedisce di vedere cosa sappiamo della vita prenatale. E cosa ci dicono le donne che vorrebbero diventare madri
Google preferred source
October 5, 2026
Diritto alla vita: perché l’Europa è inquieta (e il dialogo così difficile)
Il Parlamento europeo di Strasburgo, uno dei simboli dell'Unione Europea / ANSA
C’è un’inquietudine che attraversa il continente europeo: anche se è molta la fatica per tenere aperto un dialogo autentico, libero e privo di pregiudizi ideologici sul tema dell’aborto o, meglio, sul diritto alla vita e sulla tutela reale della maternità durante la gravidanza, il dibattito non è chiuso. Non si tratta soltanto di una questione italiana e neanche europea. Si tratta di una «questione epocale e planetaria» come diceva Carlo Casini. Infatti, se si allarga lo sguardo oltre i nostri confini, si nota una dinamica comune volta a blindare il tema, a trasformare l’interruzione volontaria di gravidanza (eufemismo per non parlare di aborto) in un “diritto assoluto” intoccabile, indiscutibile.
Un fenomeno che, parallelamente, rischia di stendere una pesante “congiura del silenzio” sulla domanda fondamentale – «è o non è uno di noi?» – portando alla sottovalutazione di una reale tutela della relazione madre-figlio durante quella condizione specialissima e unica chiamata gravidanza: la prima relazione, la prima alleanza tra due esseri umani, la prima accoglienza, l’abbraccio più intimo, stretto e duraturo che esista.
I casi recenti raccontano con chiarezza questa “censura”. Si pensi all’Inghilterra e al Galles che hanno visto riforme legislative che mirano a delimitare gli spazi di presenza “pro life” o di offerta di aiuto all’esterno delle cliniche (le cosiddette buffer zones). Si pensi alla Francia, che ha compiuto la scelta ideologica di inserire il diritto all’aborto direttamente nella propria Costituzione e alla narrazione prevalente che presenta tale inserimento come ormai definitivamente “digerito”, risolto, consegnato a uno pseudo “progresso civile”. Si pensi alla proposta “My voice, my choice” sull’aborto transfrontaliero.
È il paradosso di un’Europa che si proclama tempio dei diritti e della libertà e che poi non solo misconosce l’essere umano nella fase più giovane della sua esistenza come soggetto titolare del diritto alla vita, ma tende anche a restringere il perimetro del pensabile, etichettando ogni riserva etica o antropologica come un nostalgico arretramento. Eppure, in realtà l’impegno per la vita (per usare una facile e sintetica espressione) compreso nella sua genuina verità, ben argomentato, avallato da straordinarie testimonianze di accoglienza, è quanto di più all’avanguardia ci possa essere.
Eppure, proprio in questi contesti apparentemente monolitici risuonano provocazioni capaci di incrinare le certezze: le parole dei Pontefici – e la recentissima presenza di papa Leone in Francia – ricordano costantemente che l’uguale dignità della vita umana dal concepimento è un argomento tutt’altro che archiviabile, né è un tema su cui l’autentica coscienza civile europea possa mettere una pietra sopra. Eppure, nel 2013 gli oltre due milioni di cittadini europei che firmarono l’Iniziativa dei cittadini europei “Uno di Noi”, chiesero semplicemente all’Europa di riaffermare la propria vocazione: costruire la pace mettendo nel cuore del “vecchio continente” il riconoscimento del valore incommensurabile di ogni uomo a partire da «colui che apparentemente è il più insignificante» (come si legge in una sentenza costituzionale tedesca del 1975 in tema di aborto). Quel grido popolare è stato un atto di profondo amore verso l’Europa che risuona ancora oggi nella Federazione europea One of Us.
L’inquietudine dell’Europa sul diritto alla vita offre il fianco alla speranza che nasce prima di tutto dall’esperienza umana reale, quella che si incontra stando concretamente dalla parte delle madri e dei loro figli in grembo. Le ideologie astratte – comprese quelle che oggi appaiono “vincenti” e indiscutibili nei parlamenti e sui media – svelano la loro fragilità quando entrano in contatto con la vita vera. Quando si incontra una donna di fronte a una gravidanza inaspettata o difficile, ciò che emerge quasi mai è una rivendicazione ideologica, bensì una richiesta di aiuto, un senso di solitudine da dissipare, spesso una pressione ambientale economica, affettiva, sociale. Mettersi al fianco delle madri significa scoprire che molte “scelte” sono “libere” solo in apparenza perché in realtà nascondono mancanza di alternative affidabili, concrete. In diverse parti d’Europa esistono già movimenti, centri di aiuto alla vita, associazioni giovanili e reti di volontariato che rifiutano la rassegnazione. Fare rete oltre i confini nazionali permette di condividere buone pratiche, sostenere iniziative di informazione trasparente e fare massa critica per rivendicare un fatto elementare: sostenere una donna affinché non sia costretta ad abortire è la più alta forma di tutela della sua libertà.
Tenere aperto lo spazio del dibattito significa continuare a porre domande scomode, mostrare la bellezza dell’accoglienza e testimoniare che nessuna donna dovrebbe mai sentirsi sola al punto da considerare la fine di una vita nascente come l’unica via d’uscita. È proprio da questo incontro umano con le madri, moltiplicato dalle connessioni tra persone e realtà di tutto il continente, che può nascere un’Europa capace di guardare al futuro con vera umanità. Non dobbiamo cedere alla rassegnazione né al pessimismo. Il nostro compito non è giudicare le persone o scagliare la verità come fosse un’arma contundente, ma dialogare con la forza della ragione, offrire risposte concrete alle donne e alle famiglie in difficoltà attraverso la rete dei Centri di Aiuto alla Vita e i servizi ad essi collegati – in primis Sos Vita e Progetto Gemma – e mostrare che un’Europa capace di accogliere la vita è un’Europa più giovane, più giusta, più umana, più civile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire